Dopo gli allevamenti siciliani, sospettati di diffondere la brucellosi tra i capi di bestiame per usufruire dei fondi dell’Unione Europei, i carabinieri stanno passando al setaccio anche i caseifici. E sono sempre le indagini della Compagnia di Licata, dopo il blitz dei giorni scorsi a Campobello di Licata, ad aver dato esito positivo stavolta a Palma di Montechiaro. I controlli dei militari, coordinati dal comandante di stazione Luigi Marletta, insediatosi questa settimana, sono partiti, assieme al servizio veterinario, per analizzare l’igiene degli ambienti di lavoro e la qualità dei prodotti caseari, ma hanno trovato dell’altro. In un caseificio di contrada Ciotta sono state riscontrate delle irregolarità che hanno comportato una multa di 3mila euro, mentre i proprietari, due fratelli di 34 e 30 anni, e la sorella di 28 anni, sono stati segnalati quali assuntori di droga leggera. Durante la perquisizione infatti sono stati sequestrati quattro grammi di hashish. Il colpo più grosso è stato compiuto però in un altro caseificio, o meglio un garage allestito a caseificio. Anche qui sono stati sequestrati latticini per 50 chilogrammi, sono stati sequestrati locali e attrezzature, mentre nell’abitazione al piano superiore, aprendo l’armadio della stanza da letto, i carabinieri si sono trovati di fronte due fucili calibro 12, una doppietta e un sovrapposto, 82 cartucce dello stesso calibro e 4 a palla. Le armi e le munizioni erano del figlio del proprietario del caseificio. L’uomo, Stefano Lauricella, 56 anni, aveva tenuto i fucili e le cartucce del figlio andato in Germania, senza avere il porto d’armi. Per questo motivo è scattato l’arresto.












