mediciGiovedì mattina un folto numero di giovani medici – con loro il presidente del’ordine di Palermo, Toti Amato e il vicepresidente Giovanni Merlino – hanno tenuto un sit in a Piazza Ottavio Ziino, a Palermo, presso l’assessorato della salute della Regione siciliana, per sollecitare l’assessore Lucia Borsellino ad intervenire affinché non si ripeta quanto già accaduto lo scorso anno. Al bando di concorso per partecipare al corso di formazione specifica in medicina generale si sono presentati circa 700 candidati per 100 posti disponibili sul territorio regionale. Il corso, serve per il conseguimento del titolo necessario per entrare nella graduatoria dei medico di famiglia.

I primi 100 sono stati ammessi, dopo poco tempo sono stati ammessi altri 30 neolaureati, essendo fuori dalle graduatorie in quanto il tribunale ha riconosciuto valide le motivazioni dei ricorrenti. Avrebbero avuto un punteggio superiore agli ammessi nell’analogo concorso di atre regioni.


Insomma, secondi i giudici quei trenta ricorrenti rimasti fuori sarebbero stati penalizzati illegittimamente. Chi ha ragione? La questione si spiega se si tiene conto che il concorso è nazionale, non regionale, e che perciò le regole devono essere uguali per tutti. Ma le graduatorie, e qui sta l’inghippo, sono regionali.

Una volta aperta la breccia con l’ammissione dei trenta, sono entrati altri ricorrenti. Dopo qualche tempo altri ricorrenti, esattamente 68, ritenuti idonei a frequentare tale corso. Bisogna fare chiarezze nelle regole, secondo l’Ordine dei medici.

“Non è una la guerra tra giovani colleghi, e quindi intragenerazionale”, avverte Toti Amato, “chiediamo chiarezza nei bandi concorsuali, perché è giusto che sia il merito a prevalere e non il ricorso ai tribunali”. L’attuale bando, spiega il Presidente dell’Ordine, “è identico a quello dell’anno scorso e pertanto già sono pronti i ricorsi“.

Amato si chiede perciò “a che cosa serva vale impegnarsi e studiare se poi non sarà solo la preparazione a contare. Inoltre – prosegue – se viene fatta una programmazione, valevole per fare una buona preparazione e con il miraggio di uno sbocco occupazionale, perché “far saltare il banco” costringendo all’emigrazione i nostri medici? Serve solo volontà politica e buonsenso, speriamo che l’assessore ci senta”.

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