Dalle indagini, il responsabile del Commissariato di Porto Empedocle, Cesare Castelli, e il capo della Squadra Mobile di Agrigento Corrado Empoli, ritengono che Giovanni Tuttolomondo, il 44enne pescivendolo empedoclino, ha impugnato la pistola per mettere fine ad un sentimento di odio reciproco, e < solo la distanza non certo ravvicinata da dove ha sparato e la zona scarsamente illuminata – hanno ribadito i due dirigenti – ha evitato che l’ammazzasse >. Vasile Cozzo colto di spalle mentre stava aprendo il suo deposito all’ingresso di prodotti ittici nell’area portuale di Porto Empedocle, ha avuto la prontezza di trovare riparo dietro ad un furgone. Il movente che ha armato la mano di Gianni Tuttolomondo, in carcere dalla mattina di sabato scorso, con la pesante accusa di tentato omicidio, va ricercato proprio nell’astio covato da tempo tra i due cognati e che trae origine durante il periodo in cui Vasile Cozzo si trovava detenuto per motivi di droga. Una volta uscito dal carcere avrebbe tagliato ogni sorta di rapporto con i propri familiari, litigando anche con il padre. Proprio il padre che ha un magazzino attiguo, che si occupa della commercializzazione del pescato, poco dopo l’agguato davanti ai sanitari del 118 che prestavano i primi soccorsi si sarebbe scagliato verbalmente contro il figlio dicendogli ” perchè non muori, sei la rovina della famiglia” e preso da un momento di rabbia, gli ha tirato contro una scarpa. Riverso a terra sanguinante Vasile Cozzo, invece, avrebbe urlato ai soccorritori di non toccarlo, < da qui non mi muovo, se prima non parlo con il dottor Castelli >. Una famiglia spaccata quella dei Vasile Cozzo, con il ferito isolato quasi da tutti. Ecco perché tra i motivi che hanno spinto Tuttolomondo a premere contro l’odiato cognato l’intero caricatore di una pistola (una calibro 38 che non è stata ancora trovata), secondo gli investigatori ci potrebbero essere anche delle questioni strettamente familiari.