Riappare il ponte sullo Stretto di Messina, con l’introduzione nel Def (Documento di economia e finanza) del progetto e oltre un miliardo di euro destinato alla sua realizzazione. Insorgono il M5s (“La mafia ringrazia”), Sel (con un’interrogazione), il Codacons e il Wwf. Ma il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti smentisce: “Un’errata lettura di una tabella dell’allegato del Def ha indotto a ipotizzare un rifinanziamento del ponte”.
Nel frattempo le associazioni si erano scatenate: “Non si capisce a quale titolo – avevano detto gli ambientalisti – compaia nell’aggiornamento al Def oltre un miliardo di euro destinato al ponte. E’ da tempo che vengono accreditati dai media contatti tra il presidente del Consiglio Renzi e i vertici dell’ormai sciolta Stretto di Messina, le indiscrezioni sulla riapertura del ‘file’ del ponte sarebbero giustificate in ambito governativo dal rischio di penali, ma non è così: noi sappiamo che alla luce dei rapporti contrattuali tra Società Stretto di Messina e il General contractor non esiste alcuna penale da pagare e pertanto l’investimento di oltre un miliardo di euro è assolutamente ingiustificato”.
Anche il Codacons era sul piede di guerra: “Il governo deve fornire chiarimenti urgenti sullo stanziamento di quasi 1,3 miliardi di euro per il ponte, o la Corte dei conti sarà chiamata a indagare sull’ennesimo caso di utilizzo ‘fantasioso’ di soldi pubblici”.
“Da una parte il premier Renzi pensa di trovare risorse ricorrendo all’aumento dell’Iva e delle accise sulla benzina inserendo clausole di salvaguardia che danneggiano pesantemente le famiglie, dall’altro sembra voler stanziare una cifra abnorme per un’opera dalla controversa utilità, che non migliorerà certo le condizioni economiche dei cittadini del sud Italia – aveva detto commentato il presidente Carlo Rienzi -. Ci aspettiamo una smentita urgente del governo su tale finanziamento; in caso contrario sarà inevitabile un ricorso alla Corte dei conti per fare luce sul corretto utilizzo dei soldi pubblici. Con questi 1,3 miliardi di euro il governo avrebbe potuto aiutare le famiglie calabresi e siciliane in difficoltà, considerando che proprio in queste due regioni si registra il più elevato tasso di povertà d’Italia”.















