domenica-5Ho accettato l’invito di “Domenica 5” a partecipare al dibattito sui tragici fatti che hanno portato la morte delle due sorelline, Marianna e Chiara Pia Bellavia, convinto di poter dare un contributo di chiarezza utile all’accertamento della verità.
Non mi aspettavo una chiusura così netta ed un impostazione così pregiudizialmente costituita verso la ricerca solo di colpevoli e non della fedele ricostruzione storica e delle circostanze che hanno maturato l’immane disastro (fatta eccezione per lo straripante e monopolizzante intervento di Vittorio Sgarbi).

Premettendo che bisogna partire dalla morte innocente di due sorelline e lo sconforto totale di una famiglia, già duramente provata dalla durezza della vita. Considerando anche, che è legittimo, necessario e obbligatorio chiedersi e ricercare gli eventuali responsabili, sicuramente, però, non è utile fare la gara con processi sommari di piazza, o mediatici e scivoloni che alimentano una sorta di spettacolarizzazione della tragedia e del dolore.
Devo confessare, l’amarezza, il dolore, il grande disagio, di questi giorni, collegati sicuramente alla pesantezza della visione di quelle due bare bianche. Il fragoroso clamore e la gogna mediatica alimentata da approssimativa disinformazione, è stata altrettanto fastidiosa e non ha reso giustizia ad una città si contraddittoria, caotica, paradossale, eccessiva, ma anche generosa e laboriosa.
Ho voluto in questa fase mantenere un profilo basso e defilato, ma disponibile e non reticente, rispondendo con pacatezza ed equilibrio solo a chi con inusitata insistenza (RAI e Mediaset) mi ha voluto coinvolgere, ma senza darmi spazio per le ragioni che volevano ricostruire i fatti e precludendomi la possibilità di produrre documentazione idonea a fare chiarezza.


Il crollo strutturale e la mancata assegnazione delle case popolari, emotivamente e forzatamente accomunate, per quanto paradossali, hanno in comune solo l’ordinaria tortuosità burocratica degli iter amministrativi, di cui gli enti locali, ultimo anello delle istituzioni, sono spesso vittime e non responsabili.
Un mix micidiale fatto di: conflitto di competenze tra dipartimenti e tra enti; sovrapposizione di competenze; inadeguatezza, variabilità e vuoti normativi; carenza e/o assenza di risorse; discontinuità e alternanza amministrativa.
Questo non per volersi sottrarre ad eventuali responsabilità che possono investire la sfera morale, politica e penale. Per quanto attiene la sfera penale, le diverse inchieste della Procura faranno luce su eventuali responsabilità e ogni considerazione sarebbe inopportuna e forviante rispetto al lavoro dei Magistrati. Mentre per quanto riguarda la sfera morale e politica è opportuno fare delle considerazioni.

 DEGRADO DEL CENTRO STORICO E CROLLO DELLA CASA:
– Si deve partire dal disastro urbanistico degli anni ’80, che ha proiettato la città verso processi di degrado quasi irreversibili, con l’integrale abbandono del centro storico e la costruzione senza regole di quartieri periferici abusivi informi e degradati;
-Con il PRG del 1987 assolutamente inadeguato e superato dal degrado, già all’atto dell’approvazione, non si riusciti a frenare e riqualificare lo scempio consumato. Le difficoltà successive a definire un percorso in grado di recuperare una programmazione urbanistica efficace, sia per effetto della discontinuità amministrativa ( a Favara dall’elezione diretta del Sindaco nessuno mai è stato riconfermato) sia della lungaggine e delle difficoltà dell’iter ( direttive, incarico ai progettisti, schema di massima, piano esecutivo, pubblicazioni, osservazioni e ricorsi, parere della CRU, piani particolareggiati, reperimento delle risorse necessarie, ecc.. ). Anche un eventuale piano di recupero, al di la dei tempi biblici, non avrebbe suscitato l’interesse dei privati ormai proiettati verso altri orizzonti, o in caso di rivoluzioni copernicane nell’assetto viario e urbano, non ci sarebbero state le enormi risorse necessarie;

-Importanti le riqualificazioni degli spazi pubblici del centro storico avvenute soprattutto nella passata legislatura, che ha visto una sorta di piano integrato di intervento sulle proprietà comunali ( Palazzo di città, Castello, p.zza Cavour, p.zza Giarritella, p.zza della Vittoria, p.zza della libertà. p.zza fonte Canali, p.zza Casello, riqualificazione degli orti). Si può dire che non c’è stata una sola area pubblica non interessata da lavori di riqualificazione, utili a stimolare molti interventi di privati e alcuni insediamenti di importanti attività produttive, segnali chiari di un’inversione di tendenza, ma non utili a fermare i crolli;

-Deve essere chiaro a tutti, inoltre, che la responsabilità della sicurezza e del pericolo degli immobili privati è esclusivamente di competenza dei proprietari. Il Comune è tenuto ad intervenire, qualora sia ravvisato, o per segnalazione o per verifica diretta, un pericolo pubblico, con ordinanze contestuali di sgombero e demolizione e solo in caso di inottemperanza reiterata del proprietario, l’ente, in via sostitutiva, effettua la demolizione caricando le spese al proprietario.

