Si inaugura oggi pomeriggio alle 18.30, presso la sala conferenze di Palazzo Stella a Canicattì, l’anno accademico 2014/15 dell’Università della terza età.
Saranno presenti il presidente dell’unitre, Prof. Gaetano Augello; il Sindaco Vincenzo Corbo ; la Prof.ssa Gabriella Portalone e l’Avv. Enrico Quasttrocchi in qualità di relatori.
Nota del Prof. GAETANO AUGELLO
Tra i protagonisti della vita politica canicattinese nel secondo dopoguerra un posto di particolare rilievo spetta a Giuseppe Signorino, penalista prestigioso e grande affabulatore, primo democristiano ad occupare il prestigioso incarico di sindaco della Città e primo canicattinese chiamato a far parte dell’Assemblea e del Governo della Regione Siciliana.
Nato a Canicattì il 16 agosto del 1911, Giuseppe Signorino, dopo aver conseguito la maturità presso il Liceo Classico “Ruggero Settimo” di Caltanissetta, frequentò per due anni il corso di Giurisprudenza nell’Università degli Studi di Palermo; si trasferì quindi nella prestigiosa facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna ove si laureò col prof. Alfredo De Marsico.
Adempì agli obblighi militari col grado di ufficiale di complemento nell’Artiglieria. Richiamato in servizio durante la seconda guerra mondiale, fu fatto prigioniero fino al 1946. Tornato alla vita civile, cominciò ad esercitare la professione forense avendo come maestro l’avv. Giovanni Guarino Amella, già deputato, per ben tre volte, al Parlamento nazionale. Divenne penalista di grande successo: amava ripetere che gli avvocati non sono mai avversari ma difensori di parti avverse.
Dotato di grande simpatia umana, fu conversatore ed oratore amabilissimo e conferenziere forbito. I suoi comizi in piazza IV Novembre, inframmezzati da battute spiritose, erano seguiti da grandi folle, affascinate e trascinate dalla sua eloquenza. Parlava da un grande palco, allestito davanti al palazzo “di lu racarmutisi”, mentre il comunista Francesco Cigna utilizzava un podio più modesto, avvolto da una bandiera rossa, collocato all’inizio della via capitano Ippolito, davanti all’ex Casa del Fascio. I due erano i veri protagonisti dell’agone politico di quegli anni ed amavano scambiarsi delle “carinerie”.
A Cigna che amava definire i democristiani “pecorume belante all’ombra delle sagrestie” rispondeva da par suo Giuseppe Signorino: “Poc’anzi da quel poggio scarlatto, quale piramidale ed himalayca ignoranza, ha parlato il compagno Cicio Cigna…” E spesso Francesco Cigna, al termine del suo comizio, per impedire ai suoi di ascoltare l’avversario, si trasferiva con il seguito nella piazza di Borgalino, nel vecchio centro storico, dove – al termine di una faticosa estenuante salita – improvvisava un altro discorso.
Giuseppe Signorino partecipò con successo alle elezioni comunali del 22 maggio 1952 che, nella vita amministrativa di Canicattì, segnarono una svolta epocale. Dopo le giunte socialcomuniste che avevano caratterizzato la vita pubblica canicattinese nell’immediato dopoguerra – da ricordare in particolare il sindaco socialista Diego Cigna e quello comunista Francesco Cigna – la Democrazia Cristiana, da sola, distanziò i socialcomunisti di ben 1400 voti, ottenendo la maggioranza nel Consiglio Comunale. E proprio l’avv. Giuseppe Signorino fu eletto dal Consiglio Comunale sindaco della Città il 7 giugno 1952: ottenne 27 voti sui 38 consiglieri presenti. La minoranza socialcomunista votò scheda bianca “pur apprezzando” – così dichiarò in Consiglio Ignazio Ferreri del P.C.I. – “il valore intellettuale e morale dell’avv. Signorino”.
