La crisi economica investe in maniera determinante anche il settore del commercio in città. Infatti, secondo i dati forniti dall’ufficio Suap, diretto da Diego Puleri, i primi dieci mesi del 2012 hanno visto visto la chiusura di diversi esercizi commerciali i cui proprietari hanno riconsegnato la licenza che in precedenza era stata loro rilasciata dal Comune.

L’unico settore che per il momento resiste è quello dei bar e delle caffetterie. Su 16 bar aperti durante l’anno in corso soltanto 7 hanno cessato l’attività, secondo i dati ufficiali forniti dal Comune. È andata un peggio tra coloro i quali avevano deciso di avviare un ristorante o una pizzeria. I dati parlano chiaro: sette punti di ristorazione hanno aperto, ma cinque hanno chiuso. Ma quello che preoccupa è il settore del commercio a posto fisso.


Su questo fronte nel corso del 2012 il Comune ha autorizzato l’apertura di 77 esercenti ma contemporaneamente hanno deciso di smettere la propria attività in 61. Da questa crisi che stiamo vivendo non ne vengono fuori nemmeno gli esercizi commerciali gestiti da gente proveniente dalla Cina da sempre, considerati coloro i quali riuscivano a fare affari vendendo a prezzi bassi e scontati un po’ di tutto. Nel 2012 i negozi made in China che hanno cessato la propria attività in città sono stati ben 10 mentre hanno aperto i battenti 8 esercizi commerciali. Scorrendo i dati dell’ufficio Suap si nota ancora che anche le autorizzazioni nel settore del commercio a posto fisso, definito ambulanti di categoria B si sono avute delle perdite. Su ventitré autorizzazioni rilasciate ad ambulanti 18 hanno deciso di restituire la propria licenza commerciale.

Per quanto concerne invece gli ambulanti di tipo C, cioè i venditori itineranti, su ventuno autorizzazioni rilasciate dall’amministrazione comunale di Canicattì, in venti hanno restituito la licenza al Comune. I dati sono aggiornati al 10 di novembre e potrebbero comunque variare anche perché alla conclusione del 2012 manca ormai più di un mese e mezzo. Dunque anche Canicattì, un tempo polo commerciale tra i più importanti della Sicilia risente della crisi economica.

Le previsioni, non sono certamente delle più rosee anche perché chi ha quei pochi soldi ormai da investire preferisce tenerli al sicuro in attesa di tempi migliori e che si possa tornare ad una tranquillità economica che attualmente purtroppo manca ed anzi si aggrava coinvolgendo altri settori trainanti dell’economia locale come ad esempio l’agricoltura ed il comparto dell’uva da tavola che ha fatto registrare perdite che sfiorano i 10 milioni di euro.

Fonte: Carmelo Vella