Vedersi negato un diritto garantito dalla legge. È accaduto a una giovane coppia a Catania, che in seguito alla rottura del preservativo non è riuscita a ottenere la pillola del giorno dopo, causa la sola ed esclusiva presenza di medici obiettori di coscienza dentro e fuori l’ospedale. A raccontare la storia è il Movimento difesa del cittadino (Mdc): “Siamo indignati. Invitiamo il ministro della Salute e il nuovo presidente della Regione siciliana Crocetta, a cui invieremo un dossier circostanziato, a fare chiarezza e intervenire: la legge deve essere rispettata e la sanzione e la pena adeguate alla norma violata”.
Secondo quanto stabilito dalla legge 194, ricorda Mdc, il medico è obbligato a prescrivere l’anticoncezionale di emergenza poichè non si tratta di un farmaco abortivo. E in caso di obiezione di coscienza la struttura sanitaria deve consentire la prescrizione anche provvedendo a mobilità il personale obiettore. I giovani si sono prima rivolti all’ospedale più vicino – ricostruisce Mdc – scoprendolo clamorosamente sprovvisto di una guardia medica, per poi recarsi al pronto soccorso, all’Urp, al consultorio e infine al padiglione di ginecologia, per ricevere la seguente risposta: “Noi qui non prescriviamo la pillola del giorno dopo, siamo obiettori e praticamente tutti i medici qui a Catania sono obiettori. Ci doveva pensare prima”.
Così cinque ore vengono spese dalla coppia, cinque ore che in questi casi possono rivelarsi di fondamentale importanza, sottolinea l’associazione, che commenta: “È un diritto del medico aderire a un proprio credo, ma riteniamo che il diritto del cittadino di essere assistito, stabilito e riaffermato dall’emanazione di una legge, vada rispettato. Perciò è un obbligo della struttura sanitaria mettere a disposizione almeno un medico non obiettore o quanto meno che prescriva ugualmente il farmaco richiesto. Di fatto la pillola non costituisce un tentativo di aborto, un atteggiamento simile va identificato come un’omissione di soccorso. Inoltre è gravissimo che a Catania sono presenti solo tre medici non obiettori, come in molte altre realtà italiane”.












