Si preannuncia un anno scolastico caldo sul fronte della refezione scolastica per i ragazzi delle scuole materne ed elementari di Canicattì. Il servizio, infatti, negli istituti della città rischia di saltare o se sarà possibile salvarlo in extremis farlo partire non prima del prossimo mese di febbraio. Si tratterebbe di un problema che oltre a comportare disagi per le famiglie ed i bambini in più tenera età interessa anche gli addetti ai lavori.

Ci sarebbe la possibilità, infatti, di licenziare almeno una dozzina di operatori che nei vari plessi garantiscono l’assistenza agli alunni ed al personale docente. Se da un lato verrebbe meno un servizio agli alunni, dall’altro tanti lavoratori si ritroverebbero nuovamente senza occupazione. I problemi che rischiano di non far partire il servizio, sono legati alla drastica riduzione dei trasferimenti regionali. Inoltre, dipende anche dalle ristrettezze del bilancio comunale appena approvato che non ha margini di operatività e sempre meno risorse da giostrare.


La speranza resta quella che attraverso le pieghe dello strumento finanziario, le manovre di assestamento e soprattutto il conto consuntivo ed il nuovo bilancio di previsione 2013 si riescano ad individuare risorse da dirottare verso questo servizio. Su questo sta lavorando la giunta municipale che assicura di fare tutto il possibile per continuare il servizio a favore dei bambini. “La giunta Corbo farà di tutto per cercare di mantenere il servizio di mensa scolastica – ha spiegato l’assessore Giuseppe Ferrante Bannera – anche se le difficoltà sono notevoli. Saremo i primi a ridurci le indennità di carica ma so che anche i consiglieri sono pronti a dare il loro segnale e contributo. Non resteranno fuori da questa politica di riduzione della spesa i dirigenti comunali ma per loro – ha concluso l’amministratore -bisognerà aspettare il prossimo anno”.

Intanto ci si chiede se aumentando la quota di compartecipazione delle famiglie potrebbe servire a non fermare il servizio.. In particolare oggi, chi ha un reddito dimostrabile da zero a cinquemila euro pagherà soltanto 50 centesimi a pasto. Sale invece a un euro la quota da versare a pasto se si ha un reddito compreso da cinquemila a diecimila euro. Da diecimila a venticinquemila invece si dovrà pagare un euro e cinquanta centesimi. Infine oltre i venticinque mila euro la quota da versare sarà di un euro e ottanta centesimi. In sostanza l’amministrazione comunale garantisce per ogni singolo studente il 25% complessivo del costo del servizio. Ma i genitori non sono d’accordo.

Fonte:Carmelo Vella