– MANCATA ASSEGNAZIONE ALLOGGI POPOLARI
La vicenda prende origine nel 1999, con l’aggiudicazione della gara espletata dallo IACP, prosegue nel 2000 con l’inizio dei lavori che saranno ultimati nel 2003.
Io mi voglio fermare con la lente d’ ingrandimento alla parte temporale di mia competenza. La giunta Airò si insedia nel giugno del 2002 e dopo i primi mesi dedicati all’insediamento e al monitoraggio, prende atto che l’ente non ha ancora predisposto il bando per l’assegnazione delle case.
Imprimendo una forte accelerata ai passaggi propedeutici necessari per la sua predisposizione (conferenza di servizi con i dirigenti e gli assistenti sociali, sedute della commissione consiliare affari sociali, atto di indirizzo di giunta municipale), il bando viene approvato nel dicembre del 2002.

Dalla pubblicazione in gazzetta, ai tempi stabiliti per legge, 60 gg. per i residenti e 120 gg. per gli emigrati, passa il primo semestre del 2003. Dall’esame della documentazione, 455 richieste, è subito emersa l’incongruenza della stragrande maggioranza delle stesse, che avrebbe portato all’esclusione di moltissime famiglie, sicuramente in stato di grande bisogno. Sentiti il dirigente e la commissione consiliare preposta, si è ravvisato la necessità di effettuare,attraverso i messi comunali, le notifiche di richiesta di integrazione di documentazione. Passa il secondo semestre del 2003 e la parte iniziale del 2004. Si passa subito all’istruttoria delle pratiche e alla predisposizione delle singole schede di valutazione e l’ 08/11/2004 viene trasmesso tutto, con lettera n°38579, alla 1^ commissione provinciale assegnazione alloggi popolari c/o l’IACP ( lettera che per brevità, chiarezza e contributo di verità, si allega). Questa data, alla luce della normativa dell’epoca, è una data importantissima, che dimostra che il Comune di Favara, in tempi quasi fisiologici ed utili alla preservazione degli immobili, aveva ottemperato a quanto di sua competenza.

Successivamente, l’ARS abolisce la commissione assegnazione alloggi popolari, creando di fatto un vuoto normativo e un disorientamento generale, che ha prodotto un conflitto di competenze e la ricerca di strumenti, nuovi anche attraverso improduttive conferenze di servizio, una allo IACP, diverse al comune e alla prefettura. Quanto le pratiche sono tornate al Comune, il danno era stato consumato e le case non erano più abitabili.
Puntualizzo che dall’origine fino ai nostri giorni, gli alloggi sono stati sempre in carico allo IACP e mai c’è stato un passaggio formale di consegna, e non ci poteva essere, per cui dall’origine il Comune ha mantenuto una totale incompetenza per qualsiasi tipo di intervento, anche di salvaguardia.

– LE PROPOSTE
La situazione di emergenza venutasi a creare a Favara, simile a molti centri siciliani, impone un grande senso di responsabilità e l’impegno verso radicali provvedimenti legislativi, che da un lato devono consentire la rimozione del cancro della burocrazia e dall’altro a liberare risorse per i centri storici, l’occupazione e la povertà:
-Dal punto di vista urbanistico non può essere la legge casa la risposta alle nostre emergenze, non abbiamo bisogno di una stanza in più, ma di una legge quadro che snellisce le procedure e dia strumenti operativi e immediati ai privati che vogliono attraverso modifiche, anche sostanziali, rivitalizzare i centri storici, attraverso insediamenti abitativi e produttivi. Inoltre nella programmazione urbanistica, è necessario prevedere fondi per la progettazione e tempi certi e brevi per la dotazione dei Piani;
-Per la gestione delle case popolari, sarebbe utile la soppressione dello IACP, inutile sovrapposizione, che potrebbe essere affidata, senza conflitti di competenze, in maniera più efficace, integralmente ai comuni;

-Il 23 gennaio 2010 con la sua tragedia, deve diventare uno spartiacqua tra la politica dell’opportunismo individuale, molto spesso improduttivo, sterile, conflittuale con una forte propensione al veto e la politica delle opportunità collettive, che si confronta, elabora, propone, progetta e promuove la città. Il sindaco Russello, a cui mi sento vicino in questa circostanza ( ma non rinuncio al mio giudizio politico negativo per il passato), al di là di alcun eccessi verbali ( largamente comprensibili e giustificabili), ha gestito bene l’emergenza. Ma ora bisogna cogliere questa occasione, non indugiando ed accelerando con coraggio sulle scelte politiche e amministrative di programmazione e riforme, che possano recuperare l’immagine di Favara, oggi fortemente compromessa. Io, il mio partito, dall’opposizione, siamo pronti a fare la nostra parte.
Lorenzo Airò
ex Sindaco di Favara