Il quarantenne Riccardo De Lisi, dipendente del Cefop (centro di formazione professionale) senza stipendio da qualche mese, così come i suoi colleghi, si è lanciato dal quinto piano dello stabile che ospita gli uffici del Cefop in via Imperatore Federico, a Palermo. E’ morto nell’ospedale Villa Sofia, dove era stato portato dopo essere stato soccorso da un medico. Era sposato e senza figli.
Al Cefop era stato assunto con la qualifica di amministrativo e da qualche tempo aveva chiesto il part time. “Al Cefop si occupava di agibilità dei locali e della 626, la normativa sulla sicurezza sul lavoro – dice un sindacalista della Cgil, sindacato al quale De Lisi era iscritto – nell’ambito delle sue competenze di architetto”. I colleghi dell’uomo sostengono che da qualche tempo De Lisi era depresso.
Uno dei tre commissari straordinario del Cefop, Giuseppe Benedetto, precisa che “da quanto ci risulta, gli stipendi dei lavoratori del settore formazione in cui lavorava l’architetto Riccardo De Lisi sono stati pagati fino a maggio 2013”. I commissari esprimono “il più profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia in questo terribile momento di dolore”, ma rilevano “che in un momento tanto tragico appaiono su alcuni organi di informazione notizie del tutto infondate, relegando la sua condizione a quella di disoccupato privo degli stipendi. Riteniamo che evitare ogni strumentalizzazione e rappresentare la verità sia il miglior modo per rispettare la memoria di chi purtroppo non è più tra noi”.
I dipendenti del Cefop e dell’Anfe, altro centro di formazione, da oltre due settimane protestano, con manifestazioni e sit-in. Al Cefop lavoravano, prima degli scandali e della “rivoluzione” operata dalla Regione nel settore della formazione siciliana, oltre 325 persone.
De Lisi partecipava attivamente alle proteste insieme ai suoi colleghi. Un sit-in permanente degli ex dipendenti Cefop si svolge davanti alla sede di un altro assessorato quello alla Formazione, che si trova in un’altra zona della città in viale Regione siciliana, per chiedere al governo siciliano risposte sul futuro occupazionale.
“E’ il quinto suicidio dal 2011, quando siamo stati messi in casa integrazione – dice un ex dipendente del Cefop, che da giorni protesta davanti alla nuova sede dell’assessorato alla formazione -. Nessuno ci ascolta, ci ignorano tutti, siamo disperati”.












