incinta01gSi diventa mamme a 15 anni, è una realtà che stentiamo a riconoscere, perché se ne parla poco, ma è così: sono 10mila le mamme minorenni in Italia. E la Sicilia è in testa alla graduatoria. A Palermo nel 2012, secondo o dati dell’Istat, 139 minorenni hanno partorito un bimbo. E se credete che siano le straniere a partorire in età adolescenziale, vi sbagliate, come dimostra una accurata inchiesta realizzata da Rossella Puccio per Voci, il periodico di Amnesty International.

“In Italia, ogni anno, riferisce Rossella Puccio, avvengono 10mila parti di ragazzine tra i 13 e i 19 anni, talvolta anche più piccole.: l’82% sono italiane, oltre 7mila contro le 2mila di altra nazionalità. A livello mondiale la situazione è ancora più complessa. Il rapporto sulle mamme bambine presentato nel 2013 dall’Unfpa, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ha evidenziato come ogni giorno, 20mila ragazze sotto i 18 anni diventano madri nei Paesi del sud del mondo. Le giovani sotto i 15 anni che partoriscono ogni anno sono due milioni su un totale di 7,3 milioni di madri adolescenti; un trend in preoccupante aumento: si stima che nel 2030 il numero di partorienti sotto i 15 anni potrebbe salire a tre milioni l’anno. Circa 200 di loro muoiono


“La Sicilia è la prima regione italiana, seguita da Puglia e Campania. Palermo è la città con la maggiore incidenza: nel 2012, secondo l’Istat, 139 minorenni hanno partorito un bimbo.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni giorno nel mondo 830 donne muoiono durante la gravidanza o nel dare alla luce un bambino, a causa di infezioni o emorragie che nella maggioranza dei casi potrebbero essere evitate con assistenza prenatale e opportune diagnosi. Questo tasso di mortalità materna (calcolato come numero di decessi per 100.000 parti) è mediamente di 12 nei Paesi industrializzati, di 500 nell’Africa a sud del Sahara, mentre In Italia si attesta a quattro. Una società troppo erotizzata, l’ignoranza sessuale, famiglie instabili ed economicamente degradate, la solitudine e il disagio giovanile, sono tutte componenti di questo fenomeno che in alcune città siciliane, Palermo tra tutte, è radicalizzato da generazioni.

L’inchiesta di Rossella Puccio si concentra soprattutto a Danisinni, “un quartiere palermitano socialmente svantaggiato, un mondo appartato e lontano dal resto, con la sua piazza i suoi vicoli e parentele che si mescolano continuamente. Un rione periferico come tanti a Palermo, in cui l’incidenza dei parti precoci non è indifferente, così come la delinquenza e il degrado socio-economico.”

La giornalista coglie anche gli aspetti di costume, la particolarità del linguaggio che crea il contesto. “ Un lascito inquinato che non smette di essere tramandato, come il linguaggio che lo accompagna: ‘metterla incinta’, ‘fujtina’, che ancora oggi resiste. Spaccature dove il concetto di ‘contraccezione’ si scontra contro tabù arcaici mescolati a ignoranza. Dietro queste storie si celano forti criticità, come il basso livello di istruzione, condizioni di deprivazione e di svantaggio. Così i nuovi nuclei familiari che si creano coincidono con quelli di origine: vivono negli stessi quartieri, e frequentemente nella stessa abitazione dove coabitano tre generazioni con uno scarto minimo di età.

Il vero problema, sottolinea Rossella Puccio, “ è la mancanza di una rete diffusa di servizi per le donne e per l’infanzia, a partire dai consultori e dagli asili nido, che conferisce all’Italia altra maglia nera in Europa. A rendere più complessa la situazione è l’incapacità e impossibilità di reinserire socialmente e lavorativamente le giovani donne, soprattutto quelle che a causa di una gravidanza precoce hanno dovuto interrompere il percorso di formazione scolastica. In pochissime lavorano e, abbandonata quasi del tutto la scuola, vivono la propria vita in casa e il quartiere. Ai Danisinni, oggi la parrocchia sant’Agnese è l’unico presidio sociale del rione, «perché i due baluardi: la scuola d’infanzia e l’asilo da diversi anni sono chiusi (nove anni l’asilo e il consultorio da circa sei) – spiega Fra Mauro Billetta, parroco del quartiere -. Piccole difficoltà hanno determinato quella temporanea chiusura che è diventata a tempo indeterminato. L’asilo e il consultorio costituivano dei centri di aggregazione e quindi di educazione e accompagnamento alla crescita, al rispetto, alla conoscenza di sé per i minori e per le giovani donne».

 

SiciliaInformazioni