Pd catanese commissariato, segretario provinciale sfiduciato e costretto alle dimissioni e voto sulle primarie rinviato a data da destinarsi. Duro e senza fronzoli l’intervento del deputato regionale Concetta Raia che ha infuocato la direzione provinciale del Partito democratico e che ha scatenato il terremoto nel partito locale. Un documento controfirmato da 15 esponenti di primo piano tra i democratici, quello presentato dalla Raia che ha spostato l’interesse della riunione, inizialmente focalizzata alla scelta dell’utilizzo delle primarie per dirimere la questione tra i due candidati alla poltrona di sindaco di Catania, Bianco e Berretta, da mesi in campo nella loro personale campagna elettorale.
L’appuntamento, convocato per riflettere sul voto nazionale e per stabilire il percorso da seguire in vista delle amministrative di maggio, si è quasi subito trasformato in una sorta di resa dei conti tra chi ha guidato il partito fino a oggi e chi si candida a succedere all’attuale gruppo dirigente. Facendo diventare il nodo primarie il punto di partenza dello scontro, culminato con le dimissioni del segretario Luca Spataro, che a conclusione della sua relazione ha chiesto il voto per indire le primarie per il prossimo 7 aprile. Battutto dal voto per alzata di mano, Spataro ha comunicato formalmente le sue dimissioni. “Vogliono decidere in 4 stanze, rifiutando ogni apertura”.
“Il golpe”, come lo hanno definito alcuni militanti vicini all’attuale segreteria del Pd etneo, è partito dall’intervento di Concetta Raia, che inizialmente ha fatto autocritica, sottolineando come lo spessore e la presenza cittadina di un partito, che da anni a Catania riscuote pochi consensi, sia praticamente inesistente. Raia, sul pulpito, ha fatto riferimento alla “mancanza di penetrazione del Pd nel territorio” accusando direttamente il segretario Luca Spataro colpevole, secondo una larga parte dei dirigenti che hanno firmato il suo documento, dello sfaldamento dei democratici “ormai distanti dalla cittadinanza”. La “sfiducia” di Raia e la richiesta di un “coordinamento unitario” ha raccolto i consensi di tutti i parlamentari, tranne quello di Berretta.
Sin dall’inizio, la parlamentare regionale del Pd è stata una delle sostenitrici della segreteria di Luca Spataro, ma oggi si è resa conto che il Pd a Catania, messo di fronte all’exploit di Grillo, non solo non raccoglie l’interesse dei giovani, ma si è persino allontanato dal mondo del lavoro e dei sindacati da sempre vicini alle idee del centrosinistra.
In realtà, però, basta dare un’occhiata alla sala per comprendere quanto il Pd di Catania sia ancora volutamente distante dalla realtà e dal mondo che cambia, arroccato su vecchie logiche di partito. In tempi non sospetti, la scelta di Giuseppe Berretta di puntare alla poltrona di sindaco del Comune di Catania aveva anticipato le esigenze degli elettori, che oggi chiedono il rinnovamento di tutta la classe dirigente della politica di ogni colore e schieramento.
Qualche giovane di buone idee e buoni ideali era presente alla riunione. In fondo alla sala, per esempio, c’erano i renziani Mauro Cutuli (ex componente della segreteria di Luca Spataro) e Giulio Seminara, attorno a loro qualche aspirante nuova leva dell’ala “rottamatrice”, come Danilo Festa, poco più che ventenne e segretario Pd a Motta Sant’Anastasia, che nel suo intervento è stato lucidissimo ed emblematico: “Chi ha fallito alle ultime competizioni elettorali non scarichi le responsabilità su un’unica persona – ha detto al microfono – Va bene la sfiducia, ma solo se si va verso un congresso vero e delle primarie condivise”.
Berretta, con la sua ala giovane, si è schierato in difesa di Spataro, continuando a chiedere le primarie interne, un po’ la prova di forza tra nuovi e vecchi esponenti del partito. “Se oggi non superiamo il M5s e il Pdl, chi ha ricoperto negli ultimi anni incarichi istituzionali regionali e nazionali con grande visibilità non è meno responsabile di chi ha diretto la segreteria provinciale”. Ma le primarie per Concetta Raia non “sono un dogma di fronte a una candidatura forte e condivisa come quella di Enzo Bianco”. Giovanni Burtone, anima storica del Pd a Catania è uno di quelli che ha firmato il documento di sfiducia e per primo parla di “primarie di coalizione”: “Il Pd si deve stringere attorno a un unico nome, il più forte tra le risorse in campo (chiaro il riferimento a Bianco, ndr) da presentare agli alleati, che a loro volta esprimeranno il loco candidato alla primarie del centrosinistra”. Insomma, una lettura che è riuscita nell’intento di spostare la questioni a tempi più maturi e che strappato gli applausi di larga parte dei presenti.
Impassibile Enzo Bianco: è rimasto seduto al centro della sala dell’hotel che ha ospitato la riunione ascoltando tutto e tutti, ma non ha voluto prendere la parola. Alla luce di quanto è avvenuto oggi, però, la candidatura al Comune dell’ex senatore prende corpo e vigore.

















