“E’ ora di dire chiaramente se in questo Paese si è deciso di ribaltare completamente i principi che devono ispirare il comportamento dei cittadini. Perché questa e solo questa idea traspare da quel che giornalmente registrano le cronache italiane – soprattutto giudiziarie – con notizie che scioccano sempre di più l’opinione pubblica, disgregando inesorabilmente il senso di fiducia nelle Istituzioni e trasmettendo l’orrendo messaggio che vestire i panni della prepotenza, dell’illegalità, della pervicace volontà di fregare il prossimo paga, eccome se paga!”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, esprime l’assoluta indignazione, nonché la seria preoccupazione del
Sindacato Indipendente di Polizia generate dalla notizia che il presunto boss Giacomo Maurizio Ieni, 52 anni,
indicato come il capo della cosca mafiosa Pillera, e detenuto dal 2006, lascerà il carcere di Parma, dove è detenuto in regime di 41 bis presso il centro clinico dell’Istituto, per passare agli arresti domiciliari a Catania, a causa della sua depressione.
La decisione è arrivata dalla terza sezione penale del Tribunale del capoluogo etneo, che ha accolto la richiesta del legale di Ieni, l’avvocato Giuseppe Lipera, il quale nei giorni scorsi ha spiegato che “nel presentare una ennesima istanza (di scarcerazione, ndr) ho allegato la consulenza di uno psicologo, il dottor Marco Lipera, autorizzato a visitare il paziente, che è stata di estremo giovamento per i giudici”. La decisione, d’altro canto, è stata “fortemente contestata” dalla Procura di Catania che si è detta “estremamente sorpresa e sgomenta per la pericolosità sociale del soggetto” e visto che “nella perizie redatte non ce n’era alcuna che stabilisse che il suo stato di salute sia incompatibile con la detenzione in un centro medico, così come si trovava ristretto”.
“Con tutto il rispetto per il tanto ‘sventolato’ principio di umanità – commenta Maccari -, non c’è e non ci sarà mai il modo di far comprendere alla gente, in ogni singola casa italiana, che se un presunto mafioso piange davanti ai giudici è depresso, e quindi viene mandato a casa perchè ha bisogno di essere consolato dall’affetto dei suoi cari. Come si può pretendere che i cittadini possano capire? Ma chi può avere il coraggio di misurarsi con lo sgomento che staranno provando i familiari delle tante vittime di ogni mafia che, pur soffrendo le pene dell’inferno, non avranno mai più accanto i propri cari che possano aiutarli? Questo è un serio contemperamento di valori? Come si
può non comprendere la necessità di stabilire un chiaro ordine di priorità in ciò che questo Stato deve garantire e nei principi che deve difendere? Come è possibile che si pensi sistematicamente alle esigenze di chi delinque, alle formalità ed alla burocrazia sempre prima che il debito con lo Stato venga pagato?”
“E’ vero – conclude il leader del Coisp – Ieni non è stato ancora definitivamente condannato. Ma qualcuno ci deve spiegare, se ciò è seriamente possibile, come può il sistema della giustizia italiana prima ritenerlo così pericoloso da sottoporlo al 41 bis – sia pur in una struttura medica dove comunque aveva l’assistenza necessaria -, e poi mandarlo semplicemente a casa, così come se niente fosse, perché piange??? Ma come accidenti è possibile tutto ciò?”. “Dagli uomini e dalle donne della Polizia, come da ogni singolo servitore di questo Stato, che lavorano nel silenzio e nel sacrificio quotidiano, si pretende che diano tutto, la vita compresa, per restituire ai cittadini l’immagine la
sostanza di sicurezza e di tutela dei più deboli.
Da quello stesso Stato abbiamo il diritto di pretendere che si dimostri un po’ di serietà in più, e che invece di situazioni così assurde che quasi appaiono come tragiche barzellette, ci venga mostrato che le regole sono coerenti, reali, valgono per tutti, e vengono fatte rispettare da tutti. Lacrime di coccodrillo o meno”.












