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Con un nuovo governo, cambierà la regolamentazione delle criptovalute in Italia?

Scritto da il 3 novembre 2022, alle 00:38 | archiviato in Economia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Al momento, si sa, in Italia non esiste una regolamentazione precisa in materia di crypto, fatta eccezione per le vaghe direttive circoscritte all’aspetto fiscale. Con la nascita di un nuovo governo, e con l’interesse nel settore sempre più vivo da parte delle istituzioni europee, si fa strada l’ipotesi di una legislazione più chiara e definitiva riguardo al possesso e alla compravendita di criptovalute da parte degli italiani. Ma quanto è probabile uno scenario di questo tipo?
 

 

Le regolamentazioni in vigore

In assenza di una regolamentazione precisa e certa riguardo al possesso di criptovalute, al momento in Italia questa tipologia di beni è interessata dagli stessi obblighi e dalle medesime tassazioni previste per le valute estere. Ogni investitore, infatti, è tenuto a dichiarare la quantità di criptovalute in suo possesso all’interno dell’apposito quadro RW nella dichiarazione dei redditi. Questa operazione, tuttavia, è necessaria solo a fini informativi e non prevede alcuna tassazione da parte dello Stato.
Gli oneri fiscali vengono applicati, tuttavia, qualora l’investitore sia in possesso di una cifra superiore ai 51.000€ e sarà necessario in questo caso pagare un’aliquota del 26% sul plusvalore realizzato al di sopra di questa soglia. Sono solo queste le indicazioni fornite al momento dai legislatori italiani in tema di trattamento fiscale delle criptovalute, anche se lo scorso marzo è giunta al Senato una nuova legge che ha lo scopo di introdurre alcune importanti novità in merito.

 

Cosa è previsto per chi possiede crypto sui casinò online?

 

 

 

Data l’incertezza normativa e la vaghezza delle direttive ministeriali, non è ben chiaro quali siano gli adempimenti richiesti per chi detiene criptovalute su siti di scommesse e piattaforme di gioco online, tanto più se si considera ciascun utente che trova migliori bonus casinò regolamentati da licenze estere e, quindi, non direttamente controllati dagli enti governativi italiani.

 

Sembrerebbe impossibile, per questa tipologia di utenti, finire sotto la lente di ingrandimento del fisco italiano e ad essi si chiede di indicare volontariamente il quantitativo di token posseduti all’interno della dichiarazione dei redditi, procedimento che qualche furbetto potrebbe anche pensare di evitare.
La stessa insicurezza legislativa riguarda, ad esempio, i possessori di token digitali e valute crypto sui portafogli fisici come Ledger, e ci si chiede come possano i garanti della fiscalità ad accertare quali siano gli importi su questa tipologia di dispositivi, dal momento che risulterebbe seriamente difficile da verificare. È abbastanza chiaro, insomma, che al momento le norme vigenti si prestano a letture differenti, interpretazioni contrastanti che gettano nel caos tanto il governo quanto gli investitori e i giocatori online in possesso di un wallet di criptovalute.

La nuova normativa presentata in Parlamento

Su iniziativa della senatrice Elena Botto è stata depositata in Senato, lo scorso marzo 2022, una nuova proposta di legge in materia di criptovalute. L’aspetto più interessante della normativa proposta in aula è la possibilità di evitare l’inserimento dell’importo posseduto all’interno del quadro RW se il controvalore in criptovalute non supera la cifra di 15.000€.
La nuova legge, inoltre, prevede la creazione di una nuova unità matematica crittografica e l’introduzione di un’imposta sostitutiva nei casi in cui gli importi posseduti superino la soglia dei 51.000€. Per quanto riguarda il monitoraggio delle risorse contenute nei portafogli virtuali, non sono state apportate modifiche sostanziali al disegno di legge attualmente in vigore.
La legge Botto, in pratica, mira a fronteggiare in modo deciso il rischio di frodi e di antiriciclaggio, controllando in modo piuttosto severo le principali piattaforme e gli exchange che operano sul mercato. Tuttavia sono molti gli aspetti su cui è necessario porre luce, dal momento che anche con l’introduzione della nuova normativa permarrebbe ugualmente una condizione di incertezza e di poca chiarezza.
Ad ogni modo è abbastanza probabile che la legge Botto non riuscirà a raggiungere la fase di discussione e approvazione in tempi brevi, dal momento che si sta formando il nuovo esecutivo e che non è ancora chiara la posizione dell’arco parlamentare in questo ambito. Una cosa è certo, però, e cioè che l’interesse verso il mondo delle criptovalute si sta facendo sempre più vivo e che da questo momento il controllo legislativo sugli investitori di token digitali sarà sempre più attento.

Quali progressi in vista per il futuro?

È abbastanza chiaro che, al momento, le proposte del Parlamento italiano mirano a combattere le frodi e il riciclaggio di denaro perpetrati attraverso le criptovalute. Non c’è, infatti, alcuna intenzione di punire gli investitori, o di tassare i token posseduti per riempire le casse dello stato. Resta comunque il fatto che l’aliquota al 26% sui plusvalori al di sopra dei 51.000€ è abbastanza elevata, e non è certamente una misura a cui gli utenti crypto guardano con piacere.

 

Manca poco prima che questo mercato, finora trascurato, venga definitivamente regolamentato e ci auguriamo che le misure non saranno eccessivamente dure o proibitive per i possessori di criptovalute.





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