La Procura della Repubblica di Agrigento, ha iscritto una persona in servizio presso l’ospedale Barone Lombardo, nel registro degli indagati. Si tratta del medico di turno al pronto soccorso della struttura sanitaria di contrada «Giarre» al momento dell’arrivo in ospedale di Luigi La Morella, 67 anni, deceduto un’ora dopo il suo ricovero lo scorso 6 marzo. Per il medico -assistito dall’avvocato Giuseppe Giardina – l’ipotesi di reato che viene ipotizzata è quella di omicidio colposo.

Ma si tratta di un atto dovuto da parte della magistratura agrigentina, in attesa di conoscere i risultati dell’autopsia che è stata eseguita ieri pomeriggio, presso la camera mortuaria del Barone Lombardo sul corpo del pensionato canicattinese. Esame che è stato effettuato dalla dottoressa Nunzia Albano, dell’università di Palermo, nominato dalla Procura di Agrigento. Il perito, al termine dell’autopsia, si è riservato sessanta giorni di tempo, così come vuole la prassi, prima di depositare i risultati dell’esame autoptico eseguito sul cadavere del sessantasettenne. All’autopsia ha partecipato anche un esperto nominato dalla famiglia della vittima rappresentata in questo provvedimento dall’avvocato Giovanni Salvaggio. Subito dopo la salma di Luigi La Morella è stata consegnata alla famiglia che adesso provvederà a far svolgere i funerali che dovrebbero tenersi oggi pomeriggio.


L’odissea di Luigi La Morella, è iniziata quando alle 14.30, di mercoledì scorso è stato accompagnato dal figlio Alessandro in ospedale perché accusava uno strano formicolio ad una mano.

Giunto al pronto soccorso gli era stato assegnato un codice verde e subito sottoposto a visita del medico di turno il quale gli aveva diagnosticato uno stato ansioso provocato da nervosismo.

Il passo successivo dei medici era stato quello di sottoporre il paziente ad un elettrocardiogramma ed un prelievo di sangue. Luigi La Morella, però nel frattempo aveva iniziato a perdere conoscenza e a non respirare. Immediatamente, ne era stato disposto il trasferimento in rianimazione dove aveva mostrato segni di ripresa.

Per farlo rilassare, il medico aveva disposto una terapia con una flebo. All’improvviso però il suo battito cardiaco era sceso al minimo. Ad avvisare i medici era stato il figlio Alessandro. Intuito che la situazione stava precipitando, i dottori facevano allontanare dall’astanteria il figlio e cercavano di effettuare delle manovre di rianimazione.

Per l’uomo però non c’è stato più nulla da fare. Infatti, un’ora dopo il suo ingresso in ospedale era spirato tra la rabbia dei familiari che nel frattempo erano giunti presso la struttura sanitaria di contrada «Giarre». È stata la famiglia quindi a denunciare tutto, ipotizzando che dietro il decesso del loro congiunto si nasconda un caso di mala sanità. Luigi La Morella era molto conosciuto in paese avendo per anni lavorato come bidello presso la scuola «La Carruba» che si trova nel popoloso quartiere di Oltreponte.