Nell’ambito della tematica   ‘Incontro con l’autore’ ed in occasione del giorno della memoria, l’associazione Athena  ha avuto l’onore nonché l’orgoglio di accogliere giorno 28 gennaio 2019, nella propria sede di Ravanusa,  la scrittrice ebrea Lia Levi venuta a presentare ad un folto ed attento pubblico, il proprio romanzo “ Questa sera è già domani” vincitore del premio Strega giovani.

La scrittrice, dopo i saluti della segretaria Daniela Turco e l’introduzione all’incontro da parte della vice-presidente Angela Ciotta, ha risposto in modo esaustivo a tutte le domande che il professore Sergio Intorre le ha opportunamente rivolto.


Un accenno al libro che presenta particolare tensione narrativa e tratta di temi ancora brucianti di un nostro tragico passato.  Racconta in modo romanzato la storia del marito dell’autrice che, nella persona del piccolo Alessandro  divenuto in seguito adolescente, deve fuggire in Svizzera con la famiglia non facente parte della ‘razza italiana’ e con la costante paura di essere scoperta a causa delle leggi razziali  promulgate in Italia nel 1938.

La scrittrice chiarisce che, sebbene personalmente abbia vissuto questa tragedia in modo ovattato in quanto bambina, come tutti gli ebrei italiani in un primo momento non avverte sgomento e preoccupazione, ma semplicemente stupore poiché si sente italiana tanto quanto il resto della popolazione. Man mano, però, capisce che la perdita di identità rappresentata dal non poter più frequentare la scuola pubblica, non avere la radio, non potersi sedere nei parchi pubblici e aver cancellato il cognome dall’elenco telefonico, era già il preludio della tragedia che stava accadendo in altre nazioni come la Germania e l’Austria.

L’autrice, nascosta in un convento di suore fuori Roma con la madre e la sorella, alla domanda sulla discriminazione razziale vista con gli occhi di una bimba, conferma il suo smarrimento chiaramente manifestato in un  altro suo libro “Una bambina e basta”, in cui non riesce a farsi una colpa se è nata ebrea e non riesce a darsi una spiegazione. La madre solo alla fine della guerra  le fa capire che non deve sentirsi una bambina ebrea, ma una bimba come tutte le altre.

L’intervista procede con un pensiero ai nostri giorni, in cui l’autrice vede analogie tra il razzismo di allora e il razzismo di oggi e invita a spunti di riflessione sull’emigrazione attuale : ora come allora c’è la fuga, l’accoglienza o il respingimento, la lotta per la vita e la ricerca disperata di documenti che comprovino la propria identità, come fa Alessandro al confine svizzero mostrando la stella di Davide cucita nel risvolto della giacca che comprova la razza ebraica e che sarà la sua salvezza.

Questa è la motivazione per cui, a chiusura dell’incontro, Lia Levi ci parla della sua testimonianza tra gli studenti e tra quelli che non hanno conosciuto gli orrori della guerra: bisogna rendere la nostra memoria più solida e meno distratta, più consapevole per rielaborare, bisogna  dare il giusto valore al ricordo di avvenimenti che non devono verificarsi mai più sulla faccia della terra.

La serata, magistralmente allietata dal soprano Piera Grifasi che ha cantato le canzoni colonne sonore dei film” La vita è bella” e “Nuovo cinema  Paradiso”  e dal pianista Giuseppe Sanfilippo ,si è conclusa con un bagno di folla” della scrittrice che ha autografato per tutti i propri libri, felice, inoltre, della presenza in sala di tanti giovani studenti .