legambienteIl crollo di Favara ci ricorda ancora una volta quanto precaria sia la condizione del nostro patrimonio edilizio. Un patrimonio che si sbriciola per l’abbandono originato da politiche dissennate che in questi anni hanno spinto verso un’espansione senza fine. I centri storici sono stati abbandonati al loro destino e sono diventati luogo di segregazione per i ceti sociali più deboli.
“Nell’esprimere il nostro dolore alla famiglia Bellavia per la perdita delle loro figlie, Anna e Chiara, dobbiamo purtroppo constatare che da anni, inascoltati. – dichiara Mimmo Fontana, presidente Legambiente Sicilia – chiediamo che il rilancio del settore edilizio passi per una “grande opera” di riqualificazione dei tessuti edilizi esistenti, ma il presupposto deve essere il blocco dell’espansione che, altrimenti, finirà per assorbire ancora tutte le risorse che le imprese investiranno nei prossimi anni. E invece, in un contesto come questo, la politica siciliana si accinge a votare il “piano casa”. Sull’onda dell’emozione e sulla spinta degli appelli dell’Ordine regionale dei geologi e di Legambiente, dopo la tragedia di Messina il Governo regionale aveva presentato una nuovo testo della norma che puntava correttamente a favorire soprattutto la sostituzione del patrimonio edilizio, destinando di fatto i premi di cubatura a coloro che delocalizzavano le abitazioni da aree a rischio, mettevano in sicurezza sismica la propria casa, rendevano la propria casa energeticamente efficiente. Il testo che, invece, andrà in aula nei prossimi giorni -continua Fontana – è stato peggiorato sotto la spinta delle solite pressioni di quel mondo delle imprese che non ha ancora compreso come sia la riqualificazione delle nostre città e non il continuo aumento delle cubature la via d’uscita dalla crisi per il settore dell’edilizia”. Legambiente fa, quindi, appello all’intera classe politica siciliana perché “prevalga – conclude Fontana – il senso di responsabilità, perché si comprenda che vi è un rapporto strettissimo tra le grandi o piccole tragedie che colpiscono sempre più spesso la nostra comunità e il modo in cui viene gestito il territorio. Si lanci un grande progetto di riqualificazione delle nostre città, a partire dai centri storici, e si abbandoni per sempre quella sciagurata politica di cementificazione che ha sfigurato la Sicilia”.