Laura-Boldrini2È cominciato, nel Palazzo degli Elefanti di Catania, il seminario del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente dell’Assemblea parlamentare della Nato. I lavori, che proseguiranno anche domani, sono stati aperti dall’intervento del sindaco Enzo Bianco. Vi partecipano il presidente del Senato, Pietro Grasso, la presidente della Camera, Laura Boldrini, i ministri Federica Mogherini, Angelino Alfano, Roberta Pinotti e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Marco Minniti oltre al presidente della delegazione italiana, Andrea Manciulli, che ha promosso l’evento.

A Catania per la prima volta sono presenti insieme agli oltre cento parlamentari delle Delegazioni Nato anche i parlamentari e i rappresentanti dei Governi dei Paesi Mediterranei associati all’Organizzazione Atlantica, dei Paesi del Golfo, della sponda Sud e di Organizzazioni Internazionali. Ai lavori parteciperanno docenti universitari ed esperti dei temi della sicurezza nell’area mediterranea e mediorientale, in particolare dell’evoluzione del terrorismo jihadista, del fenomeno dell’immigrazione, delle crisi siriana, libica e mediorientale.


GRASSO: “DRAMMATICHE CONSEGUENZE DELLA PRIMAVERA ARABA”. “La Primavera Araba ha esaurito la sua fase con conseguenze drammatiche: anarchia istituzionale e conflitti producono traffichi di persone e di droga. La soluzione passa da solidarietà e responsabilità”, ha detto il presidente del Senato, Pietro Gasso.

“L’instabilità danneggiando l’economia – ha aggiunto il presidente del Senato – aggrava la povertà endemica dei paesi della regione, ma anche quella delle nazioni occidentali, già colpite da una crisi economica senza precedenti; i conflitti producono movimenti di profughi e di migranti. La debolezza delle frontiere, l’anarchia istituzionale, le disgregazioni sociali aprono nuovi corridoi per i traffici di droga, di persone, di armi, di cui l’Italia è sovente il primo terminale, determinando poi una pressione migratoria sulle coste del nostro Paese che è difficile contenere”.

“Noi tutti – ha osservato Grasso – abbiamo memoria indelebile di un’immagine che si è replicata centinaia, forse migliaia di volte, alla quale però non possiamo abituarci. Da barconi stipati e malandati vengono fatti scendere donne, bambini, uomini tremanti e dal passo malfermo, salvati dai militari italiani che pattugliano il Canale di Sicilia e dai generosi cittadini di questa terra che non esitano a rischiare la propria vita per aiutare chi ha bisogno. Hanno negli occhi il buio del terrore, e la luce della speranza di un futuro migliore, o comunque di un futuro per sé e per i propri figli”.

“Le possibili risposte a queste drammatiche sfide emergenti sono racchiuse in due parole chiave: solidarietà e responsabilità – continua Grasso -. L’Alleanza Atlantica, l’Europa, e i paesi più solidi della sponda sud hanno il dovere di dare vita insieme a un processo politico strategico di medio e lungo termine finalizzato non soltanto a promuovere la sicurezza in senso territoriale, attraverso strumenti militari, ma ancora di più a determinare l’emersione ed il consolidamento delle istituzioni, l’inclusione politica e il mutuo riconoscimento degli attori statuali, lo sviluppo economico, lo scambio culturale, la pacifica convivenza di credi religiosi e delle identità tribali.
Lo dico con chiarezza”.

“Nessuno – ritiene Grasso – può considerarsi al sicuro e autosufficiente rispetto a questioni epocali che ci minacciano tutti, che entrano in ogni casa, scavalcano qualsiasi confine: ogni approccio egoistico di carattere nazionale è destinato a fallire inevitabilmente. Dobbiamo muoverci dentro due direttrici intimamente collegate.
La prima. Sostenere in concreto i processi istituzionali, lavorare per unire, per sanare le disgregazioni politiche e sociali, per promuovere la statalizzazione dei territori che oggi sono in balia del caos. Senza la pretesa di esportare semplicisticamente i modelli politici che noi abbiamo conquistato in decenni, in secoli di evoluzione del pensiero. Sostenere il rispetto dei diritti, la coesione sociale e la stabilità ma secondo i modelli auto-determinati dai popoli, puntando sull’evoluzione culturale progressiva piuttosto che su discutibili operazioni di trapianto che la storia recente dimostra essere condannate al rigetto”.