Nel corso della seduta l’assemblea cittadina inviò questo telegramma alle massime autorità dello Stato: “Questo Consiglio Comunale insediatosi stanotte stretto attorno Tricolore d’Italia inneggia alle maggiori fortune della Patria”. Assessori effettivi furono eletti Luigi Adamo, Diego Portannese, Antonio Tedesco, Calogero Insalaco, Vincenzo Marchese Ragona e Antonino Terrana; assessori supplenti Antonio Argento e Giuseppe Bordonaro.
Il 19 giugno si ebbe il passaggio delle consegne da Cigna a Signorino. Lo stesso giorno il nuovo sindaco fece affiggere in Città un manifesto di saluto.
Giuseppe Signorino fu sindaco di Canicattì fino 23 giugno 1956, rimanendo in carica a capo della stessa amministrazione per l’intera legislatura; sarebbe stato l’unico caso nella storia della città, anteriormente alla recente introduzione dell’elezione diretta dei sindaci col sistema maggioritario.
Una delle prime lettere giunte al nuovo sindaco fu inviata dal superiore del convento di Santo Spirito, il frate minore padre Virginio Di Giorgi. La missiva, datata 20 giugno, chiedeva, a nome degli abitanti del vecchio centro storico di Borgalino, il ripristino delle campane dell’orologio comunale posto sulla torre destra della chiesa di Santo Spirito: “Le campane furono scese nel giugno 1940, per ordine superiore, e destinate – esse annunziatrici di pace – ad arma di guerra. Alla fine della guerra avrebbero dovuto essere ricollocate al loro posto, ma sono ormai trascorsi molti anni e le campane non si sono più viste, né sentite”.
Il frate non ebbe risposta e tornò alla carica nel 1954 con un’altra lettera datata 7 giugno. Stavolta come data della asportazione delle campane veniva indicato il mese di maggio del 1941, si parlava di un decreto di requisizione e si specificava il peso complessivo delle campane: circa 150 Kg. Il frate concludeva: “Il suono delle ore è indispensabile agli abitanti di questo grosso quartiere dello Spirito Santo, in quanto molti di questa gente, in gran parte dedita al lavoro dei campi e povera, sono sforniti di orologio privato”.
L’amministrazione respinse la richiesta, facendosi forte di un atto di notorietà, datato 15 giugno 1954, sottoscritto dall’assessore comunale insegnante Antonino Terrana e da altri quattro testimoni: “Nel mese di maggio dell’anno millenovecentoquarantuno in Canicattì vennero requisite, a causa della guerra, numero due campane di bronzo, del peso netto complessivo di Kg. 150, facenti parte dell’orologio civico sito in questa Piazza Indipendenza che attualmente ne è sprovvisto. Per le suddette campane nessun compenso è stato dato al Comune all’atto e in seguito alla requisizione né alcun documento è stato rilasciato all’Amministrazione Comunale di Canicattì per comprovare la requisizione stessa”.
Numerosi gli interventi dell’amministrazione Signorino, soprattutto nel campo dell’edilizia scolastica e del mercato al minuto. Il 28 gennaio 1955 la giunta Signorino chiese alla Regione un contributo di cento milioni per la costruzione di una nuova scuola media. L’11 dicembre 1955 la Giunta approvò il progetto per la realizzazione in largo Aosta, su una superficie di 8.000 mq, di un nuovo mercato al minuto e all’ingrosso. Il 10 febbraio 1956 il Consiglio Comunale ratificava la delibera di Giunta n. 269 del 20.6.1953 relativa alla sdemanializzazione dell’area su cui fu poi costruito l’attuale Palazzo delle Poste e Telegrafi.
