Una tragedia vergognosa è quella che si è verificata a Lampedusa. Papa Bergoglio  esprime il suo grande dolore per le numerose vittime dell’ennesimo tragico naufragio avvenuto oggi a largo di Lampedusa.
I migranti sono stati soccorsi in prima battuta da una piccola imbarcazione che si trovava nei dintorni e poi si sono uniti pescherecci e tutte le forze marittime.
Alcune imbarcazioni sono passate senza fermarsi per paura delle leggi vigenti  che in passato hanno messo armatori di barca in situazioni spiacevoli  come afferma il Sindaco Nicolini.
Una situazione davvero straziante  per i Lampedusani che mette la grande dell’isole Pelagie al centro di un fenomeno  che sembra non aver  fine.

Ma accanto al profondo dolore, c’è lo sgomento e la rabbia per l’atteggiamento delle istituzioni italiane e dell’Europa che continuano a considerare il fenomeno dei migranti come un’emergenza. Per questo stamane ha scritto un telegramma al presidente del consiglio Enrico Letta invitandolo a venire a Lampedusa per contare i morti.


“Provo un dolore profondo per la morte di queste persone e per le loro famiglie – dichiara Giusi Nicolini -. E’ l’ennesima agghiacciante strage di innocenti che si consuma al largo delle mie Isole. Esprimo cordoglio a nome di tutta la comunità lampedusana, che si sta adoperando insieme alle forze dell’ordine per dare soccorso ai superstiti e per recuperare i corpi annegati. Ma non posso non esprimere anche l’incredulità per la miopia dell’Europa, che insiste nel girarsi dall’altra parte – continua il sindaco -. Come si fa a ritenere gli sbarchi un’emergenza? I migranti arrivano sulle nostre coste da anni e continueranno a farlo ancora per molto tempo. E’ evidente che occorrono scelte politiche diverse. Se le istituzioni non interverranno subito, saranno inevitabilmente complici di questo assurdo e vergognoso eccidio. In un momento così drammatico – conclude -, sarebbe per me molto importante se la Presidente della camera Laura Boldrini, per la sua esperienza e la sua umanità, per la vicinanza che ci ha sempre dimostrato, potesse venire a Lampedusa”.

“Mi viene la parola vergogna: è una vergogna!”. È un grido carico di dolore quello di papa Francesco per “l’ennesimo tragico naufragio avvenuto oggi al largo di Lampedusa”. Si rinnova per il pontefice con grande angoscia – e dinanzi ancora a un numero impressionante di morti in mare – la motivazione che, come primo viaggio del pontificato, l’8 luglio scorso lo portò proprio a Lampedusa.

Il pontefice, toccato nel profondo dalle notizie in arrivo dall’isola sulle decine e decine di annegati, tra cui tante donne e bambini, nell’ultimo naufragio, ha aggiunto frasi molto sentite al termine del discorso che stava pronunciando ai partecipanti al convegno del dicastero Giustizia e Pace sui 50 anni della “Pacem in terris” di Giovanni XXIII.

“Parlando di pace, parlando della inumana crisi economica mondiale, che è un sintomo grande della mancanza di rispetto per l’uomo, non posso non ricordare con grande dolore le numerose vittime dell’ennesimo tragico naufragio avvenuto oggi al largo di Lampedusa”, ha detto. “Mi viene la parola vergogna: è una vergogna!”, ha quindi esclamato. “Preghiamo insieme Dio per chi ha perso la vita – ha detto ancora il papa Bergoglio -, uomini, donne, bambini, per i familiari e per tutti i profughi. Uniamo i nostri sforzi perché non si ripetano simili tragedie. Solo una decisa collaborazione di tutti può aiutare a prevenirle”.

Poco prima, il papa aveva diffuso sulla sciagura di Lampedusa anche un messaggio su Twitter: “Preghiamo Dio per le vittime del tragico naufragio a largo di Lampedusa”.

Riferendo poi ai giornalisti delle riunioni in corso in Vaticano tra il papa e il “consiglio dei cardinali” per la riforma della Curia, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, non ha mancato di sottolineare il significato delle parole del pontefice. “Parole molto forti, molto espressive – le ha definite Lombardi -, dinanzi a una cosa veramente drammatica, cifre forti, che aumentano, con tantissime vittime e anche altre persone coinvolte”.

