I gesuiti hanno un lungo fiuto e non si sbagliano nelle previsioni. Indovinano sempre. Nel 1993 il gesuita padre Ennio Pintacuda del Centro Arrupe di Palermo comprese che la fortuna elettorale del proprietario della Fininvest, Silvio Berlusconi, sarebbe durata fino a quando i compagni comunisti avessero l’egemonia della Sinistra, rimasta ingessata sulle loro posizioni massimaliste, inaugurando la lunga stagione del contrappeso, dove ad un peso corrisponde un contro-peso che era Berlusconi, il quale, in questo ventennio, ha pregato il buon Dio di tenere in piedi una questa Sinistra massimalista, forte, antagonista, nostalgica del vecchio PCI di Enrico Berlinguer. Non c’è stato comizio televisivo in cui il leader di Forza Italia non accusasse la Sinistra con toni aspri, indicandola come la rovina dell’Italia. Egli in tal modo aveva bisogno di tenere in piedi questa Sinistra da lui definita sorda, rude, incapace di dialogo. La politica italiana di questo ventennio ha risposto ad una fortunata commedia pirandelliana del gioco delle parti dove i due concorrenti hanno bisogno del reciproco aiuto, in cui l’uno esiste in funzione dell’altro. Non fu il primo caso nella recente storia politica italiana: la Rete di Leoluca Orlando aveva ragion d’essere fino a quando c’era una vecchia Democrazia Cristiana senza più ideali, nei confronti della quale la Rete non risparmiò siluri e denunzie. Finita la DC, la Rete non ebbe più senso di esistere: Contro chi doveva controbattere? E questo l’aveva capito lo stesso gesuita padre Pintacuda, che per un abbondante quinquennio fu protagonista della Primavera palermitana, tanto che il giornale la Repubblica dovette dedicargli delle prime pagine, vignette comprese a firma del noto Forattini.

L’anno che volge al termine è storico: la Sinistra potrà seguire un nuovo percorso più vicino al pensiero dei Democratici di John Kennedy e della tradizione riformista italiana ed europea dopo che sono usciti dal Partito Democratico coloro che, avendo avuto un ruolo rilevante nel vecchio Partito Comunista, hanno realmente impedito una percorso riformista ed una collaborazione autentica con la tradizione politica popolare -sturziana-morotea. Per certuni poveri di vista a lunga gittata, la divisione è stata considerata un impoverimento; invece è una benedizione del cielo, e lo conferma la storia. La fuoriuscita dei comunisti dal Partito Socialista nel 1921 con la scissione di Livorno consentì ai socialisti-riformisti di Filippo Turati di diventare il primo partito in Italia con un milione e ottocento mila voti e di organizzare la prima intesa politica con i popolari di don Luigi Sturzo che s’erano attestati con 100 deputati, scompaginando il quadro politico italiano. La separazione dei socialisti di Pietro Nenni dal Blocco del Popolo, guidato da Palmiro Togliatti, consentì negli anni ’60 la formazione dei Governi guidati da Aldo Moro, ottenendo un doppio risultato: la realizzazione di una serie di riforme che cambiarono realmente il Paese (agraria, del lavoro, della sanità, della scuola, della previdenza…) e lo sgonfiamento elettorale della Destra italiana, facendo venire meno la politica del contrappeso, dove ad una Sinistra massimalista doveva corrispondere una Destra anch’essa massimalista, una logica che è stata al centro della scena politica di questo ultimo ventennio.


I fuoriusciti dal Partito Democratico seguiranno la sorte che fu di Fausto Bertinotti, uomo fedele alle sue idee, convinto che il comunismo fosse intramontabile. Questa fuoriuscita è stato il vero dolore per il Cavaliere Berlusconi, il quale avrebbe preferito perdere una delle sue aziende e non l’uscita dal PD della vecchia leadership: D’Alema Bersani … che erano cresciuti e s’erano formati nella scuola del vecchio PCI, e sostanzialmente questi erano rimasti nonostante le nuove sigle.

Secondo la logica dei gesuiti, con la fuoriuscita dei vecchi compagni, il Partito Democratico potrà avviare un’autentica politica riformista, tante volte dichiarata ma incapace d’essere attuata per le posizioni sopra citate. Il Berlusconismo non ha più motivo di esistere, com’era avvenuta per la Rete di Orlando. Era caduto l’avversario.

La fine della politica dei contrappesi consentirà di avviare una nuova stagione che noi definiamo definire del ‘grande dialogo’, considerato che in questi vent’anni le due alleanze alternative che sono andate al Governo non hanno fatto altro che cancellare l’attività legislativa che aveva fatto il precedente Governo. Per vent’anni siamo andati avanti a colpi di spugna, lasciando soltanto il vuoto e una Nazione incerta, sbandata, incapace di avere una sua spina dorsale, generando il fenomeno del ‘grillismo’, frutto negativo di questo lungo andazzo.

 

Enzo Di Natali. Fondatore del Movimento Uniti per Canicattì