Nella seduta del 10 febbraio 1956 fu adottato dal Consiglio Comunale un altro provvedimento che avrebbe avuto grandi riflessi nella vita culturale della città: fu ratificata la delibera n. 631 del 14.12.1954 con la quale era stato istituito come sede autonoma il Tecnico Commerciale e per Geometri che, in data 20 febbraio 1957, sarebbe stato intitolato dal Collegio dei docenti a Galileo Galilei. L’Istituto Tecnico, per la cui istituzione nel giugno 1951 si era mosso un comitato di cittadini, aveva iniziato la propria attività, con due prime classi, nell’ottobre dello stesso anno. Si trattava però di una sede staccata dell’Istituto Tecnico “Foderà” di Agrigento. L’amministrazione comunale, guidata allora dal sindaco Francesco Cigna, aveva messo a disposizione alcuni locali di proprietà comunale all’interno dell’ex convento del Carmine; il senatore Salvatore Sanmartino e soprattutto l’avvocato Paolo Trenta, allora delegato regionale dell’Amministrazione Provinciale di Agrigento, avevano fortemente appoggiato l’iniziativa. Al nuovo istituto autonomo, a partire dal 1° ottobre 1954, il sindaco Signorino concesse i locali delle scuole elementari di via Regina Elena, oggi via De Gasperi, ove avrebbe operato fino all’inizio dell’anno scolastico 1976-77, allorché poté finalmente trasferirsi nei nuovi locali di via Pirandello.
Durante l’amministrazione Signorino furono realizzati due serbatoi per consentire un maggiore approvvigionamento idrico: il primo, della capacità di 1.200 mc., fu costruito a quota 530 nei pressi della chiesa di Santo Spirito ed inaugurato il 1° ottobre 1955; il secondo, della capacità di 1.200 mc., a quota 500 dietro la chiesa della Madonna della Rocca; fu inaugurato il 1° ottobre 1956 durante la sindacatura di Vincenzo Marchese Ragona.
Il 23 agosto 1952 la giunta Signorino confermò – per il periodo 1954-1963 – l’incarico di esattore comunale all’avvocato Rosario Livatino, esponente socialista, ultimo sindaco della Città prima dell’avvento del fascismo e nonno dell’omonimo giudice assassinato dalla mafia.
Il 28 dello stesso mese il sindaco Signorino, alla presenza di un elegante e folto pubblico, inaugurò il Cinema-Teatro “Odeon”, opera dell’ingegnere professor Salvatore Caronia Roberti, uno dei protagonisti dell’architettura siciliana del Novecento, che aveva iniziato la carriera accademica nel 1915 come assistente del professor Ernesto Basile.
Il 28 novembre 1952 il Consiglio Comunale di Canicattì, riunito nella Sala di Disegno della Scuola di Avviamento di via Milano, deliberò all’unanimità, su proposta del sindaco Signorino, l’attribuzione di un assegno mensile di £ 10.000 alla signora Isabella Macaluso, vedova – dal 1925 – del dottor Antonino Sciascia, l’inventore della fototerapia e premio Nobel mancato per la medicina. La signora versava in condizioni di difficoltà poiché la rendita annua di 3.500 lire che il marito le aveva lasciato era divenuta, col passare degli anni, a causa delle varie svalutazioni, del tutto insufficiente per il suo sostentamento. Dolorosa la premessa inserita in delibera: “Considerato che la signora Isabella Macaluso, vedova del dottor Sciascia, vive in condizioni di assoluto bisogno…”.
Durante l’amministrazione Signorino, nella primavera del 1953, scoppiò una vivace polemica tra Agrigento e Canicattì a causa della richiesta, avanzata da quest’ultima città, di diventare sede di Tribunale. Canicattì godeva dell’appoggio unanime dei centri vicini: Naro, Camastra, Campobello di Licata, Ravanusa, Castrofilippo, Racalmuto e Grotte. Delibere, petizioni e ordini del giorno furono approvati dai consigli comunali e inviati al Ministero di Grazia e Giustizia. Ad Agrigento, al termine di una riunione straordinaria congiunta degli avvocati e del Consiglio Comunale, fu approvato un ordine del giorno che parlava di “danno irreparabile per il capoluogo e per gli otto comuni in questione”. La giunta comunale di Agrigento aggiungeva: ”Il distacco degli otto comuni dal Tribunale di Agrigento porterebbe l’esodo dalla sfera di attrazione di Agrigento di circa 150 mila abitanti della provincia, cioè circa un terzo dell’intera popolazione. Tali comuni, risiedendo nella zona più ricca ed evoluta della provincia, sono appunto quelli che più facilmente e più frequentemente hanno motivo di accorrere nel capoluogo per lo smaltimento dei propri affari ed in prima linea di quelli giudiziari”.
