Se volessimo utilizzare la nostra capacità di sintesi, tutto si racchiude in una frase: noi ci facciamo il mazzo , loro fanno i soldi. E aggiungiamo, noi scommettiamo il nostro danaro con il rischio di perderlo pari a quelli di una giocata al lotto, mentre altri riempiono le casse di danaro, senza neanche scommettere.. Proprio così, i produttori di uva da noi, al momento silenti, ma sofferenti stanno vivendo un momento di difficoltà e solitudine come pochi.

A Mazzarrone hanno iniziato a incazzarsi, qui a Canicattì credo accadrà tra un po’. In realtà il mercato dell’uva è diventato il mercato dello sfruttamento, i grossi gruppi fanno il bello e il cattivo tempo , decidono, fanno e sfanno come meglio ritengono, mentre il povero produttore è in balia dei capricci del tempo  e al cinismo degli speculatori. Attorno a tutto questo, il silenzio e l’indifferenza della politica, la totale assenza di  chi dovrebbe col petto in fuori aggregare la categoria e guidarla verso una protesta finalizzata alla richiesta di protezione di un prodotto che per la nostra comunità è stato oro, diamanti, motivo di orgoglio e ricchezza. A Canicattì l’uva Italia viene rubata (non venduta) perché mentre ci viene scippata a pochi centesimi al chilo, la grande distribuzione la rivende a 3 euro al chilo .


Il contadino per produrla spende 0,37 centesimi al kg  per venderla nella migliore delle ipotesi a 60 cent al chilo con un guadagno di appena  0,23 centesimi al Kg. La grande distribuzione ne guadagna 2,40 euro chilo. E’ il momento di parlare del problema, è il momento di proteggere l’oro canicattinese, di fare quadrato, di fare squadra. I politici locali nella loro inettitudine stanno a guardare, un po’ per strafottenza, un po’ per incapacità. La politica locale in questi casi dovrebbe fare da collante per l’intera categoria dei produttori, e farsi portavoce delle istanze, delle necessità, dei problemi dei nostri agricoltori.

Chi ascolta la voce dei produttori percepisce il disagio che stanno vivendo, mentre alcuni avvoltoi hanno tentato di speculare sul fenomeno diossina, proprio con la finalità di distrarre le loro responsabilità al disinteresse della categoria, gli agricoltori gridano al mondo i veri problemi che sta attraversando il comparto.

La nostra testata è a disposizione della categoria per eventualmente essere megafono del grido di aiuto che la categoria vorrà lanciare. Difendere l’agricoltura canicattinese, significa difendere l’intera economia, che in maniera trasversale tocca dal salumiere al negozio di capi firmati, dall’idraulico, al gommista.

 

Vedi il video dei produttori di Mazzarrone