È prevista per domani mattina l’udienza di convalida, davanti al gip, del fermo eseguito due giorni fa dalla polizia di Stato di Mamadou Kamara, l’ivoriano di 18 anni accusato del duplice omicidio con rapina nella villa di Palagonia.
Al giudice per l’udienza preliminare il procuratore capo Vincenzo Verzera chiede la contemporanea emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il giovane, sbarcato a Catania l’8 giugno scorso, era ospite del vicino Cara di Mineo e ad oggi sembra essere proprio lui l’assassino. Ma, secondo la procura, non avrebbe agito da solo. E’ presumibile che con lui ci siano stati dei complici.
POSSIBILE VIOLENZA SESSUALE. Dall’autopsia su Mercedes Ibanez sono emersi elementi che porterebbero a ipotizzare che la donna sia stata violentata. Sono “soltanto indizi – riferisce una fonte giudiziaria – anche se diversi, che non danno certezze”, le quali arriveranno da analisi successive. Il deposito della consulenza è previsto entro 60 giorni. “Io non ne so niente, quando avrò la certezza ufficiale ne riparleremo, attendo risposte certe prima. Lasciateci due giorni per la nostra famiglia”, ha commentato Rosita Solano. “Chiedo alla stampa rispetto della privacy per questi giorni di dolore. Lasciateci in pace, in silenzio. È un giorno particolare per noi, così come lo sarà domani. È il momento del dolore e della preghiera. I funerali – ribadisce – saranno celebrati in maniera privata, non vogliamo nessun politico che faccia la passerella in chiesa”. Dall’autopsia emerge anche che un cacciavite e una grossa tenaglia o una pinza potrebbero essere le ‘armi’ utilizzate dai rapinatori per uccidere Vincenzo Solano e la moglie Mercedes Ibanez. Secondo fonti giudiziarie, l’esame medico legale porta a ipotizzare che sulla scena del delitto ci fosse più di una persona.
GLI SLIP INSANGUINATI. Intanto la polizia scientifica ha proseguito i rilievi nella casa e anche su un paio di mutande da uomo insanguinate trovate nel giardino. Potrebbero essere dell’ivoriano fermato che le ha tolte per evitare di essere sospettato. Gli investigatori stanno controllando i tabulati del suo cellulare personale dal quale avrebbe fatto almeno due chiamate. Lui non ha fatto alcuna ammissione. Agli investigatori della squadra mobile di Catania e del commissariato della polizia di Stato di Caltagirone ha fornito la sua spiegazione: “Il borsone (con dentro cellulare e pc portatile delle vittime, ndr) l’ho trovato per strada, che male c’è?”, e dopo avere fornito questa sua spiegazione ha chiesto “perché mi state trattenendo, visto che ho chiarito tutto?”.
“Tra l’altro sono uscito alle 6 – ha aggiunto – e sono rientrato adesso non avrei avuto il tempo di andare e tornare da Palagonia”. Ma la registrazione dell’uscita non esiste e il poliziotto di turno nega di averlo visto passare dall’ingresso principale. Potrebbe avere saltato la recinzione o passato da uno dei buchi che vengono creati. Ma i particolari che lo accusano non sono soltanto legati al borsone con cui poco prima delle 7 del mattina di due giorni fa ha tentato di rientrare nel Cara di Mineo, suscitando la curiosità di una caporale dell’esercito che ha fatto intervenire un ispettore della polizia di stato facendo partire l’indagini che ha portato alla tragica scoperta nella via dei Solano, in via Palermo, a Palagonia.
Nel borsone c’erano anche un suo paio di pantaloni neri macchiati di sangue e una cintura bianca, con una grossa fibbia. Gli stessi che indossa, puliti, in una foto contenuta sul suo cellulare personale. Al momento in cui è stato bloccato, invece, indossa una magliettina grigia di un’impresa di Palagonia con la quale Vincenzo Solano collabora, i pantaloni, che sono diverse misure più grandi, e le pantofole dell’uomo. Capi che la figlia della vittima riconoscerà in commissariato in maniera certa e incontrovertibile. Secondo la tesi dell’accusa, l’ivoriano dopo la strage si sarebbe cambiato gli abiti per non destare sospetti al suo rientro al Cara.
LA FIGLIA ACCUSA RENZI E ALFANO. In queste ore Rosita Solano, figlia delle vittime, è amareggiata anche per l’atteggiamento delle istituzioni. “La morte dei miei genitori evidentemente non merita neppure un twitter da parte del premier Renzi e del ministro Alfano. Voglio giustizia – ribadisce – e non polemiche politiche: Renzi venga a parlarmi, a metterci la faccia, prima del funerale, non vogliano defilé in chiesa. Quando è stato nominato premier – aggiunge – ho pensato che l’Italia finalmente si sarebbe fatta valere anche in Europa, invece…”.
CAMERA ARDENTE E FUNERALI. Il Comune, sul proprio sito internet listato a lutto, annuncia che dalle 18 alle 22 di oggi, nella sala Azzurra, sarà allestita la camera ardente, che riaprirà domani 8 alle 16: “Abbiamo accettato l’invito dell’amministrazione comunale, anche perché non avevamo dove portarli: la nostra casa è ancora sotto sequestro come scena del delitto”. La famiglia sta dando mandato a un avvocato per rappresentarla come parte civile nell’eventuale processo e nelle prime fasi dell’inchiesta. I funerali saranno celebrati dal vescovo di Caltagirone, mons. Calogero Peri domani, alle 17, nella chiesa di San Giuseppe di Palagonia. La Procura di Caltagirone ha firmato il nulla osta per la restituzione delle salme.














