Tra il 16 e il 23 marzo il prezzo medio della benzina in Italia è sceso da 1,81919 euro al litro a 1,77874 euro, mentre il gasolio è passato da 2,03345 a 2,02315 euro al litro. Il calo segue il taglio delle accise deciso dal governo guidato da Giorgia Meloni ma i numeri mostrano un quadro più articolato: nello stesso periodo il prezzo industriale dei carburanti è aumentato, riducendo l’impatto reale della misura fiscale.
Il dettaglio dei prezzi: accise giù, ma sale il costo industriale
Nel caso della benzina, il prezzo netto è passato da 0,81824 a 0,98508 euro al litro, mentre le accise sono scese da 0,6729 a 0,4729 euro. Anche l’IVA si è leggermente ridotta, da 0,32805 a 0,32076 euro. Nonostante questo, il prezzo finale è diminuito solo di circa 4 centesimi.
Una dinamica simile si registra per il gasolio: il prezzo netto è salito da 0,99386 a 1,18542 euro, mentre le accise sono state ridotte nello stesso modo della benzina. L’effetto complessivo è un calo minimo del prezzo finale, pari a poco più di 1 centesimo al litro.
In sostanza, la riduzione fiscale è stata in parte compensata dall’aumento del costo della materia prima.
Il risparmio reale dopo il picco del 19 marzo
Secondo i dati elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori su base Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il confronto con il picco registrato il 19 marzo offre una misura più concreta dei benefici.
La benzina è scesa in media di 14 centesimi al litro, che equivalgono a circa 7 euro di risparmio per un pieno da 50 litri. Il gasolio ha registrato una diminuzione più contenuta, pari a 7,8 centesimi al litro, cioè circa 3,92 euro a pieno.
Sulla rete autostradale i cali risultano leggermente superiori: la benzina segna -15,9 cent e il gasolio -8,7 cent. Tuttavia, il taglio teorico previsto dal decreto era di 22,4 centesimi: il divario resta evidente.
Differenze tra regioni: chi risparmia di più e chi meno
L’impatto del taglio delle accise varia in modo significativo da regione a regione. Per la benzina, l’Abruzzo registra il calo più basso con -12,2 centesimi al litro, seguito dal Molise con -12,5 cent e da Campania e Marche con -12,8 cent. In questi casi il risparmio su un pieno da 50 litri si ferma tra 6,10 e 6,40 euro.
All’opposto, la Valle d’Aosta si distingue come la regione più virtuosa con una riduzione di 16,7 cent al litro, pari a circa 8,35 euro a pieno. Seguono Trento con -15,1 cent e Lombardia con -15 cent.
Per il gasolio, i ribassi più contenuti si registrano in Molise (-5,2 cent), Sardegna (-6,8 cent) e Abruzzo (-7 cent). I risultati migliori arrivano dal Friuli Venezia Giulia (-9 cent), dal Veneto (-8,9 cent) e dalla Valle d’Aosta (-8,5 cent).
Dove costa di più oggi: la fotografia attuale dei prezzi
Guardando ai prezzi attuali, il gasolio più caro si trova a Bolzano con 2,080 euro al litro, seguito dalla Valle d’Aosta con 2,068 e dalla Sicilia con 2,061 euro. Le regioni più economiche risultano invece Marche, Umbria e Veneto.
Per la benzina, il prezzo più basso si registra in Basilicata con 1,777 euro al litro, seguita da Bolzano con 1,772 e dalla Sicilia con 1,767 euro.
A livello giornaliero, Bolzano segna il rialzo più alto con un aumento di 45 cent per un pieno da 50 litri, mentre il Molise è l’unica regione in controtendenza con un calo.
Perché il taglio non si traduce in un calo pieno dei prezzi
Il punto centrale è l’andamento del prezzo industriale. Anche se lo Stato ha ridotto accise e IVA, il costo della materia prima è aumentato nello stesso periodo. Questo ha limitato il beneficio finale per i consumatori.
In pratica, il taglio fiscale è stato parzialmente assorbito dal mercato, riducendo l’effetto sui prezzi alla pompa.












