Un pubblico attento ha seguito la relazione che ieri ha tenuto, a Canicattì, Salvatore Immordino, commissario del Banco di Credito Cooperativo San Francesco, nella sala convegni di Palazzo Stella, su invito della Fondazione Guarino Amella e del Lions Club Canicattì Host.

Giuseppe Gentile, segretario della Fondazione Giovanni Guarino Amella ha presentato il relatore al pubblico presente sottolineandone le più significative tappe della sua carriera professionale cominciata proprio a Canicattì, in una Banca locale che fu poi incorporata dal Sanpaolo di Torino.


Immordino è stato direttore di importanti filiali siciliane del Sanpaolo. Dopo una formativa esperienza professionale vissuta presso la direzione della banca nella regione Puglia, è stato nominato capo dell’Area Sicilia del Sanpaolo, oggi Intesa Sanpaolo, unico siciliano chiamato da quella banca a tale prestigiosissimo incarico.

Successivamente è stato nominato direttore generale della Banca dell’Adriatico, del gruppo Intesa Sanpaolo.

Pochi mesi fa Immordino è stato nominato commissario della Cassa Rurale canicattinese con decreto ministeriale, su proposta della Banca d’Italia.

“Dalla crisi alla speranza” è stato il tema della sua relazione . I dati presi in esame sono quelli più recenti presentati in Banca d’Italia qualche giorno fa.

Il quadro dell’economia siciliana emerso dall’esame dei dati è preoccupante, poiché esso registra sensibili flessioni nei diversi settori produttivi: industria, edilizia, commercio, mentre la disoccupazione cresce con velocità preoccupante.

Il settore che sembra star meglio è quello dell’esportazione che, però, va rimodulato verso livelli più modesti se da esso si estrapola il settore degli idrocarburi del polo siracusano ed il settore farmaceutico.

I fattori di crescita, sostiene Immordino, sono da ricercare nell’inderogabile necessità di modernizzare i processi produttivi anche attraverso l’introduzione, sempre crescente, di soluzioni tecnologiche per meglio fronteggiare il mercato mondiale. La stabilità governativa e l’approvazione di riforme fondamentali alla modernizzazione dei settori pubblici e di quelli privati sono alla base di un organico ed intelligente sviluppo dell’economia.

Il fattore umano, poi, è alla base di qualsiasi forma di progresso e di sviluppo di un popolo. Esso non va disgiunto dai principi etici che stanno alla base di qualsiasi processo produttivo.

Fattore umano, riforme ed introduzione della tecnologia sono gli elementi di crescita e, per questo, costituiscono la speranza per l’uscita dal tunnel della crisi. Crisi che, ha sottolineato Immordino, non è soltanto dell’Italia, ma investe il mondo occidentale in misura che alza enormemente il livello della pur legittima preoccupazione.

Chi ha investito in tecnologie e in risorse umane acquisendo conoscenza, chi è riuscito a riorganizzare i processi produttivi delle proprie aziende, oggi è protagonista dello sviluppo economico dei propri territori e riesce ad imporre la propria leadership sui mercati mondiali

La conoscenza e la fantasia creativa sono le armi vincenti che serviranno ai giovani per combattere e superare i momenti di crisi. I Club services, le associazioni di volontariato, le scuole di formazione non possono essere estranee allo sviluppo. Ma anche e soprattutto le pubbliche amministrazioni non possono non prendere attiva parte allo sviluppo produttivo, anche quando esso viene determinato e promosso dai privati. Occorre che le amministrazioni comunali stabiliscano le priorità dei propri interventi privilegiando ciò che produce ricchezza e che serve a favorire processi di occupazione e di miglioramento del lavoro.

Chi è padrone di conoscenza non conoscerà crisi, ha detto Immordino, perché è il sapere l’elemento che trainerà il futuro dei popoli.

Il dibattito che ne è seguito è stato di ottimo livello per la partecipazione di molti professionisti e imprenditori i quali hanno formulato intelligenti domande e proposto significative riflessioni.

Sul Banco di Credito Cooperativo di Canicattì, di cui Immordino è attualmente commissario, nulla è stato detto dal relatore ad eccezione del manifestato impegno personale per una felice soluzione del momento di criticità in cui si trova l’Azienda al fine, non soltanto di salvaguardare il lavoro dei cento dipendenti, ma anche perché la città possa continuare ad essere sede di una propria Banca che, come nel caso del banco di Credito Cooperativo San Francesco, è parte integrante della vita economica e sociale della città.

Alla fine, il saluto di Giovanni Tesè, presidente del Lions Club Canicattì Host, ha concluso i lavori con la promessa di un prossimo incontro con i giovani e con la promozione di importanti momenti di partecipazione giovanile al processo di formazione dello sviluppo della propria città.