Dopo i due naufragi, con le bare ormai tumulate, Agrigento ha celebrato tra accuse e polemiche i funerali delle 366 vittime accertate delle tragedia di Lampedusa. Sul molo del porticciolo turistico di San Leone presenti il ministro dell’Interno Angelino Alfano, quello dell’Integrazione Cecile Kyenge e quello della Difesa Mario Mauro, oltre agli ambasciatori di alcuni stati di origine delle vittime. C’era anche il vicesindaco di Palermo Cesare Lapiana, in rappresentanza di Leoluca Orlando che si trova a Roma, e il presidente della regione Rosario Crocetta.  Vi hanno preso parte anche decine di eritrei, giunti da tutta Italia ma anche dalla Germania e da diverse zone d’Europa, che hanno pregato sotto la guida dei capi religiosi che indossavano abiti tradizionali. Molte donne, con il volto coperto da veli bianchi, hanno portato dei ceri e dei fiori. Un gruppo di loro innalzava uno striscione di protesta anche contro la partecipazione, ai funerali, del governo eritreo: “La presenza del regime eritreo offende i defunti e mette in pericolo i sopravvissuti”. Altri cartelli avevano gli slogan “Sangue nostrum” e “Dove sono i sopravvissuti?”. Assente invece il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, che nelle stesse ore ha incontrato a Roma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nicolini ha parlato da Roma di “luci e ombre” nella gestione del tragico naufragio, e ha proposto che il 3 ottobre sia “la giornata della memoria per tutti gli immigrati morti attraversando il Mediterraneo”. Presente il primo cittadino di Agrigento, Marco Zambuto, che ha definito la cerimonia una “passerella per i politici” e “una farsa di Stato”. Alla fine della Santa Messa, il vice premier Alfano ha subito contestazioni al grido di “assassini”, ed è stato portato via dalla scorta.