I siciliani comprano meno medicine e non si fidano dei farmaci generici. Il rapporto “Noi Italia”, elaborato dall’Istat, offre alcuni dati di particolare interesse. La propensione all’acquisto dei farmaci, che nell’Isola era piuttosto marcata, si è attenuata. Solo i pugliesi ed i campani acquistano, in percentuale, più medicine dei siciliani. La rinuncia all’acquisto riguarda una fascia del 6,2 per cento della popolazione con oltre 25 anni di età.
Il 23,4 per cento ha spiegato di avere fatto a meno delle medicine per via dei costi, troppo alti, del ticket, ed il restante 74,6 per cento perché avrebbe dovuto pagarli di tasca propria e non ne aveva affatto voglia (o possibilità).
I siciliani, inoltre, secondo una indagine di Assogenerici, hanno sostenuto un costo di cento milioni di euro circa per il rifiuto all’acquisto di farmaci equivalenti. Sul totale dei farmaci dispensati durante il 2014, la Sicilia si trova negli ultimi posti sia quanto alle confezioni, il 18,3 per cento, sia in termini di spesa, l’11,3 per cento, ben al di sotto della media nazionale che è rispettivamente del 25,4 per cento nelle confezioni e 16,5 per cento per la spesa. Viene tuttavia segnalata negli ultimi quattro anni una tendenza al rialzo di sei punti percentuali.
I due dati – la rinuncia all’acquisto e la scelta del farmaco più costoso, sembrano contraddittori, ma non lo sono. Il farmaco generico incontra resistenze un poco ovunque, non sempre i medici ne incoraggiano l’acquisto, a differenza dei farmacisti che, generalmente, avvertono il cliente della possibilità di acquistare l’equivalente. La diffidenza che conta, comunque, è quella del “paziente”, che preferisce non correre rischi, non essendo in grado di valutare le qualità del prodotto, la sua efficacia e sicurezza. C’è chi sospetta che a provocare la maggiore spesa – cento milioni di euro non sono pochi – sia naturale diffidenza di fondo e chi invece addebita l’insuccesso dei “generici” proprio al brand che non incoraggerebbe l’acquisto (sarebbe stato preferibile, si osserva, usare l’espressione “farmaci equivalenti”).
Quanto alla rinuncia all’acquisto, certificata dai dati Istat, non tutti sono dell’avviso che il calo delle vendite sia da giudicare tout court negativamente. È noto, infatti, che gli italiani usano più farmaci di qualunque altra nazione al mondo, e che i siciliani abbiano assunto in passato più medicine degli altri. La crisi economica, insomma, in alcuni casi avrebbe recitato un ruolo positivo, scoraggiando il superfluo. Indubbiamente accanto alla sopravvenuta e positiva cautela potrebbero esserci condizioni di indigenza da non permettere una adeguata cura, soprattutto in presenza di farmaci piuttosto costosi (e quindi con un ticket alto).
C’è da tenere conto, inoltre, che secondo il Rapporto Noi Italia dell’Istat, il 18,9 per cento dei siciliani è affetta di almeno due malattie croniche, mentre il 33,7 per cento ne accusa almeno una. Su questi dati pesa l’invecchiamento, gli over 65 sono passati dal 16,9 per cento al 19,9 per cento della popolazione.
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