Succede di tutto e non c’è pace nella coalizione del governatore. Tra rimpasto in giunta ed europee il puzzle dei nomi è sempre più complicato. Domani saranno consegnate ufficialmente le deleghe agli assessori. Alla Regione monta il caso Fiumefreddo, il nuovo assessore dei Drs in passato legato a Lombardo e attaccato pesantemente dal segretario regionale del Pd che ne chiede le dimissioni. Dall’altro c’è l’eterno dilemma dei posti in lista per gli aspiranti europarlamentari. Raciti ha già fatto un passo indietro e proprio stasera il giurista Giovanni Fiandaca ha comunicato di avere “sciolto positivamente” la riserva sulla decisione di candidarsi nella lista del Pd per Europee per il collegio delle isole, dopo avere ricevuto le sollecitazioni “del Vice Ministro dell’interno Filippo Bubbico e dell’on. Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd”. Scelta questa che ha causato l’attacco frontale di Ingroia, l’ex pm della procura di Palermo che alla toga ha scelto la politica e che adesso è impegnato nella Sicilia e-Servizi alla Regione.
In queste ore sembra che anche Nelli Scilabra, l’assessore alla Formazione del governo Crocetta, abbia fatto un passo indietro. Al suo posto dovrebbe subentrare Michela Stancheris. In serata la scelta, che fino a poche ore prima doveva essere Mariella Lo Bello, l’ex assessore al Territorio tagliata fuori dalla giunta nel recente rimpasto. Lo Bello, secondo indiscrezioni, sarebbe stata una scelta di rincalzo, perchè la prima ipotesi sarebbe stata sempre quella l’attuale assessore al Turismo Michela Stancheris, che è arrivata in Sicilia proprio grazie all’esperienza di segretaria di Crocetta quando questi era deputato a Strasburgo. L’ufficialità nelle prossime ore.
Rimpallo di nomi che non cambia la sostanza. Perchè sia Lo Bello sia Stancheris sono ritenute fedelissime del due Lumia-Crocetta, una valida alternativa alla non candidatura del senatore termitano, ostacolata proprio da una parte del Partito Democratico.
Piace all’area Cuperlo, Giovanni Fiandaca, docente di diritto penale all’ateneo di Palermo e direttore del Dipartimento di studi Europei e dell’integrazione internazionale (Dems), è stato negli ultimi mesi al centro di un acceso dibattito dopo il libro “La mafia non ha vinto” scritto insieme allo storico Salvatore Lupo, in cui venivano sollevate critiche al processo sulla trattativa e alle “star dell’antimafia”.
Il giurista in una nota dichiara “di essere disposto ad affrontare l’avventura elettorale, dopo la presa di posizione del Vice Ministro dell’interno Filippo Bubbico e del vice segretario del Pd Lorenzo Guerini e del vice presidente della Commissione Antimafia Claudio Fava – che ringrazio per gli apprezzamenti e l’incoraggiamento rivoltimi”.
“Confesso – aggiunge – che non è facile per me lasciare i libri e interrompere il contatto con gli studenti, avendo finora il mio impegno di studioso e di docente rappresentato il baricentro della mia vita; ma vi è un momento in cui è giusto cercare di valorizzare la propria esperienza e le proprie competenze in vista di un servizio, finalizzato al bene comune”.
“La Sicilia, in particolare – osserva – vive un momento drammatico dal punto di vista economico e sociale, ma ancor di più sul versante culturale e politico; attualmente sembra che i gruppi dirigenti, politici e imprenditoriali, non riescano a trovare la strada per ideare un progetto di ampio respiro e condiviso, idoneo a rilanciare la nostra regione anche nell’orizzonte europeo. Confido che la mia candidatura, che interpreto ispirata a una prevalente esigenza di coesione all’interno del pd siciliano e nazionale – conclude Fiandaca – possa dare un contributo per aprire una nuova stagione che metta al centro dell’iniziativa politica lo sviluppo della Sicilia nel quadro dell’Europa”.
E se gran parte del partito democratico nazionale accetta di buon grado la candidatura di Fiandaca, Antonio Ingroia, presidente di Azione Civile, movimento che ha aderito alla Lista Tsipras non vede di buon occhio la scelta: “Da una parte si consente a Marcello Dell’Utri, imputato nel ‘processo trattativa’, di fuggire all’estero, dall’altra il Pd pensa di candidare uno dei principali giustificazionisti della trattativa stato-mafia, il professor Fiandaca, che è anche uno degli ispiratori dell’attuale formulazione del 416 ter, praticamente inutile. Aspettiamo ora qualcuno che ci dica che la mafia non esiste, come accadeva fino agli anni 80”.
“Le due cose sembrerebbero estranee ma a legarle vi è un filo conduttore, la delegittimazione del processo sulla trattativa e di chi è in prima linea nella lotta contro la mafia. Lo stato, in tutte le sue diramazioni, dovrebbe stringersi attorno alla procura di Palermo impegnata- afferma – in un processo già difficile di per sé e reso ancor più complicato dalle minacce di morte giunte, anche recentemente, a Nino Di Matteo”.
“Insomma, Dell’Utri fugge e si fa arrestare solo per la sua imperizia, e il Pd vuole candidare, proprio in Sicilia, il professor Fiandaca. Poiché non credo che le cose avvengano a caso, penso che si stia creando ad arte un clima, anche di opinione, per oscurare ancora una volta, con atti politicamente discutibili e mediaticamente rilevanti, la verità sulla stagione dei patti osceni con la mafia di una classe politica, che occupa ancora ruoli di rilievo nelle istituzioni. C’è – conclude – la volontà di mantenere, nell’immaginario collettivo, la visione della mafia in coppola e lupara e di delegittimare tutti coloro che, invece, considerano la mafia dei colletti bianchi ancora più pericolosa”.

















