di Gabriele Terranova È scattata stamattina a Licata l’operazione “stipendi spezzati” su esecuzione di una misura cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Alessandro Macaluso che riguarda otto soggetti tutti collegati alla “Suami società cooperativa sociale – onlus”, già coinvolta nel gennaio di due anni fa in un’inchiesta denominata “Catene spezzate” che aveva bloccato un’attività illegale fatta di violenze ai danni degli ospiti, disabili, della comunità.

Da quella inchiesta nacque un nuovo filone investigativo che stamattina ha portato ad arresti e obblighi di firma e presentazione, riguardante la parte amministrativa e che coinvolge i vertici della cooperativa tra i quali Caterina Federico, 34 anni, (obbligo di firma) assistente sociale responsabile della gestione della sede di Licata; Salvatore Lupo, 41 anni ex presidente consiglio comunale di Favara (ai domiciliari) amministratore unico della “Suami, società cooperativa sociale – onlus” ed altre persone coinvolte a vario titolo.


In particolare si fa riferimento all’accusa di estorsione dopo che i carabinieri di Licata agli ordini del Capitano Marco Currao hanno portato alla luce l’attività criminale dei gestori della cooperativa sociale che obbligavano il personale dipendente, che veniva pagato in maniera assolutamente irregolare, a restituire la metà dello stipendio percepito attraverso prelievi illegittimi dai conti correnti del personale che all’atto dell’assunzione erano costretti a cedere ai responsabili della cooperativa le carte di credito collegate ai conti bancari.
Oltre a Caterina Federico e Salvatore Lupo gli altri coinvolti nell’inchiesta sono: Maria Barba, 35 anni di Favara, intesa Giusy, moglie di Lupo (agli arresti domiciliari), Veronica Sutera Sardo, 30 anni di Agrigento (obbligo di presentazione); Rosa Sferrazza, 67 anni di Favara, nuovo amministratore unico della cooperativa ma di fatto prestanome di Lupo; Roberto Russello, 41 anni di Favara; Linda Modica, 50 anni di Licata; Antonio Cirino 36 anni di Palma di Montechiaro, per questi ultimi quattro non è stata adottata alcuna misura e restano indagati.
Il Gip inoltre ha disposto il sequestro preventivo dei beni, ai fini della confisca per un importo superiore a 37 mila euro, di Rosa Sferrazza, Salvatore Lupo e della cooperativa “Suami”.