L’ultima volta che Calogero Ciulo era stato visto per Canicattì è stato il 27 maggio. Alcuni conoscenti lo avevano notato a bordo della sua Fiat Brava vecchio modello di colore verde mentre transitava per le vie del centro. L’auto, una settimana dopo era stata rinvenuta completamente carbonizzata in contrada «Cardaci» tra Delia, comune della provincia di Caltanissetta e Campobello di Licata nei pressi della stazione ferroviaria. Da quel momento di lui non si erano avute più notizie. In un primo tempo, per Calogero Ciulo, sposato e padre di quattro figli di età compresa tra gli 8 e 15 anni, si era ipotizzato un allontanamento volontario. Per questo motivo le indagini sulla scomparsa, condotte dagli agenti del commissariato di Canicattì, si erano incentrate sulle amicizie di Calogero Ciulo. Poi però con il passare delle ore tutto si era complicato sino a giungere il 3 giugno scorso al rinvenimento della sua auto completamente carbonizzata nei pressi di una vecchia masseria abbandonata. Gli inquirenti, avevano anche ipotizzato che i resti di quel cadavere ritrovato nel bagagliaio dell’auto di sua proprietà fossero di Calogero Ciulo. Ma la certezza è arrivata dopo settimane di attesa dall’esame del Dna, eseguito a Palermo. Già ieri mattina, avuta la certezza, anche se i dubbi erano pochi che i resti appartenessero a Calogero Ciulo, la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che coordina l’inchiesta ha dissequestrato il corpo permettendo in questo modo ai familiari di rientrarne in possesso. Adesso saranno loro a fare celebrare i funerali che dovrebbero tenersi lunedì nella chiesa Maria Ausiliatrice. Infatti, Calogero Ciulo con la famiglia abitava in via soldato Antonio Gioia, poco distante dal luogo di culto. Sino a ieri mattina la speranza dei familiari era quella che i resti carbonizzati rinvenuti dentro l’auto di Calogero Ciulo non fossero i suoi. Speranza, però che è stata spezzata dai risultati dell’esame del Dna.
C.V.












