«L’apertura della rianimazione e della terapia intensiva all’ospedale Barone Lombardo non è mai stata prevista ». È questo quanto afferma Salvo Castellano, direttore sanitario della struttura che ha sede in contrada Giarre. «Per avere in un ospedale – ha spiegato il direttore sanitario – un reparto di rianimazione e terapia intensiva ci vogliono dei requisiti che la struttura non ha. Infatti occorre avere del personale medico e paramedico particolarmente preparato, degli spazi strutturali che possano assicurare standard e sicurezza ed un bacino d’utenza che il Barone Lombardo non ha. Per questi motivi l’apertura di un reparto di rianimazione a Canicattì non è mai stata prevista dal servizio sanitario nazionale e quindi dall’assessorato regionale alla Sanità. Diversi anni addietro – ha aggiunto il direttore sanitario del Barone Lombardo – ci fu un tentativo di aprire la rianimazione presso la struttura. Si trattò però soltanto di un periodo di sperimentazione ed infatti, successivamente venne chiuso. Oggi, le apparecchiature che si trovano all’interno – continua Salvo Castellano – sono vecchie ed obsolete e non in grado di soddisfare le esigenze di eventuali pazienti. Noi abbiamo all’interno della nostra struttura il reparto di rianimazione ed anestesia, ma il personale viene adoperato per altri scopi. Infatti, gli anestesisti in servizio presso il Barone Lombardo, sono essenziali ad esempio quando affiancano i chirurghi durante gli interventi che vengono effettuati in sala operatoria, per la Tac con il mezzo di contrasto e la risonanza magnetica. Poi avere – continua Salvo Castellano- una piccola rianimazione non è sicuramente sinonimo di sicurezza per gli utenti che in caso di necessità dopo un primo intervento presso la nostra struttura vengono trasferiti in altri ospedali della Sicilia maggiormente attrezzati per questo genere di cure. I pazienti candidati al ricovero nei reparti di rianimazione e terapie Intensiva – conclude il direttore sanitario Salvo Castellana – sono quelli che richiedono trattamento intensivo mirato in quanto affetti da una o più insufficienze d’organo acute, potenzialmente reversibili, tali da comportare pericolo di vita od insorgenza di complicanze maggiori e quindi di interventi di alto profilo professionale perché rischiano la vita». Una decina di anni addietro l’ex primario del reparto di rianimazione la dottoressa Cristina Falci, oggi in pensione, aprendo in maniera arbitraria il reparto ed utilizzando le attrezzatura che si trovavano all’interno mai utilizzate, riuscì a salvare la vita ad un neonato figlio di una coppia di Racalmuto. Poi, il piccolo venne trasferito al Civico di Palermo, dove i medici del capoluogo siciliano, parlarono di intervento determinante da parte della dottoressa Falci senza il quale il neonato non sarebbe riuscito a sopravvivere.

CARMELO VELLA