randagioDanno da mangiare ad alcuni gruppi di cani di strada a Gravina di Catania, si occupano di loro e si sono affezionate a tutti loro, soprattutto alla cagnolina-mamma.

Condividendo questo obiettivo comune hanno stretto un rapporto di amicizia e solidarietà. Sono la signora Maria Miceli, professoressa di matematica e scienze e la signora Maria Nicosia.


Da circa un anno, tra sacrifici e salti mortali, si occupano di questi cani con amore e dedizione, portando il mangiare due volte al giorno, con il sole e con la pioggia. Ma nel quartiere c’è chi non accetta questa situazione e più di una volta le due signore sono state vittime di aggressioni verbali e minacce.

Da quanto tempo vi occupate dei cani del quartiere? “Dal 2010 – risponde la signora Miceli- da quando li avevamo addirittura nel condominio. Li abbiamo sfamati a spese nostre e curati come potevamo. Il sindaco non si è mai interessato al nostro problema e per liberare il condominio da tutti i cani, tra cui c’erano sette o otto cuccioli, abbiamo dovuto pagare una persona per farli trasferire in un canile. Tra l’altro quando si chiede gentilmente se è possibile vederli per una visita la risposta è sempre vaga, quindi possiamo solo sperare che stiano bene”.

A chi chiede aiuto per risolvere il problema? “Penso di aver fatto più di un migliaio di telefonate ad associazioni, veterinari, vigili urbani, ma tutti rispondono che non è competenza loro. L’unica associazione che mi ha dato una mano è stata l’“Altra Zampa”.

L’associazione ha mandato sul posto dove si trovano i cani l’avvocato Tania Cipolla, per studiare la situazione e cercare una soluzione.

“Uno o due cani sterilizzati, microchippati e in buona salute in una scuola potrebbero stare –commenta l’avvocato Cipolla- ma un branco no. Dobbiamo metterci nei panni dei genitori che portano i figli a scuola e che hanno paura di un’eventuale aggressione. Le soluzioni sono due: o si ricava uno spazio per i cani dividendo il terreno con una recinzione oppure si trova un terreno alternativo”.

La signora Miceli e la signora Nicosia sono state accusate di essere persone incivili per quello che fanno per pura bontà, da persone che mostrano cattiveria rovesciando di proposito le ciotole con l’acqua, anche con 40 gradi e buttando il cibo per costringere i cani ad andare via.

“Queste persone non capiscono che comportarsi in questo modo peggiora la situazione- continua Miceli- perché i cani si ‘inselvaggiscono’ e rischiano di diventare pericolosi. Ma insomma io mi chiedo se voi non mangiate e non bevete per giorni come reagite?”.

La signora Miceli da qualche mese si reca sul posto accompagnata da una pattuglia di Vigili Urbani.

Come è nata questa cosa della scorta? “Fino a poco tempo fa dei cani se ne occupava l’ufficio tecnico di Gravina e non si vedevano risultati. Adesso il compito è stato affidato ai Vigili Urbani e devo dire che il Commissario Torrisi ha davvero preso a cuore la questione. Personalmente mi impegno al 100% per questi cani, ho scritto una petizione in cui viene chiesto che i cani vengano sterilizzati e microchippati”.

Quanto spende per la cura di questi cani? “Più o meno 100 euro al mese. Compro le scatolette, i croccantini, la pasta e spesso cucino qualcosa per loro. Inoltre il panificio mette a disposizione il pane duro, invece di buttarlo, e invito tutti i panifici della zona a fare la stessa cosa”.

Anche la signora Nicosia racconta alcune delle sue esperienze: “Ogni volta che incontravo la cagnolina, che ho chiamato Stella, le davo una latta di carne per farla mangiare. Giorno dopo giorno mi sono innamorata di lei. Una volta, mentre le davo da mangiare, ho discusso con un ragazzo che mi insultava dal balcone. Allora gli ho detto che non conoscendomi non aveva alcun diritto di insultarmi e che se voleva parlare poteva scendere e farlo a quattr’occhi. Il giorno dopo è venuto a scusarsi, ma purtroppo ci sono sempre alcune persone cattive che se la prendono con questi cani innocenti”.

Perché non fare diventare questi cani di quartiere? Sterilizzati, sfamati e curati non darebbero assolutamente nessun fastidio.

Tra i protagonisti di questa vicenda c’è il commissario Torrisi che si sta interessando in prima persona al problema dei cani di Gravina e che mette a disposizione la sua unica pattuglia come scorta della signora Miceli e di tutti quelli che come lei si preoccupano e si occupano dei cani del quartiere.

“Le discordie nascono dal fatto che ci sono alcune persone che amano gli animali e altre, invece, che sono infastidite dalla loro presenza- spiega Torrisi. Come Comando abbiamo avuto il compito di tutelare gli animali da qualche mese e ci stiamo attivando per fare tutto quello che si può e si deve. Siamo uno dei primi Comuni ad avere la concessione con il veterinario comunale e stiamo attendendo una risposta da un canile per una sistemazione. Ci stiamo muovendo anche per le sterilizzazioni, che sono il problema più imminente, ma non abbiamo ancora un luogo dove gli animali possano stare per la degenza. I cani dovrebbero essere sterilizzati e microchippati a nome del Comune, per poi essere dati in adozione e per questo siamo in contatto con diverse associazioni animaliste”.

Cosa ne pensa della situazione della signora Miceli? “La signora Miceli non fa parte di nessuna associazione, quello che fa lo fa per amore nei confronti degli animali e quindi ci sembra doveroso darle una mano mandando a sua tutela una squadra per evitare battibecchi.

Personalmente penso che questi animali se c’è chi li cura non danno nessun fastidio, ma c’è ancora una sub cultura in questo senso. Gli animali possono essere anche una ricchezza, per esempio per le persone anziane o per i bambini. Non capisco questa avversione nei loro confronti, in passato è capitato più volte che i cani malati o feriti li prendevamo con la macchina di servizio, li portavamo a Catania per farli soccorrere e poi li portavamo a casa nostra per la degenza. Vedere che ci sono persone che li curano e danno loro da mangiare è una gioia per noi e diamo volentieri una mano”.

Con il minimo delle risorse i Vigili e i volontari stanno cercando di fare il più possibile, ma non è un’impresa semplice. Al canile di Regalbuto, il più vicino che è stato rintracciato, ogni cane costa 5 euro al giorno. In più dallo stesso fondo servono i soldi per la convenzione e per pagare i vari interventi. “Stiamo cercando di avere un terreno nostro per la degenza- continua Torrisi- in modo da risparmiare i soldi da destinare ai cani nel canile. Quello che mi stupisce è che la legge impone che ci siano tutte queste cose, non è una scelta facoltativa, eppure non si è mai fatto niente. Dobbiamo quindi ringraziare sia i volontari riconosciuti sia quelli come la signora Miceli che agiscono per amore degli animali”.

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