Non ho voluto cambiare una sola virgola di quello che i nostri amici Raimondo Curto e Aurora Calabrò , ci hanno raccontato tramite un collegamento costante che abbiamo avuto con loro, protagonisti della maratona delle maratone. New York. Ho lasciato il testo integrale scritto da loro con il loro cellulare, perchè a leggerlo mi sono emozionato. Sicuro che vi emozionerete anche voi. Raimondo e Aurora siete grandi. Orgoglio canicattinese
[04:13, 5/11/2018] E allora, in albergo dopo avere cenato in un ristorante americano, nei pressi dell’albergo a Times Square, invasa da gente che si trascina, fiera, con la medaglia al collo, gente felice come i bambini. La gara parte puntuale, organizzazione perfetta, macchina gigantesca e perfetta nel funzionamento. Partiamo alle 11:00, insieme (Aurora avrà un orario è un corral, si come il bestiame , assegnato diverso dal mio e facciamo di tutto per partire comunque insieme.
[04:18, 5/11/2018]: Alla partenza freddo intenso per noi, sei sette gradi, partiamo con delle felpe da buttare appena ci scaldiamo un po, che l’organizzazione destina ai bisognosi, per beneficienza, e via, in successione per i boroughs di New York, accompagnati da una folla oceanica, si può dire, ai bordi delle strada. Una folla festante, piena di gioia, che ci ha incoraggiato dall’inizio alla fine, sospingendoci fino al traguardo. Folla particolarmente attenta agli italiani: una parola, forza, bravi’ , ciao, … italiani numerosissimi in gara e per le strade.
[04:34, 5/11/2018]: Percorso duro, mille ponti, mille saliscendi che ti tagliano le gambe, curve e curve… ma si va, spediti e rispettando la tabella di marcia, tenendo un passo in linea con allenamento e test eseguiti durante la lunga preparazione. Fino al trentesimo km, quando Aurora inizia ad avere un risentimento all’anca, sempre crescente, sempre più presente. Proviamo ad usare un roller che conviene messo a disposizione da un team di runner, sembra funzionare, per pochi minuti però. Lottiamo fino al trentacinquesimo, quando decidiamo di rivolgerci all’assistenza medica dell’organizzazione. Troviamo una giovane terapista, spieghiamo alla maniera de noantri il problema è chiediamo del ghiaccio (io anche una sostituzione con qualcosa di più giovane e funzionale… ma non si può…?) Lei capisce e preferisce praticare un massaggio, ripartiamo. Due km come nuova, poi pian pianino torna a farsi sentire, insistente, il dolorino, poi dolore. Ma ormai siamo in Central Park, la gente ci incita, italiani wake up, sveglia, ma è una battaglia. Proseguiamo, ultime miglia, prendiamo tutto quello che il pubblico offre, biscotti, frutta, un cinque (se non lo diamo ci restano male) e sali e acqua, ai ristori… ultima curva svoltiamo da Columbus al tratto finale in Central Park, quattrocento metri lunghi, interminabili. Poi le luci, i fotografi, le urla delle
Nostre figlie che ci incitano insieme a altre migliaia di sconosciuti non stanchi di urlare, piangiamo, arriviamo, e un lunghissimo abbraccio. È finita medaglia pesante da finisher al collo, un trofeo, grande per noi, come la passione la determinazione e la gioia che lo hanno accompagnato. Questo è quello che è successo.













