Grillo propone il “modello Sicilia” in Parlamento. In piena bagarre post-voto per l’ingovernabilità al Senato dove non c’è una maggioranza, il leader ‘cinquestellè suggerisce lo schema adottato all’Assemblea regionale siciliana, come possibile via d’uscita all’impasse, ipotesi caldeggiata dal governatore della Regione, Rosario Crocetta: “Io già il dialogo l’ho aperto”.

“Il modello è meravigliosò, chiosa il comico genovese, che in questo modo tiene aperta la porta a un’alleanza col centrosinistra di Bersani, anche se non “formale”. In Sicilia, dove il M5S è ormai il primo partito con oltre il 30%, i 15 deputati grillini, secondo gruppo all’Assemblea, finora hanno votato i singoli provvedimenti giunti in aula. Fuori dal governo e dalla maggioranza che lo sostiene (Pd e Udc), i parlamentari, che ogni mese restituiscono all’Ars il 70% dell’indennità (andrà ad alimentare un fondo per il microcredito concordato col governo Crocetta e inserito in una norma della legge di stabilità che sarà votata entro aprile), mantengono un equidistanza anche dagli altri gruppi d’opposizione.


Così mentre Pdl, Mpa e Pid spesso lasciano l’aula o votano contro gli atti del governo, i ‘cinquestellè in più di una occasione hanno condiviso le proposte del governo Crocetta e della maggioranza. È stato proprio grazie a una intesa con i grillini che Crocetta, all’inizio della legislatura, riuscì a far saltare l’accordo che Udc e Pd avevano preso col Pdl per la vice presidenza vicaria dell’Ars, poi andata al ‘grillinò Antonio Venturino, grazie ai voti dei deputati della lista Crocetta. Mossa che poi consentì al M5S di avere anche la presidenza della commissione Ambiente, col beneplacito di Crocetta.

Il dialogo è poi proseguito su altri fronti: come per la mozione ‘No Muos’ (il sistema satellitare degli Usa a Niscemi) proposta dal Pd e votata dai ‘grillinì in prima linea contro il radar e per il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), votato dai ‘cinquestellè dopo avere incassato l’impegno del governo a revocare le autorizzazioni al Muos. Un dialogo sempre aperto, quello tra governo e M5S, ma sul filo. Il prossimo banco di prova si preannuncia già complicato: all’Ars domani comincia l’iter della riforma delle Province regionali.

Il governo vuol mantenerle riducendo il numero di assessori, consiglieri e indennità, mentre i cinquestelle vogliono abolirle, tant’è che hanno già deciso di non presentare candidati al rinnovo, previsto in primavera. “I politici non hanno capito che questo non è un movimento di protesta, ma di proposta”, dice Riccardo Nuti, primo degli eletti alla Camera per la Sicilia occidentale. Che esalta il Modello Sicilia.

“Cercheremo di costringere il Parlamento a lavorare su fatti concreti – aggiunge – I nostri deputati all’Ars hanno dimostrato con i fatti che con la determinatezza si possono centrare importanti traguardi. Opereremo inoltre senza alcun preconcetto: se le proposte degli altri schieramenti saranno buone troveranno sempre il nostro consenso”. Per Francesco Campanella, primo dei sei senatori eletti in Sicilia, si deve legiferare sulle reali necessità della gente, “basta con i provvedimenti che prevedono lacrime e sangue per i cittadini e bagordi per i politici ed i loro amici”. E come in Sicilia “noi taglieremo i nostri emolumenti e ci batteremo perché lo facciano anche gli altri parlamentari, per restituire questi fondi alla collettività, insieme ai rimborsi elettorali”.

Il giorno dopo il voto, con uno scenario politico tutto da decifrare, Silvio Berlusconi invita tutte le forze al dialogo per il bene dell’Italia. “Credo tutti dobbiamo riflettere su cosa fare”, ha detto il leader Pdl ospite di Maurizio Belpietro a “La telefonata” su Canale 5 commentando i risultati elettorali e una possibile intesa con il Pd. “La riflessione prenderà qualche tempo. Per il bene del Paese tutti devono acconciarsi a fare qualche sacrificio – aggiunge Berlusconi -: però credo che quest’Italia non possa non essere governata. Io sono tranquillo, ho la coscienza a posto”.

Il Cavaliere respinge l’ipotesi di tornare a votare (“Non credo che sia utile in questa situazione”) e non si dice preoccupato dalle reazioni negative dei mercati borsistici il giorno dopo le elezioni “Sono indipendenti e un pò matti – spiega -. Abbiamo vissuto per tutti questi anni senza lo spread. Ne abbiamo sempre fatto a meno continuiamo a farne a meno. Lasciamolo stare, non confondiamoci con la Germania”.  Sui risultati di ieri, osserva Berlusconi, “ero abbastanza sicuro e se non ci fosse stato Giannino avremmo vinto alla Camera. Un dato positivo comunque lo abbiamo avuto: non entrano in Parlamento Di Pietro, Fini e Ingroia”. E aggiunge: “Non esistono elementi per poter sospettare di brogli. Non sono al corrente di nulla”.

