E’ stata la notizia degli “immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte”, diventata per lui “una spina nel cuore che porta sofferenza” a spingere il Papa ad andare a Lampedusa, ha detto, per “risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta”. “Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali”, ha detto il Papa all’inizio dell’omelia. “Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta – ha proseguito -, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza”. E allora “ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare – ha aggiunto -, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore”. “Vorrei dire una parola di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza, che avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore”, ha detto il Papa durante la messa: “Voi siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà! Grazie”. Nella messa a Lampedusa, papa Francesco ha rivolto un pensiero “ai cari immigrati musulmani che, oggi, stasera, stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti spirituali”. “La Chiesa vi è vicina – ha aggiunto – nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi, ‘O’Scià”. Partendo dalle domande bibliche “Adamo, dove sei?” e “Caino, dov’è tuo fratello”, papa Francesco, con riferimento ai naufragi dei migranti, ha detto a Lampedusa che “queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza!”. “Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo”, e “non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri”. E’ così, secondo Bergoglio, che “si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito”. “‘Dov’è tuo fratello?’, la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio – ha detto il Pontefice -. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi”. “Quei nostri fratelli e sorelle – ha proseguito – cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte”. “Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, accoglienza, solidarietà! – ha aggiunto – E le loro voci salgono fino a Dio!”. La “cultura del benessere” ci rende “insensibili alle grida degli altri”, ci fa vivere “in bolle di sapone”, in una situazione “che porta all’indifferenza verso gli altri – per il Papa -, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”. Di fronte alle morti in mare, ha detto il Papa, “domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’é nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo. ‘Chi ha pianto?’”.

“La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita migliore e più dignitosa per voi e le vostre famiglie”. Così Papa Francesco durante l’omelia a Lampedusa si rivolge ai migranti. “Quando alcune settimane fa ho appreso la notizia che purtroppo tante volte si è ripetuta” di nuove vittime tra i migranti, nel Canale di Sicilia “il pensiero mi è tornato come una spina nel cuore, allora ho sentito che dovevo venire qui a pregare, a compiere un gesto di vicinanza e a rivegliare le nostre coscienze. Quanto è accaduto non si ripeta – ha aggiunto – Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno? Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io”, ha detto il Pontefice durante l’omelia a Lampedusa. “Dio – ha aggiunto il pontefice – chiede a ciascuno di noi: ‘Dov’è il sangue di tuo fratello che grida fino a me?’”, “abbiamo perso il senso della solidarietà fraterna. Siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Agrigentoflash.it Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere”.