Erano considerati i testimoni chiave del processo “Dna”, che vedeva alla sbarra quattro tra presunti boss e affiliati delle famiglie mafiose di Porto Empedocle e Realmonte, vicini al capo di Cosa nostra di Agrigento, Gerlandino Messina. Sette imprenditori davanti al Gup di Palermo, Sergio Ziino, hanno ritrattato le accuse, smontando i racconti forniti tra il 2007 e il 2009 ai carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento e ai magistrati della Dda di Palermo. Ora sono chiamati a rispondere di favoreggiamento aggravato alla mafia e nei giorni scorsi sono stati raggiunti da un avviso di garanzia della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Le informazioni di garanzia a firma del pubblico ministero Rita Fulantelli, sono stati notificati a Domenico Arena, 46 anni, di Porto Empedocle, Lello Burgio, 37 anni, di Agrigento, Salvatore Abate, 34 anni, di Agrigento, Biagio Abate, 58 anni, di Porto Empedocle, Marcello Sguali, 40 anni, di Porto Empedocle, Gaetano Fanara, 64 anni, di Favara, Salvatore Butera, 55 anni, di Porto Empedocle. Durante il processo gli imprenditori in questione hanno negato di aver pagato il pizzo