tribunale-new3La pensionata G.R., 73 anni, di Porto Empedocle, già collaboratore amministrativo presso il Provveditorato agli Studi di Agrigento, dopo diciassette anni dalla liquidazione del trattamento pensionistico provvisorio si è vista recapitare dall’Inps una nota con la quale si comunicava l’accertamento di un debito di oltre ventiduemila euro, per pensione riscossa in più a partire dal 1996 e si preannunziava il recupero di detta somma attraverso trattenute mensili. L’empedoclina ha proposto  un ricorso giurisdizionale contro l’Inps davanti alla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione siciliana, con il patrocinio dell’avvocato Girolamo Rubino, chiedendo l’annullamento, previa sospensione, del provvedimento di recupero delle somme. In particolare l’Avv. Rubino ha censurato il provvedimento impugnato sottolineando la mancanza di responsabilità nella percezione delle somme, l’inosservanza da parte dell’Amministrazione di un razionale tempo di definizione della pratica e la non riconoscibilità obiettiva della maggiore erogazione non dovuta. Si è costituito in giudizio l’Inps, in persona del Presidente pro tempore Antonio Mastropasqua, con il patrocinio dell’avvocato Gaetana Angela Marchese, per chiedere il rigetto del ricorso. La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana, ritenendo fondato il ricorso proposto dall’avvocato Rubino ed attesa l’entità della somma da recuperare, tale da pregiudicare, secondo un equo apprezzamento, il soddisfacimento dei bisogni primari della vita, ha accolto la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato. Pertanto, in virtù del provvedimento cautelare emesso dalla Corte dei Conti, la pensionata empedoclina non dovrà restituire nulla all’Inps, nelle more del giudizio di merito di imminente fissazione.