Ieri una “guida” eccellente, Cesare Sciabarrà, mi ha fatto visitare una vera eccellenza della nostra città. Non i nobiliari palazzi ottocenteschi e neppure le belle e raccolte Chiese del passato (ovviamente non le grandi Chiese moderne dello sperpero del pubblico danaro). Siamo andati a farci una passeggiata lungo i viali dell’Area Artigianale, un’opera dei nostri giorni incompiuta e, al contempo, violentata, bella e, al contempo, abbandonata, pulita e, al contempo, saccheggiata da chi riesce (ma come cazzo fa?) a rimuovere i pesantissimi dissuasori in calcestruzzo per accedervi, ovviamente indisturbato, con automobili oppure camion o, addirittura, trattori. Mentre Cesare ed io percorrevamo i viali affollati di giovani e meno giovani che festosamente correvano per smaltire grassi e per migliorare il fisico, abbiamo rischiato di essere travolti da due incoscienti che correvano lungo i viali a cavallo di uno scooter.
Nel frattempo, Cesare mi forniva le informazioni utili a farmi apprezzare quell’opera: la lunghezza dei viali, il bellissimo impianto di illuminazione (sempre rigorosamente spento), i gabinetti le cui porte già hanno ricevuto i primi calci dai soliti coglioni che, come ben si sa, proprio davanti ai cessi acquistano il massimo della dilatazione della propria calotta cranica.
La vasta area delimitata dagli ampi viali è destinata, mi dice Cesare, ad accogliere i laboratori degli artigiani della nostra città. Ne dubito in considerazione dell’attuale momento di crisi economica che forse tarpa le ali persino ai più volenterosi e bravi artigiani scoraggiandoli dall’assumere iniziative che richiedano notevoli investimenti finanziari. Nelle more dell’assegnazione, purtroppo, l’erba favorita da qualche pioggia primaverile, cresce a dismisura.
Mentre vedevamo correre quelle persone in tuta e scarpette da tennis, discutevamo con Cesare sul futuro di questa bella, anzi bellissima opera. Concordavamo nel ritenere che, ove difficoltà di varia natura si frapponessero all’immediato utilizzo dell’area per le finalità per cui essa è stata realizzata, si potrebbe destinarla ad accogliere attività sportive. Per cominciare basterebbe metterla in sicurezza, accendere le luci nelle ore notturne, impedire ai coglioni di distruggerla ed agli ignoranti di spostare i dissuasori. Anzi, se io fossi il Sindaco, incoraggerei le persone a frequentarla così li trasformerei in custodi del bene. In fondo nella nostra città spesso le opere pubbliche vengono utilizzate per finalità diverse da quelle che ne hanno determinato la realizzazione: la casa di riposo per anziani è stata trasformata in sede di Vigili del Fuoco, Carabinieri e Vigili Urbani; il Centro Sociale di contrada Bastianella oggi ospita ben altre attività; il fantomatico “parcheggio sotterraneo” è oggi ricovero delle automobili del Comune e deposito di cose varie.
Perché, dunque, non prevedere, in alternativa e in subordine all’utilizzo progettuale, un uso per finalità sportive?
Comunque, il merito a chi l’ha programmata e, poi, realizzata è d’obbligo. Ora sarà necessario prevederne l’utilizzo, al più presto, prima che l’irresponsabilità, la sottocultura e l’ignoranza della gente la danneggi.
Un cittadino














