Ha parlato respingendo le accuse Angelo Gioacchino Middioni,38anni, di Campobello di Licata, arrestato dai carabinieri del Reparto operativo di Agrigento, per mafia ed estorsione perché ritenuto l’esattore del pizzo del cugino, l’ex capomafia provinciale Giuseppe Falsone. Difeso dall’avvocato Giovanni Castronovo, Middioni ha risposto alle domande del Gip del Tribunale di Agrigento, Franco Provenzano, delegato appositamente dal collegata palermitano Lorenzo Matassa. L’uomo ha spiegato al giudice di non conoscere i pentiti Giuseppe Sardino e Maurizio Di Gati, che i fatti che gli vengono contestati sono stati già coperti da un giudicato definitivo e di non sapersi spiegare le accuse che gli sono state mosse da Salvatore e Calogero Paci, padre e figlio, imprenditori già coinvolti nell’inchiesta antimafia “Apocalisse” per essere ritenuti prestanome di Falsone e già condannati. Questi ultimi, dopo la condanna di primo grado hanno deciso di collaborare con la giustizia fornendo una versione dei fatti diametralmente opposta rispetto a quella tracciata dai Pm e confermata, parzialmente, da una condanna. Salvatore Paci, soprattutto non ha avuto tentennamenti: “Ho pagato, ma era estorsione. Non ero socio di Falsone. Middioni riscuoteva il pizzo per lui”.
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