Berlusconi ricorda: “L’unico che ha portato avanti in questa campagna elettorale dei programmi sono stato io, con il programma di crescita e di sviluppo e meno tasse sia sulle imprese che sulle famiglie. Degli altri invece non mi ricordo idee o programmi se non la contrapposizione nei confronti dei partiti e delle persone”. È possibile un’intesa adesso con Mario Monti? “Penso di no perchè con la politica dell’austerità ha aumentato il debito, la disoccupazione e fatto chiudere le imprese”, risponde il Cavaliere che boccia la campagna elettorale appena conclusa: “Lo spettacolo della politica in questi ultimi mesi è stato veramente deteriore. I vari scandali sono stati disgustosi. È stato molto negativo lo spettacolo che hanno dato tutte le televisioni con le contrapposizioni tra i vari protagonisti della politica che si sono affrontati dando luogo a delle risse che era difficilissimo guardare. I giornali hanno fatto la loro parte”.

E la gente, aggiunge il Cavaliere, “ha pensato di vedere in Grillo qualcuno che mandava a casa tutti quanti e invece con questi risultati ha dato una mano alla sinistra e non ha mandato a casa nessuno”. Poi il leader Pdl torna a punzecchiare il Centro: “Mantengo le promesse. Avevo detto che mi sarei ubriacato se non avesse superato il 10 per cento. Visto che lo ha passato appena per uno 0,6 per cento, regalerò le bottiglie”.

“La prima parola tocca a noi che pur senza vincere siamo arrivati primi”. È il punto fermo messo da Pier Luigi Bersani nella conferenza stampa all’indomani della chiusura dei seggi delle Politiche. L’idea di un confronto avanzata da Silvio Berlusconi? “Non so confronto cosa voglia dire”, replica Bersani. “Quando saremo in Parlamento ci confronteremo”. Per il segretario del Pd un tale “accorgimento diplomatico-politico” non corrisponde “a quella esigenza di novità” uscita dalle urne: “Adesso si discute di cosa fare per questo Paese, che non credo tolleri balletti di diplomazia politica. Quindi si riposassero su questo”.

Bersani registra la “enorme novità” di queste elezioni, su cui hanno influito la crisi e le ricette “targate solo sull’austerità”. “Il problema ha nettamente sopravanzato le nostre ricette”, riconosce Bersani. Ora, però, c’è da “prendere atto con semplicità, consapevolezza e umiltà di quello che viene fuori da questo appuntamento elettorale”, ovvero “la volontà di essere utili al nostro Paese”. Quanto al Pdl, dice Bersani, “il bicchiere va letto dai due lati”: “Non è che siamo noi il problema, noi siamo stati un punto di tenuta in questo momento. Se non avessimo fatto quel che abbiamo fatto sarebbe una situazione ancora più complicata”. Per quanto monca, la vittoria c’è”, per questo “la prima parola necessariamente tocca a noi”.

Per il segretario Pd “certamente questa cosa non sarebbe avvenuta in altri Paesi. Negli Stati Uniti, in Inghilterra o in Francia un voto del genere avrebbe consentito comunque un meccanismo di governabilità. Da noi non è così e si capirà da questo chi ha voluto impedire riforma elettorale, non certo noi”. Rivolgendosi al Movimento5Stelle, primo partito alla Camera, Grillo dice: “Fin qui ha detto tutti a casa, ora ci sono anche loro. O vanno a casa anche loro o dicono anche loro cosa vogliono fare per questo Paese, che è anche il loro”. Il leader dei democrat assicura: “Non predisporremo diplomazie con questo o quello, la nostra intenzione sarà di proporre, per quel che toccherà a noi, proporre punti fondamentali di cambiamento, un programma essenziale da rivolgere al Parlamento”.

I punti saranno: “riforma delle istituzioni, riforma della politica, a partire da una nuova legge sui partiti, moralità pubblica e privata, difesa dei ceti più esposti alla crisi, impegno per una nuova politica europea per il lavoro”. Questa la logica: “no a discorsi a tavolino sulle alleanze” ma vedere “quel che c’è da fare per cambiare”. Poi, aggiunge Bersani, “ciascuno si prenda le sue responsabilità, davanti al Parlamento e al Paese”. “Porteremo questa impostazione al presidente della Repubblica – sottolinea Bersani -. Saremo per una responsabilità comune per quel che riguarda le istituzioni e i rischi per il nostro Paese”.

Quanto alle prospettive personali, il segretario avverte: “Posso starci da capitano o da mozzo ma non abbandono la nave”. E sulla possibilità che con Matteo Renzi il risultato  elettorale sarebbe stato diverso, il segretario replica: “Io più  che fare le primarie  con tre milioni e 200 mila persone, non so cosa  potessi fare. Poi tutto è sostenibile, ma non vorrei che con questo  dibattito si oscurasse un dato più profondo: il meccanismo di  impoverimento che la politica non riesce a gestire”.

Pier Luigi Bersani “non aveva nessuna porta da chiudere e nessuno gli aveva chiesto di aprirla”. Così il segretario del Pdl Angelino Alfano commenta le parole gelide di Bersani sull’eventualità di un accordo di governo col Pdl. Per Alfano Bersani non ha comunque pronunciato parole chiare: “Difficile capire in concreto cosa intendesse fare, parla il politichese. Abbiamo visto le sue dichiarazioni sul futuro del nostro paese, ma non abbiamo visto nè il governo nè il futuro del nostro paese”.

Quanto all’apertura verso Grillo attribuita al segretario Pd, “vediamo dove portano il paese”, commenta polemicamente Alfano. Il Pdl – assicura ancora Alfano – darà battaglia sui temi che gli sono più cari: “Meno tasse, più sviluppo, più occupazione”.