La storia che stiamo per raccontarvi ha per certi versi dell’assurdo e vede protagonisti da un lato un giovane di Canicattì Emanuele Trupia che gratuitamente ha messo a disposizione le sue competenze creando un app per informare i suoi concittadini sui turni idrici e dall’ altra Aica che non tollera che ciò venga fatto. Ecco cosa accade nel racconto dello stesso Emanuele. “Sin da quando ho creato l’app sulla turnazione idrica, – scrive sul suo profilo social- ho ricevuto tante soddisfazioni, non di natura economica: dall’app non guadagno nulla e l’intento con cui l’ho sviluppata è solo quello di offrire un servizio alla cittadinanza. Servizio che, a quanto pare, in molti apprezzano: sono felicissimo di ricevere messaggi di gente che utilizza l’app, consigli su come migliorarla, sentire che sto davvero facendo qualcosa per la mia Città. Non a tutti pare andare giù il mio operato però. Qualche giorno fa, -aggiunge- in tarda serata, ricevo un messaggio su Messenger. Mi contatta una persona che, senza nemmeno presentarsi formalmente, mi comunica che avrei dovuto cancellare i post in cui mostro e faccio conoscere l’app. Una persona di AICA, che mi riferisce di alcune cose come non avere le autorizzazioni allo sviluppo dell’app o di volermi spacciare per AICA stessa. Da quel momento parte un piccolo calvario personale, che mi porta a temere non solo per il lavoro fatto fino a quel momento ma per eventuali ripercussioni legali, dato che subito viene detto che i legali di AICA erano stati allertati. Subito inizio a consultare normative online, a contattare amici avvocati, a cercare di capire se qualcosa di sbagliato l’ho effettivamente fatto. Sono stato rassicurato: i dati che AICA mi ha detto di aver utilizzato senza autorizzazione, sono dati pubblici, che chiunque di noi può già vedere e reperire tramite un documento Excel. Non sono richiesti accessi particolari, non sono richieste autorizzazioni: un documento Excel. Su Google. Quei dati non li ho alterati, non li ho sottratti con inganni o raggiri, non li ho rubati, non ne ho fatto uso improprio. Li ho destinati allo stesso utilizzo per cui erano nati: INFORMARE la cittadinanza sulla turnazione idrica. L’app era solo un mezzo più veloce e intuitivo, con cui chiunque avrebbe potuto verificare serenamente quei turni, in pochissimi passaggi. Sulla seconda questione sono già più preparato: non ho mai cercato di spacciarmi per AICA né ho mai pensato di voler indurre alcuno in errore in tal senso. Nella privacy policy dell’app è presente una dicitura apposita, per evitare fraintendimenti. Sono stato invitato alla sede di Aica, per un incontro alla presenza della dirigenza e dei legali dell’azienda. In un primo momento avevo accettato. Poi però, riflettendo, ho ritenuto che non sarebbe stato necessario alcun incontro: ciò che mi avevano riferito, lo avevano fatto tramite dei messaggi su Messenger in una sera tarda di giovedì. Decisamente irrituale e ben poco ortodosso. Non sono andato all’incontro e, quando ho comunicato la mia decisione, AICA mi ha riposto che la situazione sarebbe stata presa in carico dai loro legali. Non so che pensare. Sono deluso, amareggiato, perché questo è stato il trattamento che mi è stato riservato nonostante il mio intento fosse solo quello di fare del bene per la mia comunità, un bene che dovrebbe stare proprio in capo ad AICA in primis. E io anche a quello puntavo: migliorare un servizio! Il tutto in maniera gratuita, senza chiedere un centesimo né ai cittadini né ad AICA. Puro senso civico, che mi ha portato per giorni a vivere attaccato al telefono, con la paura di chissà quale conseguenza, di chissà quale comunicazione. Non so come finirà la vicenda e se avrà un seguito. So soltanto che volevo comunicarvelo, avendo condiviso con voi cittadini il mio impegno sin dal primo momento. Non so nemmeno se l’app continuerà a esistere, visto che mi potrebbe venir reso sempre più complicato il recupero delle informazioni e la gestione del sistema. Intanto – conclude -però, vi ringrazio a uno a uno: è stato bello vedere cittadini felici di poter fruire del mio lavoro e spero, in altri modi e in altre sedi, di poter essere ancora utile alla Città in futuro”. Non vogliamo aggiungere alcun commento a questa vicenda ma una parola la vogliamo spendere. Mentre Aica dovrebbe occuparsi di come assicurare acqua ad una città e ad una provincia assetata. Occuparsi di ripianare i debiti con Siciliacque, dirigenti, impiegati, consulenti dell’ azienda idrica dei comuni Agrigentini che percepiscono lauti compensi, ( ma di questo ci occuperemo in un articolo a parte) trovano anche il tempo di correre dietro a queste cose.
Il consigliere comunale Lillo Restivo ha presentato un’interrogazione indirizzata al sindaco Vincenzo Corbo, e per conoscenza al presidente del consiglio comunale e al segretario comunale, chiedendo chiarimenti e un intervento dell’Amministrazione sulla questione.

Secondo quanto riportato nell’atto ispettivo, l’applicazione sarebbe nata da un’iniziativa spontanea e senza finalità di lucro, con l’obiettivo di rendere più accessibili le informazioni relative alla distribuzione dell’acqua nel territorio. Uno strumento che, per il consigliere, avrebbe riscosso un notevole apprezzamento tra i cittadini.


Al centro della vicenda vi sarebbero alcune segnalazioni pubbliche diffuse dallo stesso sviluppatore sui social network. Trupia avrebbe riferito di essere stato contattato da presunti rappresentanti di AICA, che avrebbero richiesto la rimozione di contenuti informativi relativi all’applicazione, prospettando possibili conseguenze di natura legale.

Nell’interrogazione, l’esponente politico evidenzia come i dati utilizzati dall’applicazione siano informazioni già disponibili pubblicamente e come all’interno del servizio sia presente una specifica clausola che esclude qualsiasi rapporto di affiliazione o collaborazione ufficiale con AICA.

“Qualora fosse tutto reale – scrive Lillo Restivo – è inaccettabile che un’azienda a totale capitale pubblico, controllata dai Comuni, adotti atteggiamenti intimidatori e burocratici anziché collaborativi nei confronti di un cittadino che spende il proprio tempo e le proprie competenze per fare del bene alla comunità a costo zero. Questo tipo di azioni rischia di scoraggiare la partecipazione civica, l’innovazione digitale dal basso e il contributo spontaneo dei giovani al miglioramento dei servizi pubblici”.

Pertanto il consigliere comunale interroga il sindaco Vincenzo Corbo per sapere “se l’Amministrazione Comunale sia a conoscenza della paradossale e incresciosa vicenda che vede coinvolto il nostro concittadino Emanuele Trupia e se non si ritenga doveroso intervenire con urgenza, in qualità di soci dell’Assemblea dei Sindaci di AICA, presso i vertici e la dirigenza dell’azienda idrica per chiedere l’immediata cessazione di ogni iniziativa legale, ostruzionistica o intimidatoria nei confronti dello sviluppatore”.

Infin Restivo, che sottolinea il valore delle iniziative di innovazione civica promosse dai cittadini, chiede a Corbo “se l’amministrazione intende farsi promotrice di un tavolo istituzionale con lo sviluppatore al fine di valutare il patrocinio gratuito del Comune o un accordo di collaborazione formale con AICA, affinché l’applicazione possa continuare a esistere e possa essere ulteriormente potenziata a beneficio di tutti i cittadini di Canicattì e della Provincia”.