“La seconda strada” indicata da Grasso è “guardare a questa grande area territoriale nel suo complesso. La soluzione delle crisi siriana e libica, il contenimento del nuovo e vecchio jihadismo impongono ineludibilmente accordi che coinvolgano tutte le grandi potenze della regione, per comporre conflitti superficiali e latenti e per conciliare interessi divergenti. Escluderne qualcuna, l’Iran ad esempio, io credo pregiudicherà le prospettive di soluzioni stabili”.

MOGHERINI: “MARE NOSTRUM NON BASTA”. “Senza un governo stabile e un interlocutore razionale in Libia sarà come tentare di svuotare il mare con un cucchiaino”, ha detto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ricordando che negli ultimi nove mesi in Italia sono arrivati 130mila migranti. “La Libia per l’Italia è la prima priorità. Vi sono due Paesi dell’Unione Europea per i quali la Libia e una priorità’: l’Italia e Malta, e questo è significativo. C’è una crescente consapevolezza sul fatto che vi saranno problemi per la sicurezza che è importante prevenire, ma siamo un passo più avanti della prevenzione”.

“Le crisi non sono più staccate dalla dimensione globale. Anzi qui nel Mediterraneo c’è il centro della crisi mondiale. Se vai in Cile o in Giappone, ciò che li preoccupa è la situazione nel Mediterraneo e del Medio Oriente”. “È diventata quindi una questione di portata globale, e noi dobbiamo assumere questa visione”, osserva il ministro. “Negli ultimi 7-8 mesi, alcuni Paesi – rivela – sostenevano che l’Ucraina non doveva mettere in ombra il Mediterraneo. Le crisi invece vanno affrontare nello stesso momento, non abbiamo scelta diversa. Non si mettono in coda, in fila, le crisi. Dobbiamo ricostituire i rapporti con tutti gli attori che possono essere utili, e con quelli che possono essere nocivi”.

“L’operazione Mare nostrum ha salvato tante vite, ma non basta e non basterà mai se non affrontiamo il problema politico alla radice”. Secondo il ministro “non c’è uno schema adatto a tutte le crisi perché abbiamo diversi attori coinvolti in diverse aree. Sfide e crisi da affrontare in maniere un po’ diversa. Da ministro ho l’impressione che siamo sempre noi a cambiare cappello, formato, senza trovare una visione unitaria”.

“L’inizio della reazione alle minacce di Isis, dal lato europeo l’Italia insieme alla Francia, ha chiesto una riunione straordinaria dei ministri degli esteri dell’Ue. Abbiamo iniziato a lavorare, ma quando si è cominciato a dialogare con i paesi della Nato, ci è stato detto che non è un ruolo che spetta all’Alleanza Atlantica. Non è uno scontro ‘ovest contro Islam’, però – sottolinea – ci sono molti Paesi della Nato che sono coinvolti in questo partenariato, ed hanno un ruolo trainante rispetto ad altri. Sono paesi che a livello culturale possono dare un contributo fortissimo”.

“Nel processo di pace in Medio oriente l’Ue deve svolgere un ruolo e deve essere attore, con un ruolo importante insieme ad altri partner; mai come ora c’è la necessità di tutte le parti di accettare un ruolo politico e tecnico dell’Europa”.

“Un eventuale intervento esterno, se ci deve essere, in Libia non può che passare dall’Onu. La prima priorità è non fare danni – ha osservato Mogherini -, ma agevolare una politica inclusiva che porti a un governo e un parlamento eletto. La Libia può diventare il più grande problema o il più grande successo nei prossimi mesi”.