La città di Canicattì, grazie all’attivazione di un innovativo sistema di videosorveglianza, da diversi mesi dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere più sicura. Da un paio di anni circa 60 telecamere di tipo “Speed dome” sono in grado di monitorare 24 su 24 gran parte del territorio canicattinese.
I dati raccolti confluiscono in tre centrali operative presenti all’interno del commissariato di Polizia di via Ciaccio Montalto , nella caserma dei carabinieri e all’interno dei locali della polizia municipale. La decisione di istallare questo sistema di controllo, sarebbe stata presa a seguito dell’impennata di episodi di microcriminalità.
La videosorveglianza dovrebbe servire da deterrente per arginare il fenomeno legato agli atti vandalici ai danni di autovetture, piccoli furti e scippi. Peccato però che quando servono molte delle telecamere installate o non funzionano oppure hanno una risoluzione scadente.
Chi scrive, ha fatto richiesta ufficiale alle forze dell’ordine di accesso alla visione di alcune telecamere poiché vittima di un atto vandalico ma le telecamere che avrebbero dovuto riprendere il misfatto, avvenuto in via Saetta, non funzionavano, dunque inutilizzabili.
Più videosorveglianza dunque a Canicattì per migliorare la vivibilità dei cittadini a patto però che non rimanga solo sulla carta. Ma come funziona questa sorta di “Grande fratello” che tiene sotto controllo gran parte del territorio canicattinese?
Se gli operatori che controllano i monitor dove vengono inviati i dati rilevati dalle telecamere ravvisano un reato, attivano gli agenti in servizio e si mettono in contatto con le varie centrali operative per coordinare il tipo di intervento. Il sistema infatti, fornisce contemporaneamente dati alle centrali operative di Polizia di Stato, Carabinieri e Vigili urbani.
Le telecamere sono dotate di hard disk in grado di registrare i dati 24 ore su 24.