Il 14 aprile 1953 il Consiglio Comunale di Canicattì, in un o.d.g. approvato all’unanimità, condannò le parole offensive contenute in una dichiarazione degli avvocati agrigentini. Gaetano Portalone, sul “Giornale di Sicilia” del 18.4.1953, parlò del predetto documento approvato dagli avvocati agrigentini in cui si sosteneva come Canicattì fosse “assolutamente mancante delle condizioni minime ed indispensabili di ambiente sociale o culturale”. Gli avvocati agrigentini sostenevano che a Canicattì esercitavano solo cinque avvocati e sette procuratori legali. Il “Giornale di Sicilia” di domenica 19 aprile, riportando le dichiarazioni del collaboratore del giornale Antonino Cremona, indicava i nomi dei cinque avvocati esercenti: Angelo La Vecchia, Spiridione Perez, Salvatore Sanmartino, Giuseppe Signorino, Paolo Trenta; erano questi invece i sette procuratori legali: Giuseppe Alaimo, Aurelio Cassaro, Aurelio Cimino, Pasquale Faldetta, Arcangelo Li Calzi, Pietro Narbone, Pietro Tornambè. I 12 avvocati e procuratori legali canicattinesi rappresentavano una piccola minoranza tra i 173 iscritti all’albo provinciale. L’istituzione del nuovo Tribunale a Canicattì non aveva pertanto, a giudizio degli avvocati agrigentini, motivazione alcuna. Canicattì insisteva nella richiesta e il ministro Salvatore Aldisio accettò la presidenza onoraria del comitato canicattinese. L’ordine degli avvocati di Palermo invece solidarizzò con gli avvocati agrigentini.
Sul “Giornale di Sicilia” del 23.4.1953 comparve una notizia che poneva la parola fine alla vicenda: “In data 11 aprile 1953 è pervenuto questo telegramma del ministro di Grazia e Giustizia Adone Zoli al presidente dell’ordine degli avvocati e procuratori legali di Agrigento Avv. Comm. Mario Bonfiglio: “Egregio avvocato, con riferimento all’o.d.g. votato dagli avvocati e procuratori di Agrigento, allegato alla sua lettera, le comunico che la revisione generale delle circoscrizioni giudiziarie è “problema non attuale” e pertanto la notizia relativa alla istituzione del Tribunale di Canicattì è destituita di fondamento. Cordiali saluti”.
Nell’ottobre del 1954 si celebrò a Canicattì il Congresso Eucaristico Mariano presieduto dall’arcivescovo di Palermo cardinale Ernesto Ruffini; in tale occasione fu inaugurato, in piazza Roma, il monumento all’Immacolata, dono della Cassa Rurale San Francesco. Il 30 luglio 1955 in piazza IV Novembre fu celebrato solennemente il cinquantesimo anniversario della morte di P. Gioacchino La Lomia e il sindaco Signorino annunziò che nella stessa piazza sarebbe stata innalzata una statua bronzea del frate. L’opera, realizzata dallo scultore palermitano Giovanni Rosone, fu collocata il 5 agosto 1956, sotto l’amministrazione presieduta dal dottor Vincenzo Marchese Ragona.
Il 17 novembre 1954 la giunta presieduta da Signorino, a seguito della distruzione del Parco della Rimembranza operata da precedenti amministrazioni, deliberò – constatata l’impossibilità di trovare una soluzione più dignitosa – lo spostamento del Monumento ai Caduti nell’aiuola in cui si trova oggi, all’incrocio del corso Umberto con la via Torino, con un impegno di spesa di £ 250.000.
