tribunale-43Costretta a subire atti sessuali dietro la minaccia di perdere il posto di lavoro, cosa che poi sarebbe accaduta dopo che denunciò tutto alla polizia. La presunta vittima, peraltro, in seguito ha ritirato la denuncia ma il processo è proseguito ugualmente perché i reati sono quasi tutti perseguibili di ufficio. Ieri mattina il pubblico ministero Salvatore Vella, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione per un bracciante agricolo . L’uomo è accusato di violenza sessuale, minacce gravi e violenza privata. Il pm ha proposto pure l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. I fatti contestati risalgono all’ottobre del 2010. Per due capi di imputazione il pm ha chiesto il non doversi procedere per intervenuta remissione della querela. Il processo, in corso davanti al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Melisenda Giambertoni (a letere Giancarlo Caruso e Maria Alessandra Tedde) si dovrebbe concludere il 9 ottobre dopo le eventuali repliche dello stesso pm e dell’avvocato Giovanni Salvaggio, difensore dell’imputato, che ieri per oltre un’ora ha illustrato la sua arringa cercando di smontare l’ipotesi accusatoria. L’uomo, secondo la ricostruzione dell’episodio fatta dal pm Vella durante la requisitoria, avrebbe costretto una ragazza che insieme a lui andava a raccogliere l’uva nelle campagne alle dipendenze di una ditta a subire atti sessuali. “Si è approfittato di una donna malata – ha spiegato il pm Vella durante la requisitoria – che alle cinque del mattino si metteva in macchina per andare in campagna a raccogliere l’uva. La ragazza aveva bisogno dei soldi per vivere e per curarsi dato che aveva dei problemi di salute abbastanza seri”. l’uomo, secondo l’accusa, avrebbe approfittato della sua posizione lavorativa “che di fatto – ha sostenuto Vella – rendeva la donna subalterna rispetto all’imputato” in quanto la presunta vittima ogni giorno era costretta a farsi dare un passaggio in auto