Lombardi ha ricordato la visita dell’8 luglio scorso e “il momento in cui sulla motovedetta siamo passati davanti alle coste di Lampedusa proprio nel luogo dove ci sono state vittime di naufragi in passato e il Papa ha gettato la corona di fiori in memoria delle vittime”. Tragedie “particolarmente dolorose che nonostante l’impegno, nonostante i richiami e i moniti continuano ad avvenire con cifre impressionanti”. Oggi, ancora di più, ha aggiunto il direttore della sala stampa vaticana, “capiamo il valore e il significato di fare lì il suo primo viaggio e questo atto di preghiera e di meditazione davanti a queste tragedie terribili”.

A pochi giorni dalla tragedia di Ragusa, nella quale hanno perso la vita tredici migranti, oggi, ancora una volta, Lampedusa si ammanta di dolore. E’nostro compito occuparci della situazione. Il silenzio pubblico e politico, non quello del rispetto ma quello dell’indifferenza, non deve rischiare di esistere. Oggi risultano ancora centinaia di persone in mare e già si registrano sessantadue i vittime. Ieri notte l’ennesimo barcone della morte trasportava circa cinquecento persone, fra loro trenta bambini e tre donne incinte. Ribadisco come ho sempre fatto in questi mesi che bisogna dare un segnale determinato e netto al tema dell’immigrazione, tante continuano ad essere le vittime che in poco tempo hanno raggiunto cifre spaventose. E non possiamo lasciare i pescatori di Lampedusa sempre pronti con coraggio e grande altruismo, ma in balìa del pericolo, a soccorrere i naufraghi in arrivo nelle nostre coste. Signori del Governo, Ministro Kyenge, Presidente Letta mi appello alla vostra volontà di uomini delle Istituzioni, che ben possono interpretare e frenare questo fenomeno. Oggi più che mai la presenza dello Stato deve farsi sentire, la presenza dello Stato e della politica deve porre la questione immigrazione di questa parte del Mediterraneo sul tavolo dell’Europa a gran voce, senza timori e lungaggini burocratiche. Il sindaco di Lampedusa Nicolini parla di “orrore continuo”, è uno strazio. Abbiamo davanti tragedie immani. Bisogna soccorrere i naufraghi e fermare i trafficanti di morte che sfruttano la speranza dei poveri, dobbiamo cancellare la Bossi- Fini, dobbiamo collaborare maggiormente con Malta. Quante volte ancora dobbiamo assistere, impotenti, al terrificante spettacolo di chi cerca speranza ma perde la vita? Si tratta ormai di un problema gravissimo che va posto come priorità di questo Governo.

“Basta con le tragedie del mare. L’Europa prenda coscienza che si tratta di un vero e proprio olocausto di fronte al quale abbiamo il dovere civile di intervenire con la solidarietà, l’accoglienza, la cooperazione e la lotta alla criminalità organizzata che gestisce la tratta. La dignità dei popoli e la vita delle persone sono un valore assoluto che ci chiama in causa”. Lo dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia.
“Sul tema dell’immigrazione – aggiunge – ci vuole una svolta radicale. Il monito di Papa Francesco va preso sul serio per vincere la ‘globalizzazione dell’indifferenza’ e, finalmente, mettere in campo una progettualità operativa, un programma di interventi concreti”.

“Solo dopo questa ennesima tragedia del mare di proporzioni bibliche, che continua a vedere l’Europa totalmente impreparata, si evidenzia l’inefficacia della politica comunitaria che troppo spesso, all’agire, ha preferito il silenzio”. Lo dice il sindaco di Porto Empedocle, Lillo Firetto aggiungendo che “sarebbe bastato guardare la nuova mappa del contesto geopolitico per stimare i probabili arrivi di migranti invece non è stato fatto nulla. Questo dovrebbe fare riflettere e indignare su quanti oggi, con responsabilità politiche europee si affannano a redigere comunicati e si lanciano in tardive dichiarazioni d’intenti. Lampedusa come Porto Empedocle e la costa siciliana – conclude Lillo Firetto – sono state lasciate da sole, per anni, a farsi carico di queste tragedie  con il risultato che è sotto gli occhi di tutti”.

D’Asero su tragedie del mare immigrati:
“Dobbiamo essere tutti solidali… istituzioni in testa!”

“L’Europa lascia sola l’Italia; l’Italia abbandona la Sicilia e la Regione siciliana lascia la patata bollente ai lampedusani e ai pescatori del sud est dell’Isola! Basta con questo gioco a nascondino e ognuno faccia la propria parte!” così il capogruppo del Pdl all’Ars, Nino D’Asero, dopo l’ennesima tragedia del mare che coinvolge quanti tentano di arrivare sulle nostre coste, fuggendo da guerre e carestie, affidandosi a sensali equivoci e a imbarcazioni vetuste e fatiscenti.
“Dobbiamo intervenire immediatamente presso qualunque sede istituzionale – spiega D’Asero – e, per questo, presenterò oggi stesso un atto di indirizzo che impegni il governo di questa Regione a intervenire, innanzitutto affinché non si abbandonino a se stessi Lampedusa e i lampedusani, così come pescatori e abitanti in genere delle zone costiere ove i barconi della morte tentano l’attracco. Perché non si può vivere e sopravvivere soltanto grazie alla solidarietà di volontari: le istituzioni devono intervenire” E, a ciò – conclude – il nostro atto ispettivo all’Ars impegnerà anche il governo regionale a interpellare quello nazionale affinché si adopri in proprio e anche, a sua volta, nei confronti della Eu: l’Europa non può guardare da un’altra parte mentre si consumano queste continue tragedie e fingere che il problema sia  soltanto di privati cittadini e appannaggio del loro senso della solidariatà”.

“Basta stragi del mare. L’Unione europea deve farsi carico di questa emergenza umanitaria senza precedenti, con interventi concreti ed efficaci. È inoltre dovere del Governo italiano dare strumenti e sostegno reale alle popolazioni e alle forze dell’ordine impegnati quotidianamente a soccorrere i migranti”. A dirlo è deputato europeo del Ppe, Salvatore Iacolino, vicepresidente della commissione per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari interni, dopo quanto accaduto al largo dell’Isola dei Conigli.

“Gli atti simbolici e le manifestazioni di cordoglio, seppure doverosi, servono poco a strage avvenuta – sottolinea Iacolino –. La visita a Lampedusa del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, deve servire a delineare una strategia da portare lunedì e martedì prossimi in Lussemburgo, dove l’Italia deve battere i pugni davanti al Consiglio europeo e alla Commissione europea per ottenere la tutela dei confini. I confini di Lampedusa e di tutta la Sicilia devono coincidere con quelli dell’Unione europea”.

“Da europarlamentare del Ppe – conclude Iacolino – ho rappresentato al Governo italiano le priorità dei Comuni siciliani. Allo stesso tempo ho ottenuto che il commissario europeo per gli Affari Interni, Cecilia Malmström, mercoledì intervenga in Aula per dare seguito e sostanza alle richieste di rafforzamento delle politiche europee di tutela delle aree sovraesposte alla pressione migratoria nel Mediterraneo”.

Legambiente esprime profondo cordoglio per l’ennesima tragedia dei numerosi migranti annegati oggi sulle coste dell’isola di Lampedusa e auspica un intervento della comunità europea per fermare, attraverso una gestione etica e condivisa, la strage degli immigrati che fuggono dalla fame o dalla guerra . “Non è possibile rimanere inermi di fronte a queste tragedie – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni -. Non è possibile non cercare una soluzione al terribile dramma dei tanti che ogni giorno sono costretti ad affrontare viaggi pericolosissimi per cercare di sfuggire alla morte o a una vita di stenti. L’Europa tutta deve sentirsi coinvolta e contribuire sia a trovare una soluzione civile ed etica per evitare il ripetersi di tragedie come questa, sia a gestire nel migliore dei modi quella che continuiamo a chiamare emergenza umanitaria pur essendo ormai una condizione cronica”.

“Quella di Lampedusa è una tragedia devastante. Esprimo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime e sono grata a tutti coloro che si sono impegnati per i soccorsi. Ma quello che provo in questo momento è soprattutto rabbia e vergogna”. Lo ha detto Rita Borsellino, deputato del Parlamento europeo del gruppo S&D, che aggiunge: “Dinanzi ai giganteschi flussi di migranti che attraversano il Mediterraneo, l’Italia non può essere lasciata da sola. Da anni io e altri colleghi del Parlamento europeo chiediamo con forza che l’Unione attivi misure efficaci per prevenire tali disastri. Misure che coinvolgano tutti gli Stati membri. Occorre potenziare i soccorsi in mare così come è di vitale importanza agire sul fronte della cooperazione internazionale con i paesi transfrontalieri per una gestione dei flussi che rispetti i diritti umani. Finora, purtroppo, la Commissione europea ha attuato politiche insufficienti. Con risultati tragici di cui non può non assumersi la responsabilità”.

“A due giorni dall’ultima tragedia del mare, ci ritroviamo a contare le vittime dell’ennesimo naufragio a poche miglia dalla Sicilia. È inaccettabile che nel 2013 possano viaggiare carrette fatiscenti con a bordo centinaia di persone nell’indifferenza generale”.

Il vice presidente vicario dell’AnciSicilia, Paolo Amenta,e il segretario generale Mario Emanuele Alvano, commentano quanto accaduto al largo di Lampedusa. Un naufragio che ha un bilancio tragico: al momento più di 90 morti, ma sembra che il conto sia destinato a salire. Cinquecento i naufraghi, tra cui 30 bambini.

“Esprimere il doveroso cordoglio a nome di tutti i comuni siciliani – continuano Amenta e Alvano – per i morti non basta a togliersi colpe e responsabilità. Per questo motivo se da un lato chiediamo ai sindaci della nostra Isola di issare le bandiere a mezz’asta in segno di lutto e di rispetto per queste morti ingiuste, dall’altro riteniamo che sia giunto il momento in cui il governo nazionale e regionale intervengano con la dovuta fermezza nei confronti dell’Unione Europea affinché quest’ultima, assumendosi le proprie responsabilità, non lasci più da sola l’isola di Lampedusa e intervenga con mezzi e risorse adeguati ad impedire che tragedie di tali proporzioni si possano ripetere in futuro”.

Il deputato regionale Vincenzo Fontana dopo l’ennesima e tragica morte di centinaia di migranti di ieri notte a Lampedusa sottolinea come ormai il Mediterraneo e le coste siciliane non possono essere solo un cimitero di corpi. Ritengo che è il momento di trovare una linea comune per evitare ancora queste tragedie non solo da parte del Governo Italiano perché il flusso dei migranti clandestini è massiccio ed incontrollato e non possiamo resistere da soli ad esodi biblici ma serve un intervento deciso da parte delle Istituzioni europee che non si possono limitare ad emanare solo regolamenti e direttive per reprimere il fenomeno. Da solo il sistema Frontex non basta, bisogna trovare soluzioni ancora più mirate con i paesi africani coinvolti nelle guerre civili, per bloccare a monte le organizzazioni criminali che favoriscono il traffico di merce umana senza alcuno scrupolo di sorta. Un apprezzamento al Ministro degli Interni e a tutto lo staff coinvolto per la tempestività negli interventi di recupero, 151 dispersi sono stati tratti già in salvo e si spera che il numero possa aumentare di ora in ora.

L’Arivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, esprime tristezza e indignazione per l’ennesima tragedia del mare che si è verificata sulle coste dell’isola di Lampedusa nella quale hanno trovato la morte un numero ancora non ben precisato di migranti “non possiamo continuare – ha detto mons.  Montenegro – a contare morti come se fossimo semplicemente testimoni. Le storie di persone che si mettono in viaggio, come ha detto il Papa a Lampedusa, sono storie che si intrecciano con le nostre e quindi ci interessano. Papa Francesco ci ha interrogato se questi morti ci causano lacrime. Ecco perché non possiamo solo tenere una contabilità o rassegnarci passivamente”.

Il parroco di Lampedusa. “È una mattanza che deve essere fermata, non so come, ma non è possibile che questi fratelli e sorelle in umanità, muoiano in questo modo. È la più grande tragedia del mare che i lampedusani ricordino a memoria d’uomo. In questo momento di dolore, non possiamo non ricordare e fare nostre le parole di Papa Francesco pronunciate qui lo scorso 8 luglio. Siamo nel pianto e come comunità ecclesiale viviamo il lutto per questi figli. Noi li piangiamo per chi non li piange, li piangiamo con chi non ha più lacrime per piangerli. Ma adesso è necessario che questa mattanza venga fermata e subito!”.

La Caritas di Agrigento. “È uno dei momenti più tragici della storia delle migrazioni degli ultimi anni”, è il commento del direttore della Caritas diocesana della diocesi di Agrigento, Valerio Landri. “È paradossale – afferma Landri – che ci siano voluti i morti per ricominciare a parlare dell’argomento ed è triste che si sentano anche delle considerazioni da parte di alcuni esponenti politici che indicano nella presidente Boldrini e nel ministro Kyenge i responsabili morali di questa tragedia. Si continua a fare politica sulla pelle della gente. È un momento di grande sofferenza -prosegue Landri – in cui ogni parola è superflua, questo è il momento di fermarsi e riflettere su una legge che va rivista. Ci auguriamo che questo ulteriore versamento di sangue possa essere l’occasione propizia per lanciare diversamente un nuovo sistema di politiche dell’accoglienza”.

Intanto per volere dell’arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro, che nella Conferenza episcopale siciliana è vescovo delegato per la carità e la salute, il 7 e l’8 ottobre avrà luogo proprio a Lampedusa l’incontro della delegazione regionale delle Caritas diocesane per una riflessione sui temi dell’immigrazione e per pensare ad un sistema di accoglienza unitario integrato, capace di intervenire nelle emergenze degli sbarchi come nella quotidianità dei flussi migratori”

Il deputato nazionale del Popolo della libertà, Riccardo Gallo, esprime profondo cordoglio a seguito dell’ennesima tragedia dell’ immigrazione nel mare di Lampedusa. Gallo auspica un intervento dell’ Unione Europea e afferma : “ occorre impedire la strage degli immigrati che fuggono dalla fame o dalla guerra. Non è possibile non cercare una soluzione al terribile dramma dei tanti che ogni giorno sono costretti ad affrontare viaggi pericolosissimi per cercare di sfuggire alla morte o a una vita di stenti. L’Europa deve sentirsi coinvolta e contribuire sia a trovare una soluzione civile ed etica per evitare il ripetersi di tragedie come quella di oggi, sia a gestire nel migliore dei modi ciò  che è ormai una cronica emergenza umanitaria”.

Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, “appresa la notizia terribile della tragedia avvenuta a Lampedusa”, ha lasciato immediatamente Roma per recarsi nell’isola, dove arriverà nelle prossime ore.

“È un dolore immenso, per me, per tutto il governo della Regione, per il popolo siciliano, per gli abitanti di Lampedusa – dice – Dobbiamo cambiare le leggi sull’immigrazione che hanno dimostrato non solo di non riuscire a bloccare i flussi migratori in Italia, ma hanno trasformato il Mediterraneo in un mare di morte. Chiedo che su questi argomenti si formi un tavolo di lavoro congiunto tra il governo nazionale, coinvolgendo il Ministro per l’Integrazione, degli Interni e il governo regionale siciliano”.

Con ancora negli occhi l’orrore dell’immane tragedia dell’immigrazione che si è consumata a poche miglia dalle coste italiane, il vicepremier Angelino Alfano, lancia un monito chiaro all’Europa. «Prenda in mano questa situazione. Queste donne, uomini, bambini, non vengono per fare una vacanza, ma sognano libertà democrazia e benessere. L’Europa deve reagire con forza».  Un impegno preciso che il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno chiede, nel corso di una telefonata, anche al commissario Ue Cecilia Malmstrom. Un colloquio durante il quale Alfano riceve la solidarietà della Malstrom e che serve a decidere di lavorare insieme per inserire la questione sbarchi all’ordine del giorno del consiglio dei ministri Ue di martedì, a Lussemburgo.  Appena giunto sull’isola Alfano rende omaggio alle vittime del naufragio raccolte nell’hangar dell’aeroporto di Lampedusa. «Ho visto i 93 corpi, una scena raccapricciante – commenta – una scena che offende l’Occidente e l’Europa. Spero che la divina provvidenza abbia voluto questa tragedia per far aprire gli occhi all’Europa». «Non c’è bisogno di citare Foscolo – aggiunge – per ricordare quanto la sepoltura sia desiderio di ogni vivo. Di questo ci facciamo carico. Questa sera da porto Empedocle partiranno 120 bare e dopo le procedure di polizia e il via libera della Procura le vittime del naufragio saranno sepolte in diversi cimiteri di comuni agrigentini che ci hanno dato la disponibilità. Per questo li ringrazio». E davanti ai cadaveri dei migranti il vicepremier telefona al presidente della Commissione Europea, Manuel Barroso. «Gli ho detto: – racconta – ‘mi trovo di fronte ai corpi di 93 uomini, donne e bambini che non volevano andare a Lampedusa, ma in Europa. L’Europa deve prendere un posizione chiara perchè questa è la sua frontierà».  «Noi facciamo tutto – sottolinea – in termini di assistenza, accoglienza e soccorso. Paghiamo anche un dazio in termini di sicurezza. Ma l’Europa deve fare il resto. Deve proteggere questa frontiera e deve capire che il regolamento di Dublino fa acqua da tutte le parti». La visita del ministro, che è volato a Lampedusa insieme al capo della Polizia, Alessandro Pansa, prosegue poi al Poliambulatorio dell’isola, dove si trovano alcuni superstiti.