“La Sicilia è stata trascinata dentro un baratro del quale i siciliani non hanno ancora piena contezza: il 2013 e il 2014 saranno anni tragici per una terra che ha un bilancio regionale con un ‘bucò non ancora quantificabile e con comuni in condizioni di default. È una Sicilia stremata che va incontro a stagioni pesantissime e che non potrà cambiare se prima non si dice chi è stato a ridurla così, cosa ha fatto, perchè l’ha sfregiata, chi ha consentito che questo accadesse”. A Siracusa il leader di Sinistra e libertà Nichi Vendola è intervenuto per dare sostegno alla candidatura di Giovanna Marano alla carica di governatore regionale.

“Per noi è molto importante che la nostra coalizione provi a dire la verità in una terra nella quale anche la verità è sottoposta a censura e ipoteca”, ha aggiunto Vendola. “Cambiare significa, ad esempio, dire la verità su Termini Imerese – ha proseguito-, dire la verità su una generazione che è una specie di vuoto a perdere, che non ha prospettive di futuro in un’Italia in cui lunedì, siccome pioverà, ciò determina l’allarme della Protezione civile e ricordiamo tutti quel che è accaduto qualche anno fa dalle parti di Messina per un pò di pioggia”.


“Un’alleanza per essere portatrice di reale cambiamento ha bisogno, innanzitutto, di mettere al bando i gattopardi, quelli per i quali tutto deve cambiare purchè non cambi nulla. Noi desideriamo ricostruire un rapporto con le forze democratiche e di progresso in Sicilia. Il problema è capire quale sia il recinto di un’alleanza per poter rompere, efficacemente e concretamente, con una storia maledetta, che tende a ripetersi continuamente, sempre nascosta dalla finta innovazione di chi si presenta come il nuovo”.

“La Sicilia – ha concluso – è stata spolpata viva da coloro che dovrebbero essere messi al bando da questa terra e che, invece, in qualche maniera attraversano le coalizioni potenti perchè chiunque vinca devono vincere sempre loro”.

Dal Messina, poi, ha rincarato al dose: “Il Pd qui ha perso un’occasione a non appoggiare Claudio Fava e poi Giovanna Marano, io sono onorato di dar loro una mano in questa sfida difficile. D’altronde – ha proseguito Vendola – da un lato c’è Nellino Musumeci e le antiche storie della Catania dei cavalieri del lavoro e del neo fascismo. Dall’altro c’è l’incubo siciliano chiamato sogno siciliano: Gianfranco Miccichè, uno dei  costruttori scientifici della devastazione della Sicilia. Poi c’è Rosario Crocetta e la sua spudorata alleanza con pezzi di Sicilia che sono la ragione del degrado dell’Isola”.

“Il Pd ha sbagliato. Non si poteva essere con il cambiamento, condividendo la responsabilità di tenere in piedi il governo siciliano di Raffaele Lombardo, che è l’evoluzione della specie cuffariana. È stato un delitto sfregiare ciò che resta della Sicilia, una terra del tutto devastata, spolpata, disossata, portata dentro una voragine, un buco nero la cui entità economico finanziaria ancora non è valutabile”.

“Qui l’alleanza – ha osservato – non può non partire che da paletti molto precisi e parole d’ordine che non possono essere bugiarde o suonare false. Quante volte la Sicilia ha ceduto al canto delle sirene di finti cambiamenti? Si tratta di un copione talmente ben descritto nel Gattopardo che alla fine sembra sia una specie di sortilegio, di maledizione, per cui si finisce sempre dentro un cambiamento che serve per modificare la superficie e lasciare intatta la struttura del potere. È un potere verminoso che offende le persone, piega i diritti, trasforma la società in mercato e i cittadini in clienti. È quello che abbiamo visto nel contesto mafioso è gravissimo, ma è gravissima anche la degradazione della politica a compravendita delle persone”.

“Quello di Susanna Camusso, che parteciperà a un incontro elettorale del candidato a governatore della Sicilia Rosario Crocetta, è un gesto molto inelegante. Penso che sia mancato il senso dell’opportunità in questa scelta”. Crocetta è sostenuto da Pd, Udc, Api e Psi. Il partito di Vendola, insieme a Idv, Verdi e Federazione della sinistra candida la sindacalista della Cgil Giovanna Marano.

“Per me l’Udc non va bene nè in Sicilia, nè a Roma, nè altrove. Non è un pregiudizio su Casini ma un giudizio su Casini. L’Udc è una forza che sui diritti sociali e di libertà ha posizioni alternative alle nostre. Altro che agenda Monti. L’Udc in Sicilia è un nome impronunciabile che ricorda brutte storie del passato. Andiamo con la Sicilia che ha rappresentato non la chiacchiera antimafia, ma la pratica antimafia”.

La risposta di Casini arriva stretto giro di posta su Twitter: “Anche oggi Vendola insulta me e le mie idee. Non rispondo. Deve essere chiaro a tutti chi è colui che si propone di governare il Paese”.