prostituzione1La polizia di Stato di Ragusa ha fermato quattro persone, tre donne e un uomo, che farebbero parte di tre gruppi che gestivano una tratta di giovani donne nigeriane fatte arrivare clandestinamente in Italia e poi avviate alla prostituzione.

Sono accusati di tratta di giovani donne nigeriane per avviarle alla prostituzione e induzione e sfruttamento delle vittime alla prostituzione.
Una è indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di giovani donne nigeriane e di induzione e sfruttamento della prostituzione delle stesse.


Il provvedimento, emesso dal procuratore di Catania, Michelangelo Patanè e dal sostituto della Dda Assunta Musella, sono stati eseguiti a in Piemonte, Toscana, Emilia Romagna e Campania.

L’operazione ha permesso di disarticolare un’associazione a delinquere transnazionale che operava in Nigeria, Libia, Italia ed altri paesi europei, al fine di comprare delle giovani donne nigeriane, spesso minorenni, per costringerle a prostituirsi.

Le vittime, secondo quanto accertato nel corso delle indagini, sono tutte nigeriane, sottoposte a rito voodoo e costrette a prostituirsi per pagare un finto debito di 30 mila euro.

Tante le minorenni sottratte alla tratta di esseri umani dalla polizia. Una ragazza è stata liberata dal servizio centrale operativo, dalla squadra mobile di Ragusa e di Novara nel centro cittadino piemontese, doveva pagare 25 mila euro per essere libera.

Una delle giovanissime vittime ha raccontato agli investigatori: “Mi avevano detto che una volta in Italia sarei andata a scuola e poi avrei fatto la baby sitter per mantenermi; appena ho messo piede sul barcone ho scoperto che mi sarei dovuta prostituire”. E un’altra: “In Nigeria e in Libia mi hanno costretta ad avere rapporti sessuali, altrimenti non mi avrebbero fatta partire”.

Sbarcate a Pozzallo, nel febbraio 2015, sono state sottratte alla rete criminale dalla squadra mobile di Ragusa che grazie alla collaborazione con l’Oim, le ha rifugiate presso una casa accoglienza in territorio ibleo.

“Si tratta di uno dei pochi casi di tratta di esseri umani – si legge in una nota della polizia – contestati agli indagati, in quanto il reato è difficilissimo da provare per la mancanza di gravi indizi da raccogliere nei paesi stranieri, cosa che in questo caso è stata realizzata, tanto che i diversi gip competenti per territorio hanno convalidato i fermi disposti dalla Procura della repubblica distrettuale antimafia di Catania”.