Il Tribunale della libertà di Agrigento ha annullato la misura cautelare emessa nei confronti dell’operatrice di 27 anni di Licata, accusata di avere compiuto “atti sessuali con un minore” ospite della Comunità alloggio. La donna era stata posta in stato di fermo dalla Polizia perché, come recitava il fermo, poi convalidato dal Gip, “in diverse occasioni, abusando della sua qualità di educatrice addetta alla custodia della Comunità alloggio per minori con disturbo del comportamento e alla vigilanza sui minori ospiti della stessa, ha compiuto atti sessuali con un minore di 16 anni ospite della, a lei affidato. In particolare aveva reiterati rapporti sessuali completi con lo stesso all’interno del locale cucina della Comunità, sul pavimento e in altri luoghi all’interno della medesima stanza”. “Con l’aggravante di aver compiuto gli atti all’interno della Comunità durante l’orario notturno, mentre gli altri ospiti della Comunità dormivano, approfittando dell’assenza di altri operatori in servizio di vigilanza”. I fatti sarebbero avvenuti tra il gennaio e il maggio 2015. La donna, difesa dall’avvocato Salvatore Manganello ha già riottenuto la libertà. Al momento non si conoscono le motivazioni del provvedimento dei giudici del Tribunale del riesame. La vicenda si inquadra nel contesto di una indagine che aveva portato al fermo, poi convalidato per tutti, di tre persone tutte con ruoli all’interno di comunità per minori di Licata. L’indagine, condotta dai pm Salvatore Vella e Simona Faga, del dipartimento delitti sessuali e contro la famiglia coordinato dal Procuratore della Repubblica Renato Di Natale, aveva individuato uno squallido giro di violenze .











