La crisi economica che stiamo vivendo si ripercuote anche sull’acquisto dei beni di largo consumo come ad esempio può essere definito il pane. Infatti, a Canicattì, secondo i dati forniti da Diego Daniele, panificatore, la vendita del pane, sempre abbondante sulle tavole di ognuno di noi ha subito un calo pauroso che supera il 35% del prodotto che viene immesso ogni giorno sul mercato.
A questo bisogna anche aggiungere che da qualche tempo a questa parte è anche cambiato il metodo di vendita non più a pezzatura ma a peso così come invece era parecchi anni addietro. Oggi, in città grazie anche alle liberalizzazioni, sono in funzione più di 30 panifici. Ma per tutti la crisi si fa sentire.
L’ultimo aumento, risale a dieci anni addietro. Per le farine oggi si è infatti arrivati ad un prezzo che si aggira tra i 60 e gli 80 euro il quintale (dai circa 25 euro di cinque anni addietro) però la tendenza non è per un ulteriore aumento. ” E’ evidente che di fronte a tali aumenti – sostiene Diego Daniele – il prezzo del pane debba essere rivisto al rialzo ma non è così. L’ultimo aumento risale a circa dieci anni addietro, ma non si esclude che nel prossimo futuro possano esserci piccoli aumenti “fisiologici” con un modesto adeguamento alla crescita esponenziale dei costi di produzione e delle materie prime, in linea con l’inflazione”.
Stando alle rilevazioni della Coldiretti nel 2014 si sarebbe addirittura arrivati a un record storico negativo dai tempi dell’Unità del Paese, con un consumo giornaliero procapite sceso a 90 g, meno di due fettine o piccole rosette. Un’altra delle conseguenze drammatiche della crisi? In realtà solo in parte, visto che dietro a questo dato si nascondono diversi fattori.
Il calo del consumo di pane viene innanzitutto da lontano. Se infatti nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, se ne mangiavano quotidianamente 1,1 chili, gli ultimi decenni hanno invece fatto segnare una lenta ma costante decrescita, con 230 grammi nel 1980, 197 nel 1990, 180 nel 2000, 120 nel 2010, 106 nel 2012 e meno di 100 nel 2013.
A contribuire a questa tendenza, oltre al mutamento dei regimi alimentari e della situazione economica, anche il diffondersi di una cultura del non spreco, con il 42% degli italiani (secondo una rilevazione Coldiretti/Ixè) che mangia il pane avanzato del giorno prima e solo un residuo 2% che butta nell’immondizia la pagnotta superflua. I metodi per evitare lo sperpero sono diversi: il 44% degli italiani ricorre al congelatore, il 43% alla grattugia e il 22% per cento lo dà come cibo agli animali. Inoltre un considerevole 24% riutilizza il pane raffermo nella preparazione di altre pietanze.












