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Naro: la storia di un amore (vero) di strada

Scritto da il 29 febbraio 2016, alle 06:52 | archiviato in Costume e società, Cronaca, Naro, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

TatoeViviOggi voglio raccontarvi la storia di un amore, di un amore di strada ricco di passiono.

Vi racconto di una coppia, o almeno così fanno capire. Lui si chiama Tato e lei Vivì. Lui ha sempre le sopracciglia ben tenute, tiene al suo corpo e alla sua igiene. Lei è un po’ ruffiana, quando sente freddo cerca sempre il suo Tato per farsi abbracciare. Ha tenuto in grembo i suoi figli e solo i suoi. Quando qualcun altro ha cercato di corteggiarla e sedurla, lei si è sempre defilata cacciandoli via tornando dal suo Tato.

Vivono per strada e lui, come un buon padre di famiglia, ogni giorno va alla ricerca di qualcosa da sgranocchiare e condividere insieme alla sua metà. Prima passa davanti una panetteria, poi aspetta un po’ davanti la porta del macellaio e infine come se fosse il suo lavoro si siede a guardia del portone della Chiesa di San Francesco facendosi coccolare un po’ da qualche turista che si è avventurato tra le strade di questa città. Il pomeriggio porta tutto alla sua compagna che lo aspetta sempre nello stesso posto; un po’ di coccole e poi già a cuccia a prendere il sole.

Ci sono storie che non si raccontano ma che vivono ogni giorno, ogni notte, fuori dalle nostre porte, dai nostri caldi appartamenti e dalle nostre tavole imbandite di buon cibo. Ci sono i protagonisti di queste storie che hanno, però, paura molte volte di qualcuno che, con l’inganno, possa offrirgli qualche polpetta al gusto di vetro con aroma di veleno.

Fortunatamente i due protagonisti di questa storia, sono simili agli esseri umani sì! Ma non come gli esseri umani che non riescono a distinguere i propri traditori.

Tato e Vivì ormai hanno imparato a distinguere bene la gente di cui potersi fidare. Quella gente che ha accudito Vivì quando è riuscita a liberarsi da uno sconosciuto “aguzzino” che sin da piccola l’aveva tenuta legata per una gamba con una catena che le ha procurato delle fratture.

Bene. A chi cercherà di sfamare con pane e veleno questi esseri sfortunati ma pieni di vitalità e amore: Auguro un bel morso profondo, senza pietà, senza pena.

Con immutato affetto, Gabriele Terranova.



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