Non sappiamo cosa sia successo , perché sia accaduto, cosa abbia innescato lo scoppio e poi il crollo. Non sappiamo se sia stato una negligenza o un caso fortuito, oppure  le piogge insistenti di questi giorni. Sappiamo solo che è accaduto. Una tragedia, una deflagrazione e poi detriti in ogni dove, fiamme e fumo,, il silenzio e poi le grida della gente disperata. Un paese sotto shock, incredulo, stordito, colpito, ferito.

L’appello disperato del Primo cittadino sui social e tanta, tanta  disperazione.  Non sappiamo come siano andate le cose, ma facciamo fatica a immaginare cosa sia passato per la testa alla mamma che stava per mettere a letto i suoi piccoli, alla casalinga rientrata dal fare la spesa del sabato pomeriggio tutta dedita  a sistemarla in cucina, al lavoratore sdraiato sul divano dopo una settimana di lavoro a godersi un attimo di riposo guardando la sua trasmissione preferita, alla vecchietta seduta nella sua solita poltrona a dirsi il rosario, e poi il botto, la deflagrazione, il buio e le macerie. Cosa avranno mai pensato in quel momento, a chi avranno pensato , cosa si saranno chiesti. Perché? Cosa ci sta succedendo? Cosa è accaduto che noi non sappiamo?


E poi le sirene, tante tantissime, i soccorritori, le ambulanze, i cani di ricerca, e poi ancora macerie e focolai non spenti. Infine le lacrime, tante lacrime, i pianti, le grida, il dolore, la polvere piena di rabbia e tristezza. Una città in ginocchio , ferita , molto ferita. Abbiamo pianto tutti attorno ai nostri fratelli ravanusani, abbiamo patito il loro dolore, la loro disperazione, abbiamo sentito l’odore acre delle case bruciate, abbiamo visto la nebbia polverosa delle macerie.  Forza Ravanusa, forza ravanusani, siamo con voi, vicino a voi per condividere il dolore e la rabbia.

Cesare Sciabarrà