Può una fiction televisiva avere effetti devastanti su degli stili di vita? Pare di sì, se si considera cosa hanno provocato le puntate “Il capo dei capi”, la trasposizione sul piccolo schermo della storia del boss Totò Riina, sul vissuto di 27 giovani agrigentini arrestati alla fine del 2008 in un blitz dei carabinieri denominato proprio come il titolo della serie. Gli indagati si sarebbero dedicati allo spaccio di sostanze stupefacenti, emulando negli atteggiamenti e nei modi di dire il leader dei corleonesi. Oggi per tredici di loro è stata emessa la sentenza in un troncone del processo che ne è scaturito. Con il rito abbreviato sono stati assolti Vittorio Alessandro Albano, Rosario Trapani, Giovanni Privitera e Fabio Gambino. La pena più pesante, 8 anni, è stata irrogata a Sergio Cusumano. Condannati a 5 anni e 4 mesi Giacomo Meli, a 6 anni e 2 mesi Calogero Orsolino, a 5 anni e 4 mesi Giulio Gaetano Gambino, a 2 anni e 10 mesi ciascuno Fausto Sammartino, Fabrizio Passarello, e Calogero Bacino Lauro, inflitto 1 anno a Katiuscia Puntorno, e 4 mesi a Gianluca Bonaccolta. Secondo l’accusa, l’organizzazione riusciva a smerciare fino a 1 kg di droga a settimana. Attività che avrebbe garantito diverse migliaia di euro al mese, in oltre due anni. Le centrali del traffico di stupefacenti ad Agrigento erano una sala giochi di via Mazzini, e la centralissima via Pirandello, che, specie nel week-end è presa d’assalto da diversi giovani che vi transitano per raggiungere alcuni locali notturni della via Atenea e di Piazza San Francesco. Qui, sono state sistemate alcuni telecamere di sorveglianza che hanno immortalato lo spaccio di droga incastrando alcuni membri dell’organizzazione. Altri luoghi deputati allo spaccio erano il quartiere popolare di Villaseta, la zona del Campo Sportivo, Porto Empedocle ed Aragona.












