“I rimborsi elettorali non sono automatici, bisogna chiederli. La nuova normativa è chiara (96/2012): per ottenere il denaro pubblico bisogna fare un’esplicita richiesta ‘entro il trentesimo giorno successivo alla data delle elezionì. Se non la si fa, non si riceve un euro” afferma in merito alla manifestazione del Movimento 5 Stelle inscenata per restituire i rimborsi elettorali davanti a Palazzo dei Normanni a Palermo la coordinatrice nazionale dei Club di Grande Sud Costanza Castello, che sottolinea: “Non serve, pertanto, alcuna lettera di rinuncia. Non si scrive una missiva per confermare di volersi avvalere di un diritto. Lo si esercita e basta”.
Castello però si chiede se Il Movimento 5 Stelle “dispone di un atto costitutivo e di uno statuto, redatti sotto forma di atto pubblicò, indispensabili per accedere ai finanziamenti ai quali loro vorrebbero rinunciare” e se lo Statuto “è conformato a principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti” affermando che “cronache alla mano sembrerebbe che il Movimento 5 Stelle non brilli tanto nel rispetto delle minoranze interne”.
“Qualora i quesiti precedenti ricevano una risposta positiva e documentabile – conclude Castello – consigliamo al Movimento di Grillo di scegliere un’ottima società di revisione dei conti che, sempre in ottemperanza della legge 96/2012, deve certificare i loro bilanci, al fine di dimostrare, carte alla mano, di aver speso solamente 25.000 euro per la campagna elettorale in Sicilia”.
I grillini rinunciano ai rimborsi elettorali delle regionali, ma sbagliano a fare i conti. Così durante la manifestazione simbolica organizzata stamattina a Palermo, davanti al Palazzo dell’Assemblea regionale, hanno preferito non mostrare ai cronisti, accorsi in massa, la gigantografia dell’assegno con l’importo del rimborso che riportava la cifra errata di 1,426 milioni di euro. Solo qualche fotografo giunto prima degli altri ha potuto immortalare l’assegno gigante, poi i deputati del Movimento Cinque Stelle lo hanno messo via.
L’ammontare esatto del rimborso, che i cinquestelle hanno deciso di lasciare al Tesoro, è di circa 800 mila euro. Al di là dell’errore di calcolo, il Movimento ha mantenuto l’impegno di rinunciare al rimborso pubblico. “La presentazione di un ddl per tagliare gli stipendi ai parlamentari sarà il nostro primo atto, ma temo che farà la fine del porco, una fine scontata”. Così il portavoce del M5S Giancarlo Cancelleri ha risposto ai cronisti a Palazzo dei Normanni, a Palermo.
“Il vero atto rivoluzionario è avere già rinunciato allo stipendio – ha aggiunto Cancelleri -. La ragioneria sta verificando in che modo è possibile restituire queste somme. Proporremo di prevedere un capitolo di spesa, dove far confluire questi soldi per farli ritornare ai cittadini”.
“Chiediamo da tempo ai partiti di rinunciare a questi soldi e oggi lanciamo la campagna “No ai rimborsi alla casta, sì ai rimborsi ai siciliani” afferma il segretario nazionale del Codacons Francesco Tanasi. L’Associazione inoltre chiede al nuovo presidente della Regione di “non ammettere in giunta parlamentari esponenti di partiti che non rinunceranno ai rimborsi”.
“Siamo fermamente convinti, infatti – dice Tanasi – che ogni regione dovrebbe poter gestire in favore dei cittadini i fondi che i partiti non hanno riscosso come rimborso elettorale. Il denaro non solo dovrebbe rimanere nel territorio, ma dovrebbe essere vincolato ad azioni di spesa in favore dei siciliani: opere pubbliche o aiuti a chi non riesce ad arrivare fine mese, comunque dei fondi in favore della collettività e non, per una volta, l’ennesimo privilegio della casta”.