Il 30 maggio del 1955 il sindaco Signorino inaugurò una piccola caserma dei vigili del fuoco in via Milano, alla presenza del vescovo ausiliare di Agrigento Fasola, del vice prefetto Caruso, dell’arciprete Restivo e del comandante del corpo capitano Barberi.
Nelle elezioni regionali del 1955, Giuseppe Signorino, rimanendo in carica come sindaco, fu eletto deputato regionale per la Democrazia Cristiana con 24.729 preferenze e fu uno dei principali protagonisti della “svolta autonomista” rappresentata dal governo di Silvio Milazzo. Il 31 ottobre 1958 il deputato calatino fu eletto a capo di un governo appoggiato da alcuni deputati democristiani – e tra essi Signorino – che ruppero clamorosamente con il loro partito, dando vita all’Unione Siciliana Cristiano Sociale. Per la prima volta la Democrazia Cristiana veniva estromessa dal governo regionale. La giunta, che fu definita “autonomista” per rimarcare il suo distacco dalle centrali politiche romane, fu costituita, oltre che dai deputati ex D.C., da PSDI, PRI, PLI ed MSI, con l’appoggio esterno dei socialisti e dei comunisti rappresentati tuttavia nell’esecutivo dall’indipendente di sinistra Paolo D’Antoni.
La costituzione del nuovo governo regionale fu condannata non solo dalla D.C., come ovvio, ma – dopo dei tentennamenti iniziali da parte di qualche vescovo – anche e soprattutto dalla Chiesa, al punto che fece scalpore l’udienza che il capo della chiesa agrigentina, Giovanni Battista Peruzzo, accordò nel Palazzo Vescovile, il 1° febbraio 1959, proprio all’on. Giuseppe Signorino e ad un altro esponente di primo piano dell’USCS, l’on. Ludovico Corrao.
Nel 1959, al termine della campagna elettorale per il rinnovo dell’Assemblea Regionale che vide la presenza a Canicattì del presidente della Regione Silvio Milazzo per un affollato comizio in piazza IV Novembre, Giuseppe Signorino fu rieletto deputato regionale nelle file dell’USCS e, nel secondo e nel terzo governo Milazzo, fu assessore supplente all’Agricoltura, Foreste, Rimboschimenti ed Economia montana, rimanendo in carica dal 12 agosto 1959 al 22 febbraio 1960.
Del prestigioso incarico conferito all’on. Giuseppe Signorino veniva data notizia alla cittadinanza con pubblico manifesto.
UNIONE SICILIANA CRISTIANO SOCIALE
SEZIONE DI CANICATTI
CITTADINI
Ieri l’Onorevole Signorino si è insediato nella carica di Assessore alle Foreste Rimboschimento ed Economia Montana – Nonché di Assessore Aggiunto all’Agricoltura-
E’ la prima volta, che nella storia politica della nostra Città, si verifica che un figlio del nostro popolo generoso ed intelligente assurga ad alte cariche di governo.
Noi Cristiano Sociali, salutiamo con gioia l’evento, che pone all’ordine del giorno della Regione, Canicattì ed il suo avvenire di prosperità e di sicuro progresso; e invitiamo tutta la Cittadinanza ad esultare con noi e collaborare con Lui.
W LA SICILIA W SIGNORINO
Canicattì 26 Agosto 1959
IL DELEGATO
Geometra Pietro La Rocca
Giuseppe Signorino, nel governo di transizione presieduto dal socialista Salvatore Corallo – dal 30 giugno 1961 all’8 settembre 1961 – fu assessore alle Foreste, ai Rimboschimenti ed all’Economia montana. Al termine della IV legislatura, nel 1963, Signorino non fu rieletto. Per un breve periodo fu presidente del Consorzio “Tre Sorgenti” e dell’Azienda Siciliana Trasporti.
Conclusa la vicenda politico-amministrativa, a livello cittadino e regionale, Giuseppe Signorino tornò alla sua vera grande passione: la professione di avvocato penalista. Grande rimpianto suscitò la sua scomparsa, avvenuta a Canicattì il 7 marzo 1993.












