L’hanno chiamata “Operazione Barbatrucco”, prendendo spunto dal vecchio cartone animato dei Barbapapà. Dopo indagini di un anno tra Caltanissetta, Roma, Catania e Messina la guardia di finanza e i carabinieri hanno sospeso il cancelliere del tribunale nisseno di 60 anni, arrestato il figlio trentenne dipendente occulto dell’Istituto vendite giudiziarie presso le Corti d’appello di Caltanissetta e Catania, sospeso il 42enne messinese direttore dello stesso istituto, e il suo dipendente 51enne.
L’accusa è di truffa aggravata, corruzione, turbata libertà degli incanti, peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e spaccio di sostanze stupefacenti. Comporrebbero un’organizzazione criminale che vendeva mediante procedura pubblica i beni sottoposti a pignoramento.
I dipendenti dell’Istituto si facevano sistematicamente versare denaro dai debitori delle procedure, inducendoli in errore sulla spettanza delle somme riscosse. In alcune circostanze suggerivano invece ai debitori stratagemmi (incluso l’utilizzo di prestanome compiacenti) per tornare in possesso dei beni pignorati, addirittura arrivando a gestire personalmente la loro partecipazione alle aste telematiche.
Le indagini hanno permesso di appurare da un lato che i dipendenti dell’istituto consentivano ad alcuni degli acquirenti (e in particolare ai prestanome dei debitori) di procedere con ritardo (anziché nelle 48 ore dal termine dell’asta) al pagamento del prezzo dei beni aggiudicati, e dall’altro che i libretti intestati alle procedure esecutive, dove confluivano le somme provento delle vendite, venivano aperti con estremo ritardo (anche di cinque/sei